La rosa è stata rivoluzionata, sono arrivati tanti giocatori, ma la domanda vera è un’altra: sono stati presi i profili giusti per competere davvero, o si è solo riempita la rosa per sopravvivere? Perché la verità è chiara a tutti, il Pescara non ha soldi. La società deve muoversi tra prestiti, parametri zero, giovani da rilanciare. E quando i soldi non ci sono, servono idee chiare, competenza, coraggio. Altrimenti rischi di spendere poco e male, e di ritrovarti con una rosa numerosa ma senza anima.
Il colpo più curioso è senza dubbio Sebastiano Desplanches. Giovane, classe 2003, etichettato da molti come prospetto importante. Ha tecnica, riflessi e qualità per crescere. Ma la Serie B è una giungla: gli errori pesano e bruciano punti. Mettere sulle spalle di un ragazzo inesperto il peso della porta significa rischiare grosso. Può diventare un gioiello, ma senza un secondo esperto al suo fianco è più un azzardo che una sicurezza.
In difesa la mossa principale è stata Gabriele Corbo. Classe 2000, fisico, esperienze tra Bologna, MLS e Córdoba. Buon profilo, con margini interessanti. Ma anche qui, parliamo di un giocatore da rilanciare, non di un leader. A destra è rimasto Gaetano Letizia. Esperienza e serietà non gli mancano, ma a 35 anni la spinta non è più quella di una volta. In Serie B gli esterni devono fare entrambe le fasi con intensità: Letizia potrà coprire, ma non ti cambia il livello. E a sinistra? Con l’uscita di Crialese, resta un buco evidente. Pensare di cavarsela con adattamenti significa partire già zoppi.
A centrocampo è arrivato Leonardo Graziani, giovane talento scuola Roma. Piede buono, tecnica da rifinitore, futuro interessante. Ma un ragazzo di vent’anni non può caricarsi sulle spalle la regia di una squadra che deve salvarsi e, possibilmente, provare a competere. Quello che manca è il cervello: un regista esperto, uno che sappia dettare i tempi e prendersi la palla nei momenti difficili. Il centrocampo del Pescara corre, ma non pensa. E in Serie B, senza idee, sei solo carne da macello.
Attacco? E qui si apre la ferita più grande. L’attacco è stato affidato a Lorenzo Sgarbi e Antonio Di Nardo.Sgarbi: fisico, 1,89, esperienze tra B e C, ma senza numeri da bomber. Utile per fare a sportellate, non per decidere le partite.Di Nardo: arriva dal Campobasso, dopo i gol in Serie D. Fame tanta, determinazione pure, ma tra dilettanti e professionisti il salto è enorme. Due scommesse non fanno un bomber. E la verità è che al Pescara manca il giocatore più importante: quello che ti garantisce 10-15 gol a stagione. Senza, puoi correre quanto vuoi, ma alla fine resti sterile. Parma lo ha dimostrato: 90 minuti senza un tiro nello specchio. Società e allenatore: le idee prima dei soldi. Qui sta il cuore del problema. Il Pescara non ha soldi, lo sanno tutti. Ma proprio per questo servirebbero idee chiare, colpi mirati, scelte coraggiose. Invece il mercato sembra fatto più per “riempire” che per costruire. Tanti nomi, poche certezze. Vivarini predica calma e lavoro, ma il Pescara visto al Tardini è sembrato rassegnato, timido, incapace di reagire. Con una rosa di scommesse servirebbe un allenatore che osa, che rischia, che inventa. Se si resta ancorati alla prudenza, questa squadra è destinata a vivacchiare.
Il mercato del Pescara 2025/26, guardato bene, è un compitino. Giocatori presi per riempire i buchi, pochi leader, nessun colpo che accenda la piazza. Non si può chiedere alla società di spendere ciò che non ha, ma si può pretendere almeno intelligenza nelle scelte. E qui, l’intelligenza è mancata.
Il rischio? Una stagione anonima, fatta di sofferenza e rimpianti. Con questa rosa puoi salvarsi, forse, ma non puoi sognare.
Il Pescara non ha soldi da buttare. Proprio per questo non può permettersi errori.
E qui, senza filtri, ogni errore verrà raccontato.
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