C’è un sentimento che traspare con chiarezza crescente dalle partite del Pescara: l’impotenza. Una percezione ormai condivisa da tifosi, addetti ai lavori e, probabilmente, dagli stessi protagonisti in campo. La squadra prova a dare tutto ciò che ha, ma il copione non cambia mai. Cambiano i dati, cambiano le percentuali, ma il risultato resta invariabilmente lo stesso.
Una sensazione che ormai non si può più nascondere
Il Pescara entra in campo con l’intenzione di giocarsela, spesso anche con ordine e applicazione. Ma manca qualcosa di fondamentale: la convinzione che quello sforzo possa davvero portare a un esito diverso. È come se ogni partita fosse vissuta sapendo che, prima o poi, l’errore decisivo arriverà. E puntualmente, arriva.
I numeri del fallimento: pochi punti e nessuna svolta
I dati complessivi raccontano una crisi che non è episodica. Due punti nelle ultime sei partite, sette nelle undici gare della gestione di Giorgio Gorgone e nessuna vittoria in trasferta, esattamente come accadeva con Vincenzo Vivarini. Il bilancio complessivo parla di appena due successi totali, uno per ogni guida tecnica. Troppo poco per pensare di invertire la rotta senza un cambiamento profondo.
Statistiche che non raccontano la verità
Il paradosso è che, guardando solo i numeri delle singole partite, il Pescara spesso sembra competitivo. A Cesena, per esempio, il possesso palla ha superato il 64%, la precisione nei passaggi è stata dell’86,5%, con 494 passaggi riusciticontro i 243 degli avversari. Dati che, isolati, parlerebbero di controllo del gioco.
Ma il calcio non si decide sui fogli Excel. Se alla fine arriva l’ennesima sconfitta, quelle cifre diventano vuote, quasi beffarde. Dominare il pallone senza incidere equivale a concedere campo e tempo a chi sa aspettare.
Gli stessi errori, partita dopo partita
Il problema più grave è la ripetitività. Sempre le stesse disattenzioni, sempre le stesse fragilità difensive, sempre la stessa incapacità di gestire i momenti chiave. Non si tratta più di episodi, ma di una dinamica consolidata. Il Pescara non perde perché sfortunato: perde perché strutturalmente fragile.
Cesena cinico, Pescara fragile: la differenza tra B e C
Il Cesena ha offerto una lezione tanto semplice quanto crudele. Con il minimo sforzo ha ottenuto il massimo risultato. Ha aspettato, ha sfruttato l’errore dell’avversario – sapendo che prima o poi sarebbe arrivato – e lo ha punito senza esitazioni.
Ed è qui che emerge la vera differenza tra chi è abituato a certi palcoscenici e chi fatica a reggerli. In Serie B e in Serie C, la distanza non sta solo nella qualità tecnica, ma nella gestione degli errori. Il Pescara sbaglia e paga sempre. Gli altri sbagliano meno, o sanno come sopravvivere.
Finché questa dinamica non verrà spezzata, ogni partita rischierà di assomigliare alla precedente. Con buone intenzioni, numeri apparentemente confortanti e un finale già scritto. Questa, oggi, è la fotografia più sincera della crisi del Pescara.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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