Un’altra partita.Un’altra sconfitta.Un altro passo indietro.

Pescara–Catanzaro finisce 0-2 e racconta, ancora una volta, una storia che ormai conosciamo a memoria. Una squadra fragile, confusa, incapace di reggere l’urto quando la partita conta davvero. Non è più questione di episodi, né di sfortuna. È una questione strutturale.

Il Catanzaro arriva all’Adriatico con un’idea chiara di partita. Il Pescara no.

I biancazzurri tengono il pallone, girano a vuoto, costruiscono un possesso sterile che non porta a nulla. Il Catanzaro aspetta, legge, colpisce. E quando lo fa, lo fa con la lucidità di una squadra che sa esattamente cosa vuole ottenere.

Il primo gol è una fotografia impietosa delle difficoltà difensive del Pescara: ritardi, marcature perse, letture sbagliate. Il secondo è la pietra tombale su una gara che, di fatto, si chiude lì. Perché dopo lo 0-2 non c’è reazione vera, non c’è rabbia, non c’è quella sensazione di poterla riaprire.

C’è solo rassegnazione.Le scelte iniziali non aiutano. L’idea di Olzer falso nove finisce per isolarlo, allontanandolo dal gioco e togliendo riferimenti offensivi a una squadra che già fatica a creare pericoli. Il Pescara tiene palla, ma non morde. E quando non mordi, in Serie B vieni punito.

I cambi portano qualità, questo sì. L’ingresso di Insigne accende per qualche minuto l’Adriatico: pochi palloni toccati, ma una tecnica di altro livello che si nota subito. Meazzi porta vivacità. Ma tutto arriva troppo tardi e soprattutto su una squadra già spezzata mentalmente.

Perché il vero problema di questo Pescara non è solo tecnico.

È mentale.Al primo colpo incassato, la squadra si disunisce.

Alla prima difficoltà, perde sicurezza.Alla prima salita, si ferma.

E questo è il segnale più preoccupante di tutti.

Non si può parlare di sconfitta isolata. Questa è l’ennesima.

L’ennesima gara in cui il Pescara dimostra di non avere continuità, di non saper reagire, di non riuscire a cambiare spartito. Gli errori sono sempre gli stessi, le fragilità pure.Il tempo delle analisi è finito.

Il tempo delle attenuanti anche.Ora resta solo la classifica, che non mente mai.

E racconta di una squadra che scivola, giornata dopo giornata, senza dare l’impressione di poter invertire la rotta.

Il Pescara non ha bisogno di belle parole.Ha bisogno di punti.Subito.

Perché continuare così significa una cosa sola:

arrivare al momento decisivo della stagione senza certezze, senza fiducia, senza margine.

E il calcio, quello vero, non fa sconti a nessuno.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 10 febbraio 2026 alle 22:29
Autore: Antonio Iannucci
vedi letture
Print