A volte, un solo punto in classifica può pesarne come tre. A volte, un pareggio può sapere di vittoria schiacciante. È quello che è successo sabato sera all’Adriatico, dove il Pescara ha fatto molto più che rimontare due gol al favoritissimo Venezia. Ha rimontato un’intera mentalità.
Per settanta minuti abbiamo visto una squadra in tangenziale, che arrancava sotto il peso di un avversario superiore tecnicamente e tatticamente. Poi, è accaduto l’inatteso. Non per caso, non per fortuna. Ma perché qualcuno, in panchina e in campo, ha deciso di smetterla di subire. I cambi di Vivarini non sono stati mosse disperate, sono state iniezioni di orgoglio. Hanno detto: «Adesso proviamoci. Adesso lottiamo».
E la risposta dei suoi uomini è stata cristallina. Andrea Olzer ha firmato un gol da candidato al premio Puskás, un lampo di genio che solo un talento superiore può concepire. Ma l'eroe popolare, l'uomo che incarna perfettamente lo spirito di questa rinascita, è stato Alessandro Di Nardo. Entrato nel fango della ripresa, ha trasformato la sua rabbia e la sua voglia di riscatto in un assist e in un gol. Quella testata al 91’ minuto non è stato solo un pallone in rete. È stato un messaggio per tutti: il Pescara non muore mai.
Giacomo Desplanches, con le sue parate miracolose, è stato il santificatore di questo miracolo. Senza di lui, non ci sarebbe stata nemmeno l'opportunità della rimonta. Ma è proprio lì il punto: la squadra ha avuto il merito di non tradire i suoi miracoli, di non sprecare l'eroismo del suo portiere.
Ora, la sensazione è che quella notte possa aver cambiato tutto. Quell’1 punto pescato nell’inferno dello 0-2 può aver dato ai ragazzi di Vivarini la cosa più preziosa: la consapevolezza. La consapevolezza di poter soffrire e resistere contro chiunque. La consapevolezza di avere una panchina in grado di cambiare le partite. La consapevolezza di avere un cuore che batte più forte di qualsiasi tecnica.
Ed è con questa consapevolezza che il Pescara si appresta ad affrontare il suo prossimo ostacolo . Ma il Delfino non affronterà più i toscani come la squadra in cerca di sé stessa di due settimane fa. Affronterà la trasferta con un’altra statura, con un’altra mentalità. Quella di una squadra che ha scoperto di avere le unghie per graffiare e i denti per mordere.
La Serie B è un campionato lungo e feroce, fatto più di carattere che di talento. Quello che il Pescara ha mostrato contro il Venezia è il bene più prezioso: il carattere. Ora, il compito di Mister Vivarini è semplice e complicatissimo: cucire addosso a questi ragazzi la convinzione che quell’orgoglio non sia stato un fuoco di paglia, ma la loro vera natura. Se ci riuscirà, nessuna classificà sarà preclusa.
La tifoseria, ieri, ha fatto sentire il suo boato. Ora tocca alla squadra continuare a farlo sentire, in ogni campo d’Italia. Forza Delfini, il viaggio è appena iniziato.
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