Alti e bassi. Permanenze ed esoneri. Le panchine degli allenatori sono così. Possono diventare da granitiche a bollenti da un momento all'altro. E anche Vincenzo Vivarini lo ha scoperto, per meglio dire, riscoperto a sue spese subendo dal Pescara il quarto esonero della sua pur valida carriera di allenatore. Ma tanto è, se una squadra non gira poco può contare che un allenatore ci sappia fare. Fosse anche il migliore sulla piazza, se i risultati gli voltano le spalle il primo a saltare è lui.
I momenti idilliaci di Vincenzo Vivarini
In un momento di delusione professionale come questo, e con la situazione di un Pescara al penultimo posto su cui sarebbe ingeneroso scaricare su di lui l'intera responsabilità, Vivarini ha magari avuto la tentazione di ripercorrere i momenti della sua carriera sulle varie panchine italiche contrassegnati da una maggiore felicità. Che, per il tecnico di Ari classe 1966 il cui esordio fu nel 1998 sulla panchina delle giovanili dell'Ortona, non sono certo mancati. La sua è la biografia di un allenatore divenuto maturo con tanta gavetta e capace quindi di scalare le gerarchie calcistiche sino ad approdare a palcoscenici di una certa rilevanza.
Tanta gavetta, poi l'incrocio con il Pescara
L'avventura di Vivarini in biancoblù non data certo dall'inizio di questo campionato, quando è stato chiamato a raccogliere la non semplice eredità di Silvio Baldini forte di una robusta esperienza. Dal 2004 al 2006 approdò al Delfino in qualità di collaboratore tecnico, poi nel 2006-07, con la triplice successione sulla panchina principale di Davide Ballardini, Aldo Ammazzalorso e Luigi De Rosa, esercitò la carica di vice.
L'approdo all'Empoli e la prima delusione
Tra le varie tappe della peregrinatio calcistica di Vivarini vi è stato in modo particolare l'Empoli. La squadra era appena retrocessa dalla massima serie e cercava una pronta risalita. La dirigenza toscana decise così di puntare proprio su Vivarini che avrebbe però masticato amaro dovendo lasciare la conduzione tecnica cominciata a giugno 2017 il dicembre successivo per scarsità di risultati e passare la mano ad Aurelio Andreazzoli.
La tappa ad Ascoli
Un altro periodo agrodolce della vita da tecnico di Vivarini è legato all'Ascoli che, al suo debutto sulla panchina, conduce a una salvezza senza patemi. Il campionato seguente, però, finisce per collezionare il secondo esonero dovendo lasciare lo spazio all'attuale tecnico dell'Hellas Verona Paolo Zanetti.
Le campane a festa con il Catanzaro
Ma è in terra di Calabria, ovvero sulla panchina del Catanzaro, che Vivarini riesce a regalarsi forse le migliori soddisfazioni della sua biografia di tecnico. Dopo aver fallito ai playoff l'approdo alla cadetteria nel 2021-22, la stagione successiva prende per mano i giallorossi e li conduce a troneggiare nel girone C facendoli sbarcare in cadetteria dopo un'assenza durata diciassette stagioni. "Quella - disse Vivarini a proposito dell'esperienza catanzarese fu un'annata memorabile in cui potemmo contare anche sul sostegno di un meraviglioso pubblico".
Una nuova amarezza con il Frosinone
Ma ogni favola, anche la più lieta, prima o dopo ha un suo epilogo. Smessi i panni del tecnico del Catanzaro, Vivarini fu accolto a Frosinone dove i soli sei punti in nove partite gli fecero però collezionare un terzo esonero per fare posto all'attuale tecnico della Pro Patria Leandro Greco.
La delusione della nuova esperienza con il Pescara
Cercare di capire perché la scintilla delle prestazioni convincenti e soprattutto monetizzabili del Pescara formato Vivarini non si sia accesa è impresa non riassumibile in poche righe. Così come risulta piuttosto arduo stabilire con il bilancino da quale parte pendano maggiormente le responsabilità, ammesso che quest'operazione abbia un senso. Certo la squadra, sino a questo momento, non ha convinto e ha peccato di eccessive ingenuità che, come ammesso anche da diversi calciatori, l'hanno portata a non decollare e a farsi perforare in maniera abnorme, con ventisei reti al passivo che fanno del reparto difensivo quello maggiormente profanato della cadetteria. Giunto con grandi aspettative intorno a lui, Vivarini non ha forse potuto contare su adeguati rinforzi e ha cercato, con la sua esperienza, di lavorare con il materiale messo a sua disposizione e con la consapevolezza che affrontare un campionato di serie B, che conosce bene, sia diverso dal cimentarsi in Lega Pro e non solo per una questione di differenza di categoria. Resta comunque di lui a Pescara la sua capacità di credere nella squadra e nelle sue potenzialità e la convinzione granitica che pazienza e tempo avrebbero potuto remare a favore per fare assumere alla classifica una fisionomia diversa. Dopo la partita con il Monza, aveva individuato con grande precisione due pecche della sua squadra, insufficienza nella sicurezza della gestione della palla e necessità di acquisire una maggiore concentrazione in grado di porla al riparo da certe ingenuità tradottesi in punti persi malamente. "Per il Pescara faccio di tutto - ha spiegato ultimamente - è chiaro che noi allenatori siamo sempre in discussione, accetterò comunque quello che succederà". Ed è successo ciò che, probabilmente, si sentiva. Ma dalle sue parole di vicinanza alla squadra si evince pienamente che il suo rapporto con Pescara non si limitasse al solo lato professionale. Ma così va il calcio. Una panchina, a diventare bollente, ci mette davvero poco.
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