Arriva una sosta di campionato provvidenziale, per leccarsi le ferite e per recuperare i giocatori fondamentali ancora in infermeria, ad esempio Olzer che è mancato come l'aria ad una squadra allo sbando. Uno stop in vista dell'altra sfida quasi impossibile di Catanzaro che però non servirà a nulla, se non si comprende che il problema è gravissimo e riguarda l'identità stessa del Pescara di Vivarini. Finora infatti non si è ben capito quali siano i punti di forza e su cosa si possa puntare per almeno ridurre il gap che separa i biancazzurri dalla linea di galleggiamento, con la remota speranza di poter lottare per salvarsi. Purtroppo siamo stati buoni profeti (assieme a tanti altri addetti ai lavori) nel valutare come modesta la rosa allestita last minute dalla società di Daniele Sebastiani, con troppi doppioni inutili sugli esterni e paurose lacune in difesa e a centrocampo, specie dal punto di vista fisico. Non ci rallegriamo per questo, avremmo preferito essere smentiti dai fatti e da un sussulto d'orgoglio del gruppo che invece, oltre al non eccelso livello tecnico sta mostrando un'insicurezza che fa il gioco degli avversari. Le presunte dirette concorrenti Reggiana, Padova, Juve Stabia, SudTirol, Entella, Avellino, Carrarese e compagnia bella hanno sicuramente un'identità ed uno spessore che il Pescara non ha neppure di striscio, aggiungiamo anche il redivivo Mantova che faticherà ad arrivare ai playout però almeno lotta e in difesa non apre autostrade. La sfida contro pronostico col Monza è terminata senza sorprese e con un passivo di "soli" due gol perchè i brianzoli hanno spinto sull'acceleratore giusto a tratti e quando serviva, rendendosi conto che l'avversario era inoffensivo e poteva essere bucato a piacimento. Sulle fasce non c'è stata storia, arrivavano cross senza sosta verso l'area di Desplanches, dove i terrorizzati centrali cercavano di spazzare alla bell'e meglio, incapaci di innescare una ripartenza. Il primo gol era solo questione di tempo, non avendo il Pescara mai passato la metacampo per 25 minuti, affidandosi solo a rinvii alla cieca verso Di Nardo. Zero pressing, nemmeno per cinque minuti stavolta e atteggiamento invece remissivo e di attesa, che lo stesso Vivarini ha descritto come "voluto". Ma perchè? Non era chiaro che abbassandosi e schiacciandosi all'indietro la qualità dei vari Colpani, Pessina, Keita avrebbe finito per generare occasioni difficili da disinnescare, per una delle peggiori difese di tutto il calcio professionistico, numeri alla mano? La dichiarazione del tecnico è disarmante, perchè alla vigilia assicurava un assetto coraggioso e propositivo, inoltre appena preso il gol si è visto che si poteva osare e magari creare qualche fastidio, anche se dall'altra parte c'era una retroguardia di ben altro livello. Vivarini non ha colpe se un elemento in grado di fare diga e ripartire come Pellacani è andato ko per tutta la stagione, non è colpa sua se la società ha deciso di non puntellare il reparto con un alter ego, nonostante le già note problematiche fisiche dell'ex Virtus Verona (ai box tre volte in biancazzurro e senza poter disputare gran parte degli scorsi playoff). Non è colpa sua se non ha potuto svolgere una preparazione adeguata alle difficoltà di questo campionato molto livellato verso l'alto, se gli hanno fatto dirigere il ritiro in pianura al caldo estivo di Silvi Marina, invece che in altura come fanno quasi tutte le società, non è colpevole se all'inizio ha avuto a disposizione una rosa diversa da quella che ha iniziato ad allenare solo a settembre, e sicuramente in difesa avrebbe preferito un jolly più pronto di Gravillon (fermo da mesi) e in attacco una punta di ruolo meno scassata di Tsadjout, con un track record di infortuni poco