La sconfitta contro il Venezia lascia nel Pescara una sensazione contrastante, fatta di rimpianti e consapevolezze. Se da un lato il Delfino ha dimostrato di poter competere anche contro un avversario di categoria superiore, dall’altro le crepe emerse in fase di non possesso sono apparse evidenti, a tratti persino preoccupanti.
Il nodo principale è stato l’atteggiamento difensivo collettivo. Non si è trattato soltanto di errori individuali, ma di una lettura sbagliata delle situazioni, di distanze non rispettate e di tempi di pressione errati. Il Venezia, forte di una rosa costruita per ambizioni importanti, ha trovato varchi con una facilità disarmante, inserendosi tra le linee e attaccando la profondità con movimenti studiati e ben sincronizzati.
La retroguardia biancazzurra è apparsa spesso sfilacciata, incapace di accorciare con decisione e di proteggere la zona centrale. In Serie B, contro giocatori di qualità superiore, concedere spazio significa pagare dazio. E il conto, puntualmente, è arrivato.
Venezia di categoria, ma il Pescara ha creato più di quanto dica il risultato
Va però riconosciuto il valore dell’avversario. Il Venezia ha confermato di avere interpreti di alto profilo per la categoria, capaci di accendere la partita con una giocata e di capitalizzare quasi ogni incertezza altrui. La differenza tecnica si è vista soprattutto nella gestione dei momenti chiave del match.
Eppure, il Pescara non è rimasto a guardare. Anzi. Contro un avversario strutturato e solido, il Delfino ha costruito diverse situazioni pericolose, mostrando idee interessanti in fase di possesso. La manovra è stata fluida per lunghi tratti, con buone combinazioni sulle corsie laterali e inserimenti centrali che hanno messo in difficoltà la difesa veneta.
Le due reti firmate da Di Nardo non sono state episodiche, ma il frutto di un atteggiamento propositivo e di una squadra che, quando riesce a giocare con coraggio, sa trovare soluzioni efficaci. Il problema è stato l’equilibrio: mentre davanti si produceva gioco, dietro si concedeva troppo.
Fragilità strutturale o semplice assestamento?
La domanda ora è inevitabile: si tratta di una fragilità strutturale o di un passaggio fisiologico nel percorso di crescita? L’impressione è che il Pescara debba ancora assimilare pienamente i meccanismi difensivi richiesti dall’allenatore. La fase di non possesso richiede coordinazione, comunicazione e compattezza: elementi che, contro il Venezia, sono mancati nei momenti decisivi.
Allo stesso tempo, la capacità di creare occasioni contro una squadra di livello superiore rappresenta un segnale incoraggiante. Se il Delfino riuscirà a trovare maggiore solidità senza snaturare la propria vocazione offensiva, potrà trasformare una sconfitta amara in una tappa utile del proprio processo di maturazione.
La partita contro il Venezia, dunque, non va letta solo come un passo falso, ma come una fotografia nitida dei punti deboli su cui intervenire e delle qualità su cui costruire. Il potenziale c’è. Ora serve equilibrio.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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