Se c’è un nome che mette tutti d’accordo nel bilancio del mercato invernale del Pescara, quello è Davide Bettella. È lui il vero innesto “doc” della sessione, il profilo che alza il livello del reparto arretrato per esperienza, personalità e affidabilità. Eppure, anche su questa operazione aleggia un retrogusto amaro.

Bettella era svincolato già in estate. Avrebbe potuto essere preso mesi fa, con più tempo per inserirsi e diventare un perno stabile della difesa. Inoltre, pur rappresentando un rinforzo solido, non è il difensore mancino che serviva per correggere una linea arretrata spesso apparsa fragile, disordinata e troppo permeabile.

Una difesa rattoppata, non ricostruita

Il problema strutturale resta: il Pescara aveva bisogno di equilibrio, gerarchie chiare e di un profilo specifico sul centrosinistra. Bettella aggiunge qualità, ma non risolve completamente una “difesa groviera” che ha mostrato limiti evidenti nel corso della stagione.

Il rischio è che si sia intervenuti più per tamponare l’emergenza che per rifondare davvero.

Le cessioni che hanno svuotato l’anima

Il vero nodo, però, non è solo tecnico. È identitario. Questa sessione di mercato ha segnato una frattura profonda con il recente passato. Il Pescara ha salutato colonne portanti come Riccardo Brosco e Dagasso, due titolarissimi che rappresentavano punti di riferimento nello spogliatoio e sul campo.

A questi si aggiungono diversi protagonisti della promozione, da Tonin a Squizzato, elementi che avevano contribuito a costruire un’identità riconoscibile, fatta di spirito, sacrificio e appartenenza.

Anche Corazza pesa più di quanto sembri

Tra le uscite, una delle più sottovalutate è forse quella di Corazza. Non un nome da copertina, ma un giocatore rivelatosi estremamente utile e produttivo: minuti di qualità, gol pesanti, disponibilità tattica. Un profilo che, in un contesto già in trasformazione, avrebbe potuto garantire continuità.

La sua partenza contribuisce alla sensazione di una squadra che ha cambiato troppo, tutta insieme.

Un Pescara nuovo, ma ancora indefinito

Il risultato finale è un Pescara profondamente diverso, forse più esperto in alcuni ruoli, ma meno riconoscibile. Il mercato ha portato volti nuovi, ma ha anche disperso un patrimonio di identità costruito nel tempo. E questo, nel calcio, spesso pesa quanto — se non più — della qualità individuale.

Ora la responsabilità passa al campo e a chi dovrà tenere insieme i pezzi, provando a dare un senso compiuto a una rosa che appare ancora in cerca di se stessa.

Sezione: News / Data: Mer 04 febbraio 2026 alle 13:00
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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