Contro la Reggiana è stata un esame di coscienza collettivo. Il risultato, un fondamentale 2-1, non è solo l'ingresso di tre punti in classifica, ma il ritratto di una squadra che sta riscoprendo la propria anima grazie al riscatto di coloro che, fino a poco tempo fa, erano fantasmi o problemi.
Al centro di questa trasformazione ci sono tre storie emblematiche che hanno trovato, sabato sera all'Adriatico, il loro punto di svolta.
Andrew Gravillon: il muro che torna a essere una fortezza
Se l'ossessione di questa stagione è stata la difesa colabrodo, la soluzione potrebbe risiedere in un uomo già in rosa. Andrew Gravillon, dopo un avvio di campionato condizionato da dubbi atletici e prestazioni sottotono, ha finalmente mostrato perché la società ha investito su di lui. Contro la Reggiana non è stato solo un difensore: è stato una «forza della natura», come sottolineano le cronache, capace di essere «travolgente» sulla fascia sinistra . La sua prestazione, votata 7 dalla stampa specializzata, ha unito una fisicità dominante a una padronanza della fase offensiva sorprendente, con lanci da playmaker che hanno dato una nuova dimensione al gioco biancazzurro . Il suo ritorno ai livelli attesi non è solo un miglioramento tecnico; è un cambio di mentalità che Gorgone sta instillando: essere protagonisti, non spettatori.
Manuel Tonin: la beffa del precedente regime
Mentre Gravillon riconquista il suo ruolo, Manuel Tonin fa di più: si prende una clamorosa rivincita sulla storia. Per tre mesi, sotto la gestione di Vincenzo Vivarini, il giovane centrocampista è stato «sportivamente sterilizzato», confinato in tribuna nonostante la sua indiscussa utilità . L'arrivo di Gorgone ha riscritto la gerarchia. Da titolare fisso, Tonin sta dimostrando di non sbagliare una partita: contro la Reggiana ha messo in mostra la solita corsa infinita e volontà ferrea, corroborata da una qualità che, partita dopo partita, si fa più evidente . Il suo è il riscatto di chi, messo nelle condizioni di esprimersi, diventa un pilastro. Un «clamoroso mistero» del passato risolto con i fatti sul campo .
Giacomo Olzer: dal rosso di Bari al lampo salvifico
Il percorso di Giacomo Olzer è stato il più turbolento: tra infortuni ripetuti e l'espulsione che ha rischiato di compromettere il pareggio a Bari, il suo talento sembrava un'arma spuntata. Sabato, però, il numero 10 ha chiuso il cerchio. Dopo un primo tempo in sordina, è stato lui a sbloccare la gara nel momento decisivo, trasformando con potenza e precisione un calcio di punizione per il 2-1 finale. Quel gol è più di una rete: è la dimostrazione che, nonostante le difficoltà, il capace di decidere le partite è ancora lì. Il suo lampo ha sciolto la tensione e siglato una vittoria che, per quanto meritata, ha avuto un sapore diverso proprio perché firmata da colui che doveva essere il faro.
Il prezzo della vittoria: la conferma di un'anomalia
Non tutto, però, è rosa. La vittoria arriva nonostante una pessima prova di Nicolò Squizzato, autore di un errore grossolano che ha regalato il momentaneo pareggio alla Reggiana . Quel grave sbaglio è un monito che conferma come il Pescara, per vincere, debba ancora lottare anche contro se stesso. La squadra, come riconosciuto dallo stesso giocatore in passato, a volte «sbaglia l'approccio» e si ritrova in difficoltà per motivazioni inspiegabili . Tuttavia, contro la Reggiana ha mostrato la caparbietà che Gorgone cerca: ha saputo reagire all'errore, rialzarsi e ricercare con determinazione la vittoria, mostrando una maturità nuova.
Verso La Spezia: il coraggio di crederci
Questa vittoria, la prima sotto la guida completa di Gorgone, arriva in ritardo ma al momento giusto . Ha il sapore di un nuovo inizio, costruito non su un gioco perfetto, ma sul coraggio, le idee e il grande cuore che il tecnico ha ridato al gruppo . Ora, il Pescara guarda alla trasferta di La Spezia con un bagaglio diverso: non più solo la disperazione di chi è ultimo, ma la consapevolezza di poter contare su un collettivo che sta ritrovando pezzi importanti e fiducia.
La salvezza passa da qui: dalla continuità di Gravillon, dall'inesauribile energia di Tonin, dalla classe risolutiva di Olzer e dalla capacità di limitare gli autogol. La strada è lunga, ma per la prima volta dopo mesi, la luce in fondo al tunnel non è quella di un treno che sta per investirli. Forza Pescara, sempre.
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