Il famigerato "VAR che non è mai nostro favore". È una scusa comoda, un modo per additare una fatalità esterna e sollevare il club da ogni responsabilità. Ebbene, è il momento di dire basta. Il vero VAR, quello che sta bocciando senza appello la nostra gestione, non è quello arbitrale, ma quello della classe dirigente, che con scelte miopi sta ormai cancellando ogni speranza di salvezza.

Mentre squadre in lotta con noi come lo Spezia si sono già mosse concretamente e la Salernitana corteggia attivamente Lorenzo Meazzi , al Pescara si consuma l'ennesima, tragica stasi. Le uniche voci che si levano con forza non riguardano i rinforzi, ma la possibile svendita dell'unico gioiello di vero valore rimasto in rosa: Matteo Dagasso.

Non stiamo parlando di un'ipotesi campata in aria. Il Venezia è seriamente interessato e i negoziati sono già in corso. La società chiede circa 2 milioni di euro, la formazione lagunare offre poco meno, e si valuta anche l'ipotesi di includere uno scambio di giocatori. Per Dagasso è pronto un contratto quadriennale . Questo non è un sondaggio: è una trattativa avanzata che rischia di privare il centrocampo del suo elemento più prezioso e promettente.

Vendere Dagasso in questo momento non sarebbe una scelta tecnica per migliorare la squadra. Sarebbe una mossa dettata puramente dalla logica del profitto immediato, il vero credo di una dirigenza che ha reso il Pescara il fanalino di coda della Serie B per spesa e ha costruito una rosa non competitiva . È la conferma di quella filosofia che vuole "lucrare un margine su ogni giocatore", anche a costo di svuotare la panchina dei pochi che potrebbero darci una chance.

E mentre si rischia di perdere un pilastro, gli arrivi sono un miraggio. Si parla di nomi come Jacopo Sardo o Giacomo Corona, ma sono piste complicate e con molta concorrenza . Il rischio concreto, con lo stallo attuale, è quello che temevamo: chiudere il mercato ripiegando su giovani inesperti, veterani reduci da infortuni o svincolati non allenati, l'ormai famigerata "quarta fascia".

La situazione è ormai lampante. Il "VAR che non è mai nostro favore" è una scusa vuota per coprire l'incapacità di fare un vero, credibile, mercato di rinforzo. Si preferisce l'illusione di un tesoretto immediato (la cessione di Dagasso) alla fatica di investire per salvare una categoria. Ma attenzione: quel tesoretto ha un costo altissimo. Si chiama Serie C.

Se davvero vogliamo gridare al "furto" e all'ingiustizia, dovremmo farlo per questo. Perché la partita più importante non si gioca sul campo, ma in questi uffici. Ed è lì che, al momento, stiamo subendo il rigore più pesante.

Sezione: Copertina / Data: Lun 12 gennaio 2026 alle 11:47
Autore: Antonio Iannucci
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