La trasferta di Avellino non mette in discussione soltanto l’assetto difensivo del Pescara. Anche in mezzo al campo e nel reparto offensivo le scelte restano aperte, con valutazioni che potrebbero cambiare l’equilibrio complessivo della squadra. Il nodo principale riguarda la gestione delle energie, in una settimana intensa che impone riflessioni attente.
Brugman verso la titolarità, ma l’autonomia resta un’incognita
Il primo interrogativo porta il nome di Gaston Brugman. Il regista biancazzurro non ha ancora i novanta minuti nelle gambe e si prepara, eventualmente, alla terza presenza consecutiva nell’arco di nove giorni. Una scelta che comporta inevitabili rischi sul piano della tenuta fisica.
Nonostante ciò, l’orientamento sembra quello di affidargli le chiavi della manovra almeno dall’inizio. La sua capacità di dettare i tempi e di offrire qualità nella prima costruzione rappresenta un valore aggiunto difficilmente sostituibile. La gestione potrebbe prevedere una staffetta programmata nella ripresa, qualora il ritmo della gara lo richiedesse.
Valzania e Lamine Fanne: muscoli e inserimenti al servizio del play
A protezione del playmaker potrebbero agire due profili complementari e dinamici come Luca Valzania e Lamine Fanne. Entrambi garantiscono corsa, fisicità e capacità di interdizione, ma anche attitudine all’inserimento senza palla.
La loro presenza ai lati di Brugman consentirebbe al Pescara di alzare l’intensità, schermare le ripartenze avversarie e creare superiorità numerica negli ultimi trenta metri. In fase offensiva potrebbero rappresentare una soluzione alternativa agli scarichi sugli esterni, offrendo linee di passaggio interne e attacchi alla profondità.
Un centrocampo così strutturato privilegerebbe equilibrio e copertura, senza rinunciare a qualche incursione offensiva.
Caligara arma dalla panchina o soluzione alternativa dal primo minuto?
Resta però viva la candidatura di Fabrizio Caligara, reduce da prestazioni complessivamente positive. Nelle ultime uscite ha garantito ordine, qualità nella gestione del pallone e una minaccia concreta sui calci piazzati e nelle conclusioni dalla distanza.
La sua esclusione iniziale rappresenterebbe più una scelta di rotazione che una bocciatura tecnica. Anzi, la sua freschezza potrebbe diventare decisiva a gara in corso. Non va esclusa nemmeno un’ipotesi alternativa: Valzania vertice basso, con Fanne e Caligara mezzali e Brugman inizialmente in panchina. Una soluzione che aumenterebbe la fisicità centrale, ma priverebbe la squadra di un riferimento tecnico puro in regia.
Attacco ridisegnato: Di Nardo o Russo come riferimento centrale
Se in mediana le valutazioni sono tattiche, davanti il dubbio è più diretto: chi guiderà l’attacco? Il ballottaggio tra Antonio Di Nardo e Gabriele Russo resta aperto fino all’ultimo.
Il primo offre mobilità e attacco agli spazi, il secondo maggiore presenza fisica e capacità di proteggere il pallone. La scelta dipenderà anche dal tipo di partita che il Pescara vorrà impostare: più dinamica e verticale oppure più strutturata e basata sul gioco spalle alla porta.
Olzer e Meazzi, fantasia obbligata alle spalle della punta
Con Merola indisponibile e Lorenzo Insigne non ancora al meglio della condizione, le certezze sulla trequarti portano ai nomi di Giacomo Olzer e Riccardo Meazzi.
Sarà a loro che verrà affidato il compito di accendere la manovra, creare superiorità tra le linee e dialogare con la punta centrale. In un sistema che potrebbe prevedere un albero di Natale offensivo, la qualità dei due trequartisti diventerà fondamentale per non rendere prevedibile la fase d’attacco.
Avellino-Pescara si gioca molto più che tre punti. Le scelte a centrocampo e in avanti diranno quale identità vuole assumere la squadra in questo momento della stagione: gestione e prudenza oppure intensità e coraggio. Brugman resta il faro tecnico, ma attorno a lui ruotano equilibri delicati. E davanti, tra Di Nardo e Russo, si nasconde una decisione che potrebbe indirizzare l’intera partita.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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