Una retrocessione ha sempre molti padri. Ma uno di essi è anche il non saper sfruttare adeguatamente il fattore campo. La questione non è naturalmente di carenza di affetto della tifoseria, chè se c'è un fattore che avrebbe fatto meritare alla squadra piazzamenti più nobili è proprio quello. E' che la squadra non ha saputo sentire, per motivi che resterebbero da sondare nel profondo, l'Adriatico-Cornacchia come suo prezioso alleato per cercare di dare la scalata alla salvezza.
Avanti i numeri
La bisaccia dei punti al termine delle gare interne è risultata ricolma di ventidue tacche, dieci nella fase ascendente del campionato e dodici in quella discendente. A guardare la matematica, quindi, il girone di ritorno ha regalato un miglioramento. Ma la matematica è fatta anche di proporzioni e quindi va da sè che con un miglioramento di sole due tacche non ci si possa proprio spingere lontano. Nè con i desideri, nè con i risultati che li dovrebbero assecondare. E anche la proporzione con i punti in trasferta che sono stati soltanto tredici è di quelle tali da far capire che l'Adriatico Cornacchia non è stato assolutamente un fattore princeps.
Il saldo lievemente positivo dlele reti
Ribadire il concetto che in matematica contano anche le proporzioni e non i numeri varrà anche gettando lo sguardo sulle reti segnate e subite sul campo amico. Venttotto le prime, ventisei le seconde. Per matematica, la maggioranza relativa c'è. "Geomatricamente" parlando, però, si può leggere in modo bifronte. O è l'attacco ad avere dimostrato una particolare latitanza, o è la difesa a essersi troppo "concessa". In altre parole, vale l'esiguità del 28 rispetto al 26 e quindi i "virtuosismi" per tentare l'impresa vana della salvezza sono da appoggiare soprattutto sul reparto arretrato "colpevolizzando" quello offensivo o viceversa? La questione si può lasciare aperta. Il fattor comune, però, esiste: le cifre non hanno alcunché di sublime. A sciogliere il dubbio, tuttavia, senza voler mettere alcuno sul banco degli imputati ma facendo valere sempre la grezza quanto si vuole ma implacabile legge dei numeri, la bilancia penderebbe un po' a favore dell'attacco che ha segnato più in casa con ventotto reti che in trasferta con ventitrè. Anche qui, l'Adriatico Cornacchia non ha particolarmente inciso. Se si guarda al bilancio del reparto difensivo, le ventisei reti subite sono molte meno delle sessantasei in trasferta con una differenza di quaranta unità. E quindi, allargando il discorso anche ai dati in trasferta, la difesa, sul campo amico, avrebbe brillato più dell'attacco.
La necessità di una ripartenza
Il Pescara che ormai è anima e corpo in Lega Pro dovrà quindi pensare a farsi maggiormente amico lo stadio di casa capitalizzando maggiormente le partite a favore di pubblico. Perché poi più i rendimenti in casa brillano per robustezza e più ti consentono di avere uno scudo protettivo efficace per eventuali rovesci di trasferta. Ma adesso, prima di pensare a questo, la squadra deve sottoporre a cura dimagrante sino a farla giungere allo zero la delusione. Che. entro limiti temporali contenuti, ha un valore fisiologico e persino di sfogo delle amarezze che non è mai opportuno portarsi per troppo tempo come compagne di strada. Oltre quei limiti, invece, rischia di essere un effetto zavorra. C' è una delusione per sfogarsi e ce n'è una per ricominciare. Il Pescara è chiamato ad alleggerire sempre più la prima per appesantire (in senso buono e spronante) sempre di più la seconda.
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