Chiudiamo il pagellone dell'anno appena trascorso, come avevamo promesso, facendo le pulci anche a chi non va in campo però ha un ruolo determinante per indirizzare le sorti della squadra. Ecco le pagelle a dirigenti e tecnici che si sono succeduti sulla panchina del Pescara.
DANIELE SEBASTIANI: 6 la sufficienza potrà forse sorprendere chi ci legge e ci attribuisce un accanimento verso il patròn biancazzurro, vero deus ex machina delle sorti del Pescara da quasi vent'anni. Il voto invece tiene conto dell'indubbia capacità di tenere in piedi una società senza risorse, nè petrolieri alle spalle. In fondo il Pescara non è mai stato penalizzato, neppure nel 2025, come accaduto a realtà ben più blasonate e strutturate e neppure gli è mai stato precluso il mercato, come ad esempio successo al Padova, per il fair play finanziario. Insomma, la baracca sta in piedi e nella scorsa stagione, pur coi suoi limiti, ha saputo centrare una promozione che attendeva da quattro anni e scovare un allenatore sicuramente carismatico come Baldini. I complimenti però finiscono qua: troppi, gli acquisti inutili low cost, da Alberti a Tsadjout e troppo personalismo nelle interviste e negli atteggiamenti, scaricando sempre altrove le responsabilità, senza mai ammettere errori anche evidenti. La chicca? "Vivarini è il nostro Van Gaal"
PASQUALE FOGGIA: 5 il ds biancazzurro non è il responsabile unico dei mercati deludenti di questo 2025 (Baldini e molti giocatori della rosa promossa in B li aveva portati Delli Carri), però i suoi silenzi nei momenti delicati del campionato, il suo scarso peso nello spogliatoio e la lentezza con cui si è saputo muovere nelle trattative non lo pongono certamente tra i migliori dirigenti della storia pescarese. Ha l'alibi dei budget risicatissimi messi a disposizione dal patròn, ma in passato personaggi come Multineddu e lo stesso Delli Carri hanno saputo fare di necessità virtù. Troppi nomi presi random e senza una logica tattica, troppi doppioni in ruoli già coperti e nessuna capacità di trovare una vera punta. Qui di recente, a costo zero sono arrivati i vari Lapadula, Mancuso, Lescano, Ferrari...vuoi mettere?
MARCO VERRATTI: 5 sogno di mezza estate. L'ingresso in società del giocatore più importante e popolare nella storia del Pescara, almeno recente, aveva suscitato tantissime aspettative, inutile negarlo. Non ci si illudeva magari sul fatto che potesse corroborare l'asfittico bilancio biancazzurro, ma che potesse con la sua notorietà coinvolgere finalmente investitori seri e, quindi, permettere alla squadra in cui era cresciuto di poter coltivare qualche ambizione oltre la mera sopravvivenza. Macchè, dopo la fiche iniziale, circa 1,5 milioni, servita secondo molti più per consolidare il potere di Sebastiani, amico e mentore, che per fare mercato. Avere un partner come Verratti sicuramente evita al presidente il rischio di essere ostaggio di soci ingombranti come lo furono i vari Iannascoli (che l'ha portato in Tribunale) o Bankowsky. Da allora Verratti, pur giocando in un campionato non certo impegnativo come quello del Qatar, non si è più fatto vedere e mai ha rilasciato una dichiarazione per far comprendere il suo reale ruolo in società.
SILVIO BALDINI: 8 la promozione in B è in gran parte farina del suo sacco. Ha trasformato molte zucche in carrozze scintillanti, galvanizzando un ambiente depresso e dato un gioco efficace ad una rosa non di certo di primo piano. Incurante dei 20 punti di distacco dalle prime, ha sempre creduto nella possibilità di ribaltare le sorti nei playoff e così è andata, complice una certa dose di fortuna o di magia, come ha sempre preferito dire. Meno condivisibili certi suoi atteggiamenti un pò rozzi e spocchiosi, specie con la stampa, ma fa parte del personaggio. Bene anche come ct dell'Under 21
VINCENZO VIVARINI: 5 una vera delusione. Tutti ricordavamo il calcio champagne del suo Catanzaro promosso in B a suon di record e poi arrivato a giocarsi la serie A. Però lì in squadra aveva gente come Iemmello, calatosi invece in un ruolo diverso per ragioni affettive (è abruzzese ed ha casa a Pescara), non ha saputo affatto valorizzare un materiale decisamente meno importante. Troppo remissivo in panchina e nelle interviste, ha anche la colpa di aver accettato passivamente un mercato estivo inadeguato. Neppure nella seconda chance a Bari sta trovando un riscatto, per ora.
GIORGIO GORGONE: 5,5 troppo poco tempo per poterlo giudicare adeguatamente. Arrivato in corsa in una situazione già disperata, non ha migliorato gran che la media punti di Vivarini ed è incollato in coda alla classifica, con pochi acuti. Di buono e promettente c'è che ha rivitalizzato lo spirito depresso della squadra, che ora va in campo più determinata ed osa, rischiando, ma osa. Qualche perplessità sui cambi durante le partite, ma si è anche trovato poche alternative per i tanti infortuni, prevedibili e non. Vediamo se saprà incidere sul mercato più di Vivarini, altrimenti è spacciato.
Autore: Andrea Genito
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