Fa bene mister Gorgone a dichiarare che non si arrende e apprezziamo che il pescarese Bettella a fine gara prometta che faranno di tutto per cercare il miracolo. Ma di miracolo, appunto, si tratterebbe. Nonostante la pregevole prestazione e il coraggio messo in campo contro la squadra probabilmente più forte della cadetteria, il Pescara infatti è tornato a casa solo con pacche sulla spalla e zero punti, precipitando a meno 7 dalla zona playout, con confronti diretti contro e sempre meno giornate davanti. Il presidente Sebastiani non ha potuto così fare proclami ed inveire contro i detrattori, come ha fatto ad Avellino, anche perchè da parte sua ci sarebbe ben poco di cui andare orgogliosi. Da lodare invece sono i 700 pescaresi che si sono sobbarcati oltre 600 km (più scomodo traghetto) per incoraggiare una squadra ultimissima e già spacciata, cantando per tutta la partita e ribattendo colpo su colpo alla spocchiosa curva di casa che, nonostante gli appelli dello speaker, non lesinava offese anche razziste ed infieriva augurando la retrocessione ai biancazzurri. Sono gli sfottò da stadio, si dirà, ma i veneziani, forti della loro superiorità calcistica, sono andati pure oltre e per fortuna poi tutto è finito al triplice fischio e gli ultras ospiti hanno trasformato la loro rabbia e frustrazione in applausi per Saio e compagni. Anche loro lo hanno meritato, perchè nonostante il pronostico avverso ed una evidente inferiorità tecnica, il Pescara ha sopperito con dedizione, orgoglio e non si è mai arreso. Poteva arrivare anche il 3-3 e sarebbe stato ineccepibile, come ha riconosciuto anche l'ex di turno in panchina Stroppa, se Acampora non avesse ancora la ruggine di chi non gioca partite vere da mesi. Ecco, sempre questo è il punto: prestazioni del genere, che fanno sfiorare l'impresa, diventano frustranti in un contesto creato da chi (a parole) "ama il Pescara". Se solo i vari Altare, Acampora, Insigne, Bettella, Brugman, Gravillon fossero arrivati a Pescara prima, con un rodaggio per lo meno accettabile, allora sì che la salvezza sarebbe stata abbordabile, altro che. Invece il Pescara sta correndo sulle sabbie mobili, mentre tutte le dirette concorrenti che già stanno davanti fanno punti e ogni tanto pure su campi impossibili, perchè si sono rinforzate con giocatori già pronti. Hanno una difesa collaudata e almeno un centravanti di ruolo. Invece la società ha deciso che ci si doveva salvare inserendo tasselli svincolati, da rimettere in piedi, reduci da infortuni pesanti e soprattutto inseriti senza un progetto vero. Lo stesso mister Gorgone, rispondendo ad una domanda di un collega con noi in sala stampa al Penzo ha replicato piccato: "basta chiedermi di Insigne. Certo lui potrebbe risolvere le gare da solo, ma non certo ora. Debbo gestirlo e se ci concentriamo su questo perdiamo di vista il resto". Il resto è quello che abbiamo sottolineato sopra. Il Pescara in questa serie B è come una 500 che deve fare il gran premio col motore ancora grippato, in certi tratti guidando spericolata riesce ad allungare, ma poi sui rettilinei resta indietro. "Arriveranno partite più abbordabili, ci proveremo", ha garantito il tecnico. Peccato che arriveranno dopo Palermo e Frosinone dove, pur impegnandosi alla morte, si racimolerà probabilmente poco o nulla. Impossibile poi recuperare 10-12 punti nell'ultimo tratto, anche se hai avversarie teoricamente più abbordabili: il Pescara tra l'altro ha quasi tutti i confronti diretti sfavorevoli, proprio perchè prende gol anche dalle meno attrezzate. No, il discorso salvezza è già chiiuso da tempo, resta l'orgoglio che la squadra, coi suoi limiti, deve ai suoi tifosi. Solo a loro, non a chi sbraita contro detrattori e ingrati, dopo aver messo l'impalcatura per questo dramma annunciato.
Autore: Andrea Genito
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