Il Cammino è già iniziato.
E ha il sapore amaro del “poteva essere”.

Poteva essere la partita della svolta.Poteva essere la giornata in cui il Pescara dimostrava di aver capito la lezione di Castellammare.
Poteva essere il momento in cui, davanti al proprio pubblico, si iniziava davvero a costruire qualcosa di concreto per la salvezza.

E invece no.Pescara–Modena 0-2 non è solo una sconfitta.È una fotografia nitida, crudele, senza filtri, di quello che siamo oggi:
una squadra fragile, corta, insicura, senza margine di errore e senza la forza mentale per rimettere in piedi una partita storta.

Il Modena arrivava da tre sconfitte consecutive.Era una squadra ferita, in difficoltà, con l’acqua alla gola.Eppure è bastato un Pescara disordinato e timido per farla sembrare solida, cinica, padrona della situazione.Questo dice tutto.Perché quando perdi così, in casa, contro una squadra in crisi, non stai solo buttando tre punti.Stai buttando tempo.E il tempo, in una corsa salvezza, è la moneta più preziosa che esista.

Una settimana fa parlavamo di “cammino zoppicante”.Oggi dobbiamo dire la verità: stiamo camminando nella direzione sbagliata.Perché il problema non è solo la sconfitta.È come perdi.Perdi perché:prendi gol con una facilità imbarazzante sbagli scelte elementari vai in confusione al primo episodio negativo non hai alternative credibili dalla panchina non hai un piano B quando la partita ti scappa di mano. Contro il Modena non c’è stata una vera reazione.Non c’è stata una rabbia organizzata.Non c’è stata una furia disperata.C’è stata solo una lenta accettazione del destino.

E questa è la cosa più grave.Perché una squadra che lotta per salvarsi può anche perdere.Ma non può rassegnarsi mentre perde.Il Cammino, quello vero, non è fatto di metafore.È fatto di partite da non sbagliare.E Modena era una di quelle.Era la tappa che doveva dirci:
“ok, siamo fragili, ma ci siamo”.“ok, siamo in difficoltà, ma reagiamo”.Invece ci ha detto l’opposto:che questo Pescara vive costantemente sul filo,
che basta un gol subito per sfilacciarsi,che basta un errore per far crollare tutto.

E quando sei così, ogni partita diventa una roulette russa.Il paradosso è che questo Cammino verso la salvezza non è nemmeno iniziato nel punto più duro.Il peggio deve ancora arrivare.Perché ora il calendario non ti accompagna più.Ora ti presenta il conto.Monza non è una tappa.È un muro.

Mantova non è una partita.È uno spareggio mascherato.Cesena non è una verifica.È un verdetto.E se ci arrivi con questa fragilità mentale, con questa povertà di alternative, con questa sensazione di precarietà costante, non stai facendo un pellegrinaggio.Stai facendo una marcia forzata verso il basso.

Il Cammino è già iniziato.
Ma non ha nulla di epico.
Non ha nulla di romantico.
Non ha nulla di eroico.

È un cammino sporco, brutto, nervoso.
Fatto di partite perse in casa.
Di punti buttati.
Di occasioni sciupate.
Di errori sempre uguali che si ripetono ogni settimana.

E ogni volta ti racconti la stessa storia:
“ci rifaremo alla prossima”.
“basta poco per sistemare tutto”.
“la classifica è corta”.

Sì.
La classifica è corta.Ma le giornate passano.E il margine di errore è già finito.Il punto vero è questo:oggi il Pescara non dà l’impressione di una squadra che sta costruendo la salvezza.Dà l’impressione di una squadra che la sta sperando.E tra costruire una salvezza e sperarla…di solito vince sempre la classifica.

Il Cammino è già iniziato.
E ha già il sapore amaro del “poteva essere”.

Ora bisogna smettere di raccontarsi favole.
Perché qui non si tratta più di sperare.

Si tratta di non crollare.

E il problema è che, oggi, questo Pescara sembra già in ginocchio.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 19 gennaio 2026 alle 14:46
Autore: Antonio Iannucci
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