Il ko casalingo contro il Padova fa rumore. Un risultato pesante, forse immeritato nel complesso del gioco, ma che fotografa con chiarezza la distanza che oggi separa il Pescara dalle squadre più solide del campionato. Il Padova non ha fatto nulla di straordinario, nulla che andasse oltre la normalità di una squadra organizzata e cinica. La vera differenza, ancora una volta, è arrivata dalla solidità difensiva: quella che gli ospiti hanno saputo mostrare e che, al contrario, continua a mancare ai biancazzurri.
Il problema non è episodico. Il Pescara subisce gol in ogni partita, quasi fosse un riflesso automatico. Per quanto si possa parlare di limiti strutturali, quando la fase difensiva non tiene mai, la classifica inevitabilmente diventa un peso. E contro una diretta concorrente come il Padova, l’impatto è ancora più evidente.
Un assetto inedito che non ha convinto
L’assenza di Dagasso ha costretto l’allenatore a rivedere il sistema di gioco, producendo un assetto che non ha convinto né sul piano tattico né su quello dell’efficacia offensiva. La scelta di schierare tre punte centrali si è rivelata rischiosa e, con il senno di poi, poco funzionale.
Il tridente con Tonin a destra, Di Nardo a sinistra e Tsadjout come riferimento centrale sembrava voler dare peso e presenza in area. Ma l’ex Campobasso, sacrificato sulla fascia, è apparso poco a suo agio, lontano da quella zona calda dove sprigiona il meglio del suo repertorio. Privarlo della profondità e della possibilità di attaccare centralmente ha finito per impoverire l’intera manovra.
Il risultato? Poca forza penetrativa, pochi attacchi puliti e la sensazione costante di non riuscire mai davvero a far male.
Il centrocampo si regge, ma Meazzi non è nel suo habitat
In mezzo al campo, la coppia formata da Valzania e Meazzi ha tenuto botta. Soprattutto l’ex Entella ha offerto una prova positiva, mostrando ordine e personalità. Ma c’è un però: Meazzi rende al massimo quando può muoversi tra le linee, in quella terra di nessuno dove può cucire gioco e attaccare lo spazio, creando superiorità con il primo controllo.
Costringerlo a un lavoro più posizionale, a una responsabilità maggiore in fase di copertura, significa togliergli ciò che lo rende davvero determinante.
La domanda, allora, sorge spontanea: cosa sarebbe cambiato con Meazzi alle spalle di due attaccanti? Dalla poltrona è facile ragionare, certo, ma non si tratta di un interrogativo campato in aria. Anzi, è forse il punto tattico più rilevante emerso dalla serata.
Il quadro generale? Identità da costruire, fiducia da ritrovare
Il Pescara non esce da questa partita distrutto, ma sicuramente scosso. Le idee ci sono, il potenziale pure, ma la squadra sembra soffrire ancora troppo quando si tratta di trasformare le buone intenzioni in solidità, equilibrio e concretezza. Troppi buchi dietro, troppo poco incisiva davanti.
Il Padova, con la sua organizzazione e la sua lucidità, ha mostrato cosa serve davvero per stare nelle zone alte: compattezza, attenzione e pochi fronzoli. Quello che il Pescara, oggi, deve ritrovare.
La stagione è ancora lunga, ma il tempo per correggere gli errori non può essere infinito. Servono scelte più coerenti, una struttura più stabile e il coraggio di valorizzare i giocatori nei loro ruoli naturali.
La strada è tracciata, ma servirà molto più equilibrio per tornare a percorrerla con sicurezza.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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