Una squadra che arrivava da tre sconfitte consecutive, in piena difficoltà, con più dubbi che certezze. Eppure, al cospetto dei biancazzurri, è sembrata solida, organizzata, cinica. In una parola: più squadra.
E qui nasce il problema vero.
Perché una società che dice di voler salvarsi non può presentarsi al 19 gennaio senza neanche un rinforzo di spessore, con una rosa corta, fragile dietro e, soprattutto, con mezza squadra ufficialmente sul mercato, pronta a essere smontata pezzo dopo pezzo.
Questa non è programmazione.
Questa non è strategia.
Questa non è nemmeno prudenza.
Questa è navigazione a vista.
Il campo sta semplicemente restituendo quello che la scrivania non ha voluto costruire.
Una difesa che continua a prendere gol come fosse un’abitudine.
Un centrocampo che lotta ma non governa.
Un attacco che vive di sprazzi, senza continuità né supporto vero.
E mentre le altre si muovono, rinforzano, correggono errori evidenti, il Pescara resta fermo. Immobile. Bloccato in una bolla fatta di attese, promesse e comunicati rassicuranti che non reggono più il confronto con la realtà.
A questo punto una domanda è inevitabile:
questa società vuole davvero restare in Serie B?
Perché a guardare i fatti non le parole la sensazione è un’altra.
È quella di una proprietà che sembra avere tutto l’interesse tranne che consolidare la categoria, come se la Serie B fosse diventata un peso più che un patrimonio da difendere.
Presidente Sebastiani, Direttore Foggia, con rispetto:
così si scende, senza nemmeno combattere davvero.
Perché non è solo una questione di moduli, di errori individuali o di scelte tecniche.
Qui il problema è politico, prima ancora che sportivo.
È una questione di visione,
di volontà,
di credibilità.
E soprattutto di coerenza tra quello che avete dichiarato e quello che state facendo.
All’inizio del mercato, negli articoli e nelle interviste pubblicate in questi giorni, il messaggio era stato chiaro:
che il Pescara avrebbe valutato innesti mirati,
che non ci sarebbe stato uno smantellamento,
che l’obiettivo restava una salvezza tranquilla,
che si sarebbe intervenuti per correggere le lacune evidenti della rosa.
Parole messe nero su bianco.
Dichiarazioni pubbliche.
Linee guida ufficiali.
Risultato al 19 gennaio?
Un solo movimento concreto: Augustin, svincolato, arrivato in prova.
Non un titolare.
Non un rinforzo strutturale.
Non una risposta reale ai problemi che tutti vedono da mesi, a partire da una difesa che continua a prendere gol come fosse una condanna scritta.
Nel frattempo, mezza squadra è ufficialmente sul mercato, i giocatori più appetibili vengono accostati ad altre piazze ogni giorno e il messaggio che passa allo spogliatoio è devastante:qui non si costruisce nulla, qui si resiste finché si può.
Questo non è mercato.
Questa non è strategia.
Questa è gestione al minimo sindacale.
Direttore Foggia, con franchezza:
se questo è il piano per salvare il Pescara, allora non è un piano.È una scommessa alla cieca sulla pelle della categoria.
Presidente Sebastiani, con altrettanta franchezza:se davvero l’obiettivo è restare in Serie B, allora lo state dimostrando nel modo peggiore possibile.
Perché chi vuole salvarsi interviene, accelera, mette risorse.Non aspetta che la classifica peggiori per poi rifugiarsi nelle solite formule:
“vedremo”,
“valuteremo”,
“il mercato è lungo”.
Così state mandando un segnale chiaro a tutti:
ai tifosi,
alla squadra,
agli avversari.
Ieri il Modena non ha fatto nulla di straordinario.Ha fatto semplicemente quello che fa una squadra che sa cosa vuole:chiudersi bene, colpire quando serve, portare a casa i tre punti senza fronzoli.Il Pescara, invece, ha dato l’ennesima dimostrazione di essere fragile mentalmente prima ancora che tecnicamente. Perché quando vai sotto e non hai né certezze né alternative credibili dalla panchina, la partita è già finita.Eppure, in mezzo a questo deserto sportivo e societario, c’è una luce che continua a brillare.
La Curva Nord.
Ieri ancora sold out.Ancora presente.Ancora a cantare anche quando il risultato era già scritto.Ancora lì, a tenere in piedi una dignità che altri stanno calpestando con una leggerezza inaccettabile.Un applauso vero, sentito, doveroso.Perché se oggi il Pescara ha ancora un’anima, non sta nei piani industriali, né nei comunicati stampa.Sta tutta lì.In quella curva che continua a crederci anche quando tutto intorno sembra remare contro.
Ma attenzione:la pazienza non è infinita.
E l’amore non può essere usato come paracadute eterno per coprire errori, ritardi e mancanza di ambizione.Il tempo delle scuse è finito.
Ora servono fatti. Subito.Perché la classifica non aspetta.E perché la Serie B, se la tratti come un fastidio, prima o poi ti presenta il conto. Sempre.Non tra due mesi.Non a fine mercato.
Non quando “si valuterà”.
Adesso.
Perché ogni giorno perso è un mattone in più verso il baratro. Perché ogni rinforzo rimandato è un regalo alle dirette concorrenti.
Perché ogni dichiarazione rassicurante senza seguito è una presa in giro per una tifoseria che continua a riempire lo stadio mentre voi riempite solo il silenzio del mercato.Qui non siamo più nel campo delle opinioni.Siamo nei fatti.
E i fatti dicono che questo Pescara sta andando avanti inermi, senza rete di protezione, senza piano B, senza segnali concreti di voler davvero restare in categoria. Signori dirigenti o cambiate rotta adesso, o avrete sulla coscienza sportiva una retrocessione annunciata, lenta, evitabile… e per questo ancora più grave.
Perché non sarà colpa degli arbitri.Non sarà colpa degli infortuni.Non sarà colpa del calendario.Sarà colpa di chi ha scelto di non scegliere.
E quando tutto questo finirà perché così, inevitabilmente, finisce male nessuno potrà dire:
“Non lo sapevamo.”
No.
Lo sapevate.
E avete fatto finta di niente.
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