rassicurante e pochissimi gol in carniere. Su un aspetto però ha ragione il presidente Sebastiani, che potrebbe anche decidere di esonerarlo senza che i tifosi si strappino troppo i capelli: questa squadra non ha carattere, è senz'anima. E su questo aspetto pare evidente che le responsabilità siano di chi li vede e deve forgiare nello spogliatoio. Le dichiarazioni pre-partita di Vivarini appaiono stucchevoli e retoriche, a giudicare da quello che tutti vedono in campo. Si è stancato anche il caloroso pubblico dell'Adriatico che giustamente ha fischiato, dopo aver sostenuto la squadra per 90 minuti, sperando che nel giorno del ricordo di Galeone la truppa mostrasse maggiore dignità e voglia di onorarlo. Macchè, abbiamo visto Vivarini scuotere il capo dopo il colpo di avvertimento di Colpani, che ha timbrato un palo clamoroso su punizione nata dall'ennesima distrazione difensiva; però poi la squadra ha continuato a girare a vuoto. Corbo, pescato da svincolato in seconda serie spagnola dopo un lungo girovagare, ci pare molto al di sotto degli standard di questa B e così pure Corazza e l'oramai spremuto Brosco, ma in panchina il tecnico non ha assolutamente sostituti che possano migliorare la situazione, purtroppo. Quello che avrebbe però dovuto fare è organizzare meglio il posizionamento in campo, evitando uno contro uno che hanno ridicolizzato i suoi giocatori, accorciando la squadra e dandole maggiore leggerezza, invece che il terrore reverenziale che si leggeva negli occhi di Dagasso e compagni, che non sapevano proprio cosa fare col pallone tra i piedi. Palloni che scottavano e che venivano buttati senza criterio davanti, senza ragionare, o strappati nei contrasti flebili dai monzesi. Così non si arriva neppure a 20 punti finali, è chiaro, con questo trend si rischia di fare peggio del Lecco di tre anni fa e di scrivere un'altra pagina mortificante dopo le retrocessioni annunciate dalla A sotto la gestione Sebastiani e l'ultima dalla B con Oddo in panchina. La missione salvezza, ragionando solo dal punto di vista tecnico, è impossibile e purtroppo tutti i bookmakers ci hanno azzeccato (Sebastiani dopo l'illusoria vittoria con l'Empoli invece disse che non si sarebbe accontentato e che si poteva essere più ambiziosi...). Però la testa in uno sport di squadra può veramente fare molto e su questo atteggiamento va quindi fatto un lavoro importante, non solo a chiacchiere come finora. Jaconi col "povero" Casteldisangro, la Carrarese esordiente in B, ma restando in casa propria i vari mister Baldini, Pillon e il compianto Galeone, quando si ritrovarono rose inferiori alla media seppero fare di necessità virtù, esaltando le caratteristiche dei giocatori a disposizione, infondendo coraggio e consapevolezza dei loro punti di forza. Si può fare, così come sapendo di avere una difesa facilmente perforabile si dovrebbe magari cercare di tenere lontana il più possibile la palla. Vuoi ripartire dal basso? Avvicina i centrocampisti ed aiuta a proteggere chi deve gestirla, per evitare che vengano aggrediti da chi il pressing lo sa fare veramente. Non ci permettiamo di sostituirci a Vivarini, ci mancherebbe, ma se vuole veramente fare il possibile per cambiare l'inerzia può e deve agire soprattutto qui. Sempre che il presidente ed il ds Foggia, grande assente quest'ultimo ora che invece servirebbe a livello mediatico, non decidano che debba farsi da parte. Ci crediamo poco, non paiono esserci risorse per pagare due allenatori in questa stagione e Vivarini difficilmente si dimetterà, addossandosi tutte le responsabilità. Ma ora occorrono fatti ed una sosta con un lavoro serio e concreto. Fatti, non parole o pugnette, insomma.
Autore: Andrea Genito
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