"Tutto bene, il paziente è morto!" In un racconto del grande scrittore e sceneggiatore pescarese Flaiano, anima di molti film di Fellini, ci può stare la sintesi della paradossale situazione della Pescara calcio. Come molti commentatori sportivi hanno scritto anche riguardo l'ennesima sconfitta a Cesena, l'impressione è infatti quella di una squadra in pieno torpore, che non sembra rendersi conto del pericolo e della drammatica situazione in cui si trova. La perforatissima difesa, ad esempio, si crogiola per alcuni minuti nell'illusione di poter contenere gli avversari, che in realtà conoscendone le lacune, la stanno semplicemente saggiando. Poca cattiveria, palleggio morbido e ripartenze lente, come ad un allenamento in famiglia, per poi...zac venire infilata al primo puntuale errore, quasi senza rendersene conto. A quel punto il resto della squadra ha un sussulto e prova a dimostrare che è ancora vivo, ma lo fa in modo disordinato e confuso, anche perchè davanti non ha nessuno che possa realmente creare problemi. E così, come avevamo puntualmente scritto già settimane fa, il Pescara quando da fondo a tutte le residue energie e con orgoglio, al massimo rimedia pareggi in extremis, ma per il resto finisce le gare a leccarsi le ferite ed a promettere un pronto riscatto alla prossima. Peccato che di prossime occasioni ne restino troppo poche per poter legittimamente concedere credito agli ormai sterili proclami di staff tecnico, giocatori e, soprattutto dei capitani di questo Titanic. Sebastiani e Foggia sono i primi a non rendersi conto, o a fingere di ignorarlo, in quale baratro hanno precipitato oramai la squadra. Tra ritiro a livello del mare, sotto la canicola, squadra smembrata e ridimensionata più volte, scellerate scelte tecniche e mercati naif, sicuramente si è fatto ben poco per suffragare la più volte sventolata sicurezza di mantenere la categoria. Anzi, il Pescara è come quell'atleta che dopo essere faticosamente riuscito a tenere il passo con i concorrenti, decide di mutilarsi ogni volta una parte del corpo, per dimostrare che può farcela lo stesso. Fino a decidere di correre i 100 metri con scarponi da montagna invece che con le Nike o Adidas come tutti gli altri. Hai trovato la quadra almeno a centrocampo? Via Dagasso e dentro un ex campione fermo da mesi come Brugman, che tra l'altro ultimamente giocava in campionati a competitività zero. Per Sebastiani si può fare, sono gli altri a remare contro col loro pessimismo e con critiche da ingrati. La realtà invece è quella che tutti possono vedere ogni settimana: Brugman pare ancora un pulcino spaurito, commette errori da principiante perchè la condizione non si trova d'incanto quando ti buttano in una arena vera, dove ti chiedono subito di fare il fenomeno. In attacco togli Tonin che almeno era integrato e dava tutto e metti un giovane che non segna da due anni, assolutamente non in grado di alzare il livello, per ora, rispetto al povero "operaio" Di Nardo. Sulla difesa sorvoliamo, ma grida vendetta l'uscita di Pierozzi, che sta trascinando il Benevento (5 gol tanto per gradire e rischia di centrare la quarta promozione in 4 anni): tanto fumo, qualche bella giocata e zero arrosto, insomma. La C pare proprio inevitabile, ma ne hanno preso atto solo gli addetti ai lavori. Per chi guida il Titanic è solo una burrasca passeggera. Il paziente sta bene, non è morto sta solo riposando.
Autore: Andrea Genito
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