L'attuale situazione di classifica disastrosa della squadra è sotto gli occhi di tutti. Ma, nel calcio come nella vita, non è mai o tutto bianco o tutto nero. E così, per il nero di qualche giocatore che non sta rendendo come da lui ci si sarebbe atteso, ve ne sono invece altri capaci di evidenziare una certa regolarità di rendimento. Giocatori su cui il quarantanovenne nuovo conducator del Pescara Giorgio Gorgone può fare massimo affidamento dando loro il compito di cercare di trascinare la squadra verso placide acque. Tra questi figura sicuramente uno degli eroi della promozione in serie B ovvero Matteo Dagasso.
Il bilancio delle prestazioni
In dodici partite finite in archivio, Dagasso è sceso in campo in undici occasioni e, pur se qualche volta ha anch'egli accusato un calo di tono, tutto sommato ha visto prevalere di netto le note liete su quelle meno positive. Del resto lui, da quando il 6 agosto 2023 fece il suo esordio ufficiale con la maglia biancoblù, Pescara ce l'ha nel cuore. E, al pari di altri, non vorrebbe mai dover salire sull'ascensore che porta di nuovo al piano più in basso. Sia la promozione, sia la sua stessa frequenza nelle discese in campo lo hanno reso un giocatore più maturo e certamente in grado di recitare il ruolo del protagonista.
Le prestazioni più rilevanti
Non può certo essere ascritto al caso che, sino a questo momento, la sua prestazione di maggior rilievo sia stata quella in cui il Pescara ha steso l'Empoli con un secco 4-0. A dare un'impronta di vivacità alla manovra, in quell'occasione, lui ha concorso in modo significativo dettando i tempi e scarrozzando il suo fiato da una parte all'altra del campo, a dimostrazione del fatto di non essere un centrocampista di puro stampo difensivo ma di possedere anche una duttilità spendibile anche in fase offensiva. Il centrocampista originario della Lombardia non è dispiaciuto però, a esempio, anche nella gara contro la Virtus Entella e in quella con l'Avellino che il Pescara avrà anche pareggiato ingenuamente, ma nella quale ha comunque saputo calarsi nei panni del direttore d'orchestra per agitare da centrocampo la sua bacchetta. Poi, è evidente, la bacchetta deve essere guardata anche dai vari strumentisti, altrimenti l'effetto non è quello desiderato. Ma questo è un altro discorso.
Le prestazioni regolari
Anche quando il suo rendimento è stato caratterizzato da discontinuità, comunque, la sua presenza in campo non è passata inosservata. Nemmeno nel caso in cui la squadra è incappata in un risultato di segno negativo, come con Mantova, Modena e persino nel naufragio di Palermo. Poi, ut supra, le individualità non sempre sono in grado, a meno di non chiamarsi Diego Armando Maradona, di poter sopperire alle carenze generali della squadra. Possono però evitare guai peggiori.
Le due sole stecche
Per quanto i momenti lieti prevalgano largamente su quelli meno piacevoli, Dagasso è incappato anch'egli in due partite nelle quali non ha saputo fornire l'abituale apporto. E sono forse le due partite in cui il Pescara si è visto nel suo volto peggiore, ovvero l'1-4 contro una Sampdoria che è la sola a seguirlo in classifica e lo 0-2 contro un Monza voglioso di riabbracciare al più presto la serie A. Ma un paio di giornate storte non vanno minimamente a tirare verso il basso il suo livello di rendimento che è certamente da salvare e sottolineare.
La convocazione con l'Under 21 e la crescita della sua personalità
Per Dagasso si può prospettare davvero un anno dorato, dal momento che si è potuto anche mettere addosso la casacca della nazionale Under 21 come un blu dipinto nel biancoblù. Per sua stessa ammissione, "vestire la maglia della nazionale è stato un sogno". Una chiamata, quella della nazionale, che gli ha consentito ulteriormente di mettere a fuoco la personalità tecnico- tattica fornita nella stragrande maggioranza delle occasioni con la maglia pescarese.
Differenze tra Silvio Baldini e Vincenzo Vivarini
Dagasso sa perfettamente che ogni allenatore ha il proprio stile di gioco. E sa che, anche quando adottano gli stessi moduli, due allenatori, anche per la loro differente filosofia di gioco, non esprimono mai un concetto calcisticamente l'uno fotocopia dell'altro.Nel caso di Baldini e Vivarini, al più tradizionale 4-3-3 o 4-4-2 sposato dal primo, il tecnico appena esonerato aveva sostituito un 3-5-1-1 imbottendo maggiormente il centrocampo e lasciando un trequartista come voce solista senza altri coristi intorno a supporto dell'unica punta. Ma, in entrambi i casi, Dagasso dichiara di essercisi trovato a meraviglia: "Sono due stili di gioco differenti in grado, però, di darmi entrambi fiducia". Non vi è dubbio che, anche nello scacchiere di Giorgio Gorgone, orientato verso il 3-5-2, sarà chiamato a esercitare un ruolo di primaria rilevanza in coabitazione con altri quattro compagni di squadra ma sempre pronto a indossare i panni del leader, panni che ha dimostrato di saper vestire.
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