Intraprendevano a fatica il Cammino di Santiago , noi tifosi del Pescara stiamo vivendo una metafora calcistica altrettanto cruda. Il nostro "Buen Camino" verso la salvezza non è un film di Checco Zalone, è un incubo in diretta. Un pellegrinaggio obbligato, su un sentiero di Serie B reso impervio da anni di gestione dissennata, che ci vede partire dal posto peggiore di tutti: l'ultimo . E come nel film, dove i protagonisti sono costretti a guardarsi in faccia e a fare i conti con le proprie mancanze , anche il Pescara, da qui a maggio, non potrà più nascondersi. Il cammino inizia ora, e il calendario è spietato. Per cui quello che doveva essere il nostro "Buen Cammino" verso la salvezza  si è già alzato. E il primo atto, a Castellammare di Stabia, ha consegnato una fotografia perfetta, e per questo spietatamente dolorosa, di quello che è il Pescara 2025/26: una squadra capace di lottare, ma incapace di chiudere; in grado di mostrare carattere, ma strutturalmente fragile.

Il 2-2 contro la Juve Stabia non è un semplice pareggio. È un punto prezioso strappato nel recupero, grazie al goal di Lorenzo Sgarbi. Ma è, ancor di più, il punto che avrebbe potuto essere tre. Aver condotto in trasferta fino al minuto 68, aver visto il vantaggio di Olzer svanire, subire il sorpasso su rigore a 5 minuti dalla fine e poi riacciuffare il pari all'ultimo respiro non è l'epopea di una squadra che non molla. È il dramma di una squadra che non sa amministrare, che regala insicurezza e che, quando sembra aver toccato il fondo della sconfitta, trova solo la forza per una disperata reazione istintiva, non per una vittoria ponderata.

Questo non è "buon camino". È un cammino zoppicante, che inizia in salita e con uno zaino già carico di errori e occasioni sprecate. Il carattere mostrato nei minuti di recupero deve essere il punto di partenza, non la consolazione. Perché ora il sentiero si fa ancora più impervio e non perdona.

Le prossime, vere tappe del nostro pellegrinaggio forzato sono queste:

Modena  La prova del nove. Si torna all'Adriatico. Il pareggio in trasferta serve a poco se non si vince in casa. È il banco di prova assoluto per capire se la squadra ha veramente assimilato la lezione di Stabia o se ricadrà negli stessi errori. Davanti al proprio pubblico, non ci sono alibi.

Monza Lo schiaffo della realtà. Affrontare una delle prime in classifica in trasferta è il termometro più crudele. Non ci si aspetta miracoli, ma si pretende una dignità e un'organizzazione che finora sono mancate nelle gare più difficili. Servirà a misurare il vero divario che ci separa dalla salvezza.

Mantova Lo scontro diretto per la vita. Alla vigilia della chiusura del mercato, arriva la partita forse più importante della stagione. Scontro frontale contro una diretta concorrente. In casa. Una partita che non si può non vincere, punto. Perderla significherebbe un colpo psicologico forse irreparabile.

CesenaLa verità senza scuse. Dopo Mantova e dopo la chiusura del mercato, non ci saranno più giustificazioni. La rosa sarà quella definitiva. Andare a Cesena e mostrare di aver compiuto un passo avanti sarà la prova che questa squadra, con o senza rinforzi, ha finalmente capito cosa serve per restare in Serie B.

Il cammino, quindi, non è una metafora futura. È iniziato ieri ed è già in salita. Quel punto a Stabia è il sassolino nella scarpa che ricorda come ogni istante di distrazione, ogni fragilità difensiva, ogni occasione non sfruttata sarà pagata a caro prezzo.

Il "Buen Cammino" del Pescara non ha paesaggi mozzafiato. Ha solo campi di calcio, sudore, e la consapevolezza che ogni singolo passo – o errore – peserà come un macigno. Il primo passo l'abbiamo mosso, ma zoppicando. Ora bisogna raddrizzare l'andatura, e in fretta. Perché la meta, la salvezza, è ancora lontanissima e il tempo a disposizione sta già scorrendo.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 12 gennaio 2026 alle 11:56
Autore: Antonio Iannucci
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