Il copione si ripete, ma questa volta con un’aggravante: il Delfino Pescara 1936 ha praticamente consegnato un tempo intero all’avversario, senza opporre resistenza reale. Contro una squadra organizzata nel palleggio e capace di costruire con qualità, i biancazzurri hanno mostrato disorientamento tattico e scarsa compattezza.

Il primo tempo è stato un monologo avversario. Il Pescara non ha saputo accorciare le distanze tra i reparti, lasciando ampi spazi tra centrocampo e difesa e concedendo linee di passaggio facili. Un atteggiamento troppo passivo contro un avversario che vive di fraseggio e rapidità di esecuzione.

Senza un Vero Centranti: Una Scommessa Persa

La sorpresa più evidente è stata la scelta di rinunciare a un centravanti di ruolo. Al suo posto, Gianmarco Olzer è stato impiegato come riferimento offensivo, con il supporto alternato di Caligara e Lamine Fanne.

Un’idea forse pensata per aumentare la mobilità e il dinamismo, ma che nei fatti ha prodotto l’effetto opposto: mancanza di profondità, poche soluzioni in area e un attacco incapace di impensierire la retroguardia avversaria.

In particolare, Fanne è apparso fuori contesto, costretto a interpretare un ruolo che non gli appartiene e incapace di incidere nei duelli offensivi. Una scelta che ha accentuato la sensazione di improvvisazione.

Confusione e Mancanza di Identità

L’aspetto più preoccupante non è stata solo la sconfitta, ma la confusione vista in campo. Movimenti non coordinati, pressing disorganizzato, linee troppo distanti. Il minimo sforzo agonistico non è bastato a coprire le lacune di un undici che, già sulla carta, sembrava poco equilibrato.

La squadra ha dato l’impressione di non avere un’identità chiara, oscillando tra tentativi di pressing alto e improvvisi arretramenti, senza mai trovare stabilità.

Rosa Mal Costruita: Nodo Strutturale

Oltre alle scelte tattiche discutibili, emerge un problema più profondo: la composizione della rosa. Il Pescara sembra privo di alternative coerenti nei ruoli chiave e soffre di uno squilibrio evidente tra i reparti.

La mancanza di un centravanti affidabile e di una struttura difensiva solida è il riflesso di una programmazione che non ha prodotto un organico armonico. Le difficoltà viste in campo non sono episodiche, ma la conseguenza di un progetto tecnico fragile.

Il Pescara attraversa una crisi che non può essere spiegata solo con i risultati. Serve una riflessione profonda, sia sulle scelte di formazione sia sulla costruzione della squadra.

Continuare su questa strada significherebbe accettare un epilogo già scritto. E per evitarlo, occorre ritrovare ordine, equilibrio e, soprattutto, un’identità chiara.

Sezione: News / Data: Gio 12 febbraio 2026 alle 13:00
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
vedi letture
Print