Non è ancora tempo di bilanci retroattivi, ma di uno sguardo glaciale sul presente, con i piedi ben piantati nell’ultimo posto in classifica che non lascia spazio ad alibi.
Le nostre pagelle del 2025 hanno disegnato una mappa precisa della disfatta: un attacco anemico con un solo faro, Antonio Di Nardo, circondato da incognite e fallimenti; un centrocampo privato dei suoi due astri più luminosi, Olzer e Oliveri, troppo a lungo; una difesa generosa ma colabrodo. È la fotografia di una squadra costruita male, che paga errori di programmazione a novembre. E ora, con la finestra invernale spalancata, la società è chiamata non a un ritocco, ma a un radicale intervento chirurgico per la salvezza.
GLI ALTRI SI MUOVONO, NOI MERCANTEGGIAMO
Tuttavia, mentre squadre in lotta con noi come Spezia, Sampdoria e Mantova hanno già iniziato a muoversi con decisione, l'aria che tira a Pescara sa ancora di stallo e di attesa snervante. L'obiettivo prioritario di ogni operazione lo conosciamo da tempo: lucrare un margine su ogni giocatore, spiega tutto. Spiega perché dopo la gioia della promozione ci siamo ritrovati con una rosa costruita senza criterio, con giocatori arrivati in ritardo e fuori condizione. Spiega perché oggi rischiamo di perderci in chiacchiere su nomi irraggiungibili come Federico Barba (costi proibitivi e concorrenza agguerrita) o sogni a occhi aperti come il ritorno di Gaston Brugman, mentre il tempo stringe.In uscita, la squadra rischia di essere ulteriormente depotenziata. Matteo Dagasso, uno dei pochi di qualità, è corteggiato dalla Serie A e potrebbe partire se arriverà un'offerta importante. Anche su Davide Merola c'è il forte interesse della Salernitana, con cui si potrebbe aprire un "asse" mercato. Cessioni che, se non compensate da arrivi di pari livello, sarebbero un colpo letale.
LA FASCIA DEL DISASTRO:
E qui veniamo al punto cruciale.Questa filosofia, unita alla cronica mancanza di risorse (il Pescara ha il monte ingaggi più basso di tutta la Serie B), ci sta conducendo dritti verso il mercato della quarta fascia.
Cosa significa "quarta fascia"? Non è un'etichetta snob. È la cruda realtà di un mercato fatto di:
Giovani scommesse inesperte: come Jacopo Sardo, del Monza, giocatore di cui si parla ma che negli ultimi due anni ha giocato pochissimo in campionato.
Veterani reduci da infortuni: profili da riabilitare, non da lanciare in una lotta per la salvezza.
Svincolati non allenati: arrivati a stagione inoltrata, senza un adeguato ritmo gara.
Questo è il rischio concreto: sprecare il mercato di gennaio la nostra ultima cartuccia con nomi che non possono dare la "sterzata tecnica" di cui abbiamo disperato bisogno. Nomi che servono più a riempire un buco in bilancio che un buco in difesa.
LA PARABOLA DEL PINETO E LO SPECCHIO SCOMODO
La situazione è così surreale che la minaccia più credibile non viene dalle squadre sopra di noi in classifica, ma dalla Serie C. Il Pineto, che sta facendo un campionato da vertice in Lega Pro, è diventato lo specchio scomodo della nostra incapacità.
Lì c'è un progetto serio, investimenti mirati, continuità nella squadra. Noi, invece, sopravviviamo di espedienti e illusioni. C'è chi tra i tifosi si chiede, amaro: "Ma voi ve lo immaginate il Pineto che sale in Serie B e noi ricaliamo in Serie C?". Purtroppo, con questa gestione, non è fantascienza.
COSA SERVE REALMENTE? LA LISTA DELLA VERITÀ
Serve chiarezza, allora. Non di nomi, ma di priorità. Il Pescara non ha bisogno di un "botto" mediatico, ma di 4-5 giocatori adulti, pronti e motivati, con la giusta condizione atletica per entrare subito nel meccanismo di Gorgone.
Servono soprattutto:
Un difensore centrale di esperienza che organizzi una retroguardia allo sbando (35 gol subiti).
Un centrocampista che sappia tenere la palla e dettare i tempi, perché senza controllo di gioco non si va da nessuna parte.
Una prima punta di peso che affianchi e alleggerisca Di Nardo, finora lasciato troppo solo in attacco.
Un esterno di qualità che porti dribbling e profondità.
Conclusioni Senza Filtro
La situazione è al limite del dramma. Avere la peggior difesa del campionato, un attacco che vive di un uomo solo e trovarsi all'ultimo posto non è una fatalità, è il sintomo di un progetto fallito.Il mercato invernale 2026 è l'ultima cartuccia a disposizione per provare a raddrizzare una stagione tragicamente storta. Ma per farlo, serve un cambio di passo netto: meno chiacchiere, meno nomi irraggiungibili sparati alla stampa per illudere, meno logiche da bazar per massimizzare piccoli guadagni.Serve qualità vera e immediatamente spendibile, anche a costo di prendere una sola pedina in più ma che faccia la differenza. Se i rinforzi saranno, ancora una volta, di basso profilo o tardivi, la sensazione amara sarà che la società abbia già depositato nel cassetto il piano B: quello per la Serie C.
La palla ora passa alla proprietà e alla dirigenza. Il tempo delle scuse è finito insieme al 2025.
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