Nel calcio, come nella vita, esistono momenti di slancio e fasi di inevitabile rallentamento. Antonio Di Nardo sta attraversando un periodo di fisiologico appannamento, ma il suo percorso recente racconta molto più di una semplice astinenza dal gol.
Dopo aver tirato la carretta per tutta la stagione, l’attaccante del Pescara si trova ora a fare i conti con un calo di brillantezza che non cancella quanto di buono costruito fin qui.
Un attaccante sempre presente: 24 gare su 24
Di Nardo è stato uno dei punti fermi dell’organico biancazzurro. Ha preso parte a tutte le 24 partite disputate, 21 delle quali da titolare e 3 subentrando a gara in corso. Numeri che certificano la fiducia dello staff tecnico e l’importanza del suo contributo nel sistema offensivo.
Essere costantemente in campo, però, comporta anche un dispendio fisico e mentale considerevole. L’intensità del campionato e le responsabilità accumulate possono spiegare la recente flessione.
Il digiuno dal gol e l’ultima rete contro il Bari
L’ultimo sigillo risale all’8 dicembre, nella trasferta contro il SSC Bari, conclusa sull’1-1. Da allora sono passati oltre due mesi senza esultanze personali, un periodo lungo per un attaccante abituato a vivere di reti.
Il dato pesa, soprattutto in una fase in cui il Pescara fatica complessivamente a trovare la via del gol. Tuttavia, ridurre la sua stagione a questa statistica sarebbe ingeneroso.
Cinque centri stagionali e un rendimento comunque positivo
Con cinque reti all’attivo, Di Nardo resta uno dei marcatori più produttivi della rosa. Al di là dei numeri, ha garantito movimento, pressing e lavoro sporco al servizio della squadra. In diverse circostanze ha rappresentato il primo riferimento offensivo, anche quando il contesto tattico non lo ha favorito pienamente.
La sua capacità di sacrificarsi e di occupare gli spazi ha contribuito all’equilibrio generale, rendendolo uno degli elementi più affidabili nel complesso della stagione.
Dall’Eccellenza alla Serie B in due anni
La storia recente di Di Nardo è quella di una scalata costruita passo dopo passo. Nel giro di poco più di due anni è passato dalla retrocessione in Eccellenza con la Vastese Calcio 1902 alla promozione in Serie C con il Campobasso FC, dove ha messo a segno 29 reti in due stagioni.
Un percorso che testimonia determinazione e crescita costante, culminato con l’approdo in Serie B. Una categoria che aveva sfiorato nel 2017 con il US Latina Calcio, collezionando appena sei presenze sotto la guida di Vincenzo Vivarini, tecnico ritrovato poi a Pescara nella prima parte di stagione.
Il legame con Vivarini e la crescita personale
Il ritorno a lavorare con Vivarini ha rappresentato una sorta di cerchio che si chiude. Dopo l’esperienza fugace di Latina, Di Nardo ha maturato consapevolezza e continuità, qualità che oggi gli permettono di affrontare le difficoltà con maggiore lucidità.
Il momento attuale non deve far dimenticare la solidità del suo percorso. Gli attaccanti vivono di cicli: periodi in cui tutto entra e fasi in cui il pallone sembra non voler oltrepassare la linea.
Per il Pescara, ritrovare il miglior Di Nardo significherebbe recuperare una pedina fondamentale nella corsa agli obiettivi stagionali. Per lui, invece, sarebbe l’ennesima dimostrazione che la crescita passa anche attraverso le pause. Perché chi ha saputo risalire dall’Eccellenza alla Serie B in così poco tempo ha già dimostrato di possedere le risorse per ripartire.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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