Non bastano i gol, non bastano i trofei, non bastano nemmeno le medaglie.

Quella di Lorenzo Insigne è una di queste.

Campione d’Europa con l’Italia, protagonista sui palcoscenici più importanti del calcio internazionale, reduce dall’esperienza in Canada, Insigne avrebbe potuto scegliere qualsiasi strada. Cercare una nuova squadra in Serie A, inseguire l’ultima grande occasione, chiudere la carriera in modo comodo, lontano dai problemi e dalle pressioni.

E invece no.

Lorenzo Insigne ha scelto Pescara.

Ha scelto una squadra in difficoltà.

Ha scelto una lotta per la salvezza.Ha scelto una piazza ferita.

Ha scelto di tornare dove tutto era cominciato.Non per nostalgia.

Non per convenienza.Ma per rispetto.Perché Pescara non è solo una tappa del suo passato.

È il luogo che, 14 anni fa, lo ha lanciato nel calcio che conta, quando era ancora un talento da scoprire, un ragazzo con sogni grandi e scarpe consumate. Qui Insigne è diventato Insigne. Qui ha capito di poter stare tra i grandi. Qui ha iniziato un percorso che lo avrebbe portato fino al tetto d’Europa.

E oggi, dopo aver vissuto tutto, dopo aver vinto tutto, ha deciso di tornare non a prendersi applausi, ma a sporcarsi le mani.

Per provare a salvare il Pescara dalla Serie B.Per metterci la faccia.

Per assumersi una responsabilità che pochi campioni accetterebbero.

Questa non è una scelta romantica.È una scelta scomoda.

Perché tornare qui, oggi, significa esporsi.Significa rischiare.

Significa sapere che, se andrà male, nessuno dimenticherà.

E proprio per questo vale il doppio.

Insigne non torna da campione d’Europa per farsi celebrare.Torna per restituire.

Restituire a una maglia che gli ha dato tutto.Restituire a una città che lo ha fatto crescere.

Restituire a un calcio che spesso dimentica cosa vuol dire appartenenza.

In un’epoca di contratti, algoritmi e scelte calcolate, Lorenzo Insigne compie un gesto che sembra fuori dal tempo.

E proprio per questo è gigantesco.Non sappiamo come finirà questa storia.Non sappiamo se basterà.

Non sappiamo se il campo premierà il coraggio.Ma una cosa è certa:questa è una scelta che va rispettata.

Perché quando un campione torna dove tutto è iniziato, non per vincere, ma per lottare, il calcio torna a essere quello vero.

E Pescara, oggi, non ritrova solo un giocatore.

Ritrova un uomo che non ha dimenticato da dove viene

Sezione: Editoriale / Data: Mer 28 gennaio 2026 alle 20:04
Autore: Antonio Iannucci
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