E come sempre, più che le firme, restano le domande.

Il Pescara saluta questo gennaio con due nomi che fanno rumore: Brugman e Insigne.

Due ritorni, due storie diverse, due significati profondi.

Uno per dare ordine, esperienza e letture a un centrocampo che ne aveva disperatamente bisogno.

L’altro come scelta di cuore, di rispetto, di responsabilità verso una maglia che lo ha lanciato nel calcio che conta.

Ma il mercato non è solo chi arriva.

È soprattutto chi parte.

E oggi il Pescara perde Tonin, Brosco e Sgarbi.

Tre nomi diversi, tre ruoli diversi, ma un unico filo conduttore:

pezzi che, nel bene e nel male, facevano parte dell’ossatura di questa squadra.

Soprattutto Brosco.

Un difensore che rappresentava esperienza, leadership, identità.

E che se ne va lasciando un vuoto che non si colma con le buone intenzioni.

Il messaggio è chiaro:

si è scelto di alleggerire, non di rinforzare in modo strutturale ogni reparto.

E allora arriviamo al punto centrale.

Quello che nessuno può più aggirare.

Il centravanti.

Perché puoi mettere qualità a centrocampo.

Puoi aggiungere leadership.

Puoi affidarti al cuore e alla storia.

Ma se non segni, non ti salvi.

Il Pescara continua a creare.

Continua a produrre occasioni.

Continua a riempire le statistiche.

Ma resta una squadra che fatica terribilmente a chiudere le partite.

E qui entra in scena Russo.

Un acquisto che porta prospettiva, fisicità, voglia.

Ma che, diciamolo chiaramente, non può essere caricato del peso di una salvezza sulle spalle.

Russo è una scommessa.

Non una garanzia.

Così come Insigne, fermo da giugno, rappresenta un’enorme iniezione emotiva e tecnica, ma non può essere subito la soluzione a tutti i problemi offensivi.

E allora la domanda resta lì, sospesa, scomoda:

basta davvero questo per salvarsi?

Perché oggi il Pescara si presenta alla chiusura del mercato:

con più qualità in mezzo

con più identità emotiva

ma con meno certezze difensive

e ancora con dubbi enormi davanti

È un mercato che non è un fallimento, ma nemmeno una rivoluzione.

È un mercato di equilibrismo.

E l’equilibrismo, in zona retrocessione, è sempre pericoloso.

Il campo dirà se la scommessa sarà vinta.

Se il ritorno dei leader basterà.

Se il gruppo saprà sopperire alle lacune.

Se il cuore potrà colmare quello che manca in termini di gol.

Ma una cosa è certa:

da domani non ci sono più alibi.

La rosa è questa.

Il mercato è chiuso.

E la salvezza non aspetta nessuno.

Ora non conta più cosa potevi fare.

Conta solo cosa farai.

E il Pescara, da qui in avanti, dovrà dimostrarlo sul campo, non nelle slide del mercato.

Sezione: Copertina / Data: Lun 02 febbraio 2026 alle 20:34
Autore: Antonio Iannucci
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