Il momento impone coraggio. E il Pescara sembra pronto a cambiare pelle proprio nella delicata trasferta di Avellino. Dopo 24 partite che hanno fruttato appena 15 punti – 8 sotto la guida di Vincenzo Vivarini e 7 con l’attuale tecnico – l’assetto tattico potrebbe subire una trasformazione radicale. L’idea è quella di virare verso un 4-3-2-1 mai realmente testato nelle precedenti gestioni, una scelta che rappresenta più di un semplice aggiustamento: è un tentativo di rifondazione in corsa.
Perché il 4-3-2-1 può essere la svolta del Pescara
Il nuovo modulo nasce dall’esigenza di ritrovare compattezza e densità tra le linee. Il 4-3-2-1, nella teoria, garantisce equilibrio e protezione centrale, due aspetti che sono mancati nelle ultime uscite. L’obiettivo è blindare la zona nevralgica del campo, schermare meglio la difesa e offrire maggior supporto alla punta centrale, spesso isolata nel precedente sistema di gioco.
Non si tratta solo di una questione numerica, ma di identità. Il Pescara ha mostrato fragilità strutturali, subendo reti evitabili e concedendo troppo spazio agli avversari nei momenti chiave delle partite. L’ultima sconfitta contro il Catanzaro è stata emblematica: un errore individuale ha spalancato la porta al raddoppio, chiudendo definitivamente i giochi.
Difesa sotto esame: Gravillon verso l’esclusione?
Proprio nel reparto arretrato potrebbero registrarsi le prime scelte forti. A protezione di Desplanches si profila una linea a quattro che potrebbe escludere inizialmente Gravillon. Il difensore, protagonista di una crescita significativa nel periodo a cavallo della sosta natalizia, è apparso in flessione nelle ultime apparizioni.
L’episodio che ha portato al secondo gol del Catanzaro pesa come un macigno nel bilancio recente. Un’incertezza che ha compromesso una partita già in salita e che potrebbe incidere sulle gerarchie. L’eventuale esclusione non sarebbe una bocciatura definitiva, ma un segnale chiaro: nessuno è intoccabile.
Il tecnico sembra intenzionato a puntare su maggiore affidabilità e concentrazione, consapevole che la solidità difensiva rappresenta il primo mattone per costruire la risalita.
I numeri della crisi biancazzurra
Quindici punti in 24 partite raccontano una stagione al di sotto delle aspettative. Una media che non lascia spazio a interpretazioni e che obbliga a un cambio di passo immediato. Le difficoltà non sono state solo tattiche, ma anche psicologiche: la squadra ha spesso perso lucidità nei momenti decisivi, pagando errori individuali e mancanza di continuità.
La doppia gestione tecnica non ha finora prodotto gli effetti sperati. Con Vivarini erano arrivati 8 punti, mentre l’attuale guida si è fermata a quota 7, senza riuscire a imprimere una vera sterzata.
Insigne ancora arma a gara in corso
Sul fronte offensivo, Lorenzo Insigne resta una carta da giocare a partita in corso. Il suo rientro ha rappresentato una nota positiva, ma l’autonomia è ancora limitata. Anche ad Avellino potrebbe essere utilizzato solo negli ultimi minuti, quando la partita avrà bisogno di qualità e inventiva.
La sua presenza, seppur parziale, offre comunque una soluzione alternativa in un contesto che ha bisogno di imprevedibilità. Il 4-3-2-1 potrebbe esaltare proprio le caratteristiche di un giocatore capace di accendersi tra le linee.
La sfida di Avellino come crocevia della stagione
La trasferta campana assume così i contorni di un passaggio determinante. Non solo per la classifica, ma per il morale e la credibilità del progetto tecnico. Il nuovo sistema di gioco dovrà dare risposte immediate, sia in termini di equilibrio che di atteggiamento.
Il Pescara è chiamato a dimostrare di aver imparato dagli errori e di possedere ancora margini di crescita. Il 4-3-2-1 rappresenta una scommessa, ma anche un segnale di reazione. Perché dopo 15 punti in 24 gare, non è più tempo di attese: serve una scossa vera, concreta, immediata.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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