Pochi centesimi di media di differenza.. Chi si attendeva che la gestione di Giorgio Gorgone, sulla panchina del Pescara, andasse a migliorare i dati di quella del suo predecessore Vincenzo Vivarini è rimasto deluso. Di solito, quando si cambia un allenatore, è per cercare di dare alla squadra la sterzata che ci vuole per liberarsi dalle sabbie mobili di una classifica che odora di retrocessione o comunque di zona a rischio. Ma i risultati e i dati dimostrano chiaramente che questo salto di qualità non c'è stato. Non è in discussione la caratura di due tecnici che hanno dimostrato in altri contesti di saperci fare. Ma le statistiche parlano chiaro e danno conto di un Pescara che, bisognoso di fare qualche chilometro per raggiungere la meta della salvezza, da una gestione all'altra ha percorso sì e no qualche manciata di metri e nulla più. Naturalmente, per poter valutare tutto questo, occorre parametrare i risultati sulla base del periodo in cui è stata tenuta la panchina. 

La gestione Vivarini 

L'ex tecnico, tra le altre, del Catanzaro si è seduto sulla panchina biancoblù per dodici partite e ha ottenuto soltanto otto punti. Che, divisi per dodici, fanno meno di un punto a partita, cioè 0.66. 

La gestione Gorgone

Gorgone ha avuto a disposizione un numero di match ben maggiore per aggiustare la situazione fallendo però l'obiettivo: delle ventisei partite in cui ha gestito la conduzione tecnica degli abruzzesi, infatti, ha messo insieme ventisette punti con una media partita di 1,03, di poco superiore all'unità. Una differenza di trentasette centesimi di punto.  Ex post è agevole concludere che la croce non fosse da scaricare tutta addosso a Vivarini così come non è lecito scaricarla addosso al suo successore. Vero è che un allenatore può essere in grado, lavorando di personalità e capacità di motivare (doti innate in un tecnico), possa spremere in più o in meno dal collettivo di cui dispone. Ma non sino al punto da fare miracoli se il collettivo si rivela refrattario alle cure tecnico-tattiche motivazionali  somministrate.

La difesa nelle due gestioni 

Anche gettando lo sguardo, sempre fatte le debite proporzioni per partite, il dato non è praticamente affatto migliorato.  Se nelle dodici sfide che erano state gestite da Vivarini il Pescara aveva subito ventisei reti che, diviso dodici, facevano esattamente la media di 2,16 reti a partita, nelle ventisei  gare con Gorgone in panchina i gol raccolti alla porta sono stati 40 con una media di 1,53 a partita. Qui la differenza in positivo è stata più sensibile, ma anche in questo caso non trascendentale evidenziando comunque una costante ed eccessiva perforabilità del reparto difensivo. 

L'attacco nelle due gestioni 

In tredici partite la squadra di Vivarini ha realizzato quindici reti con una media di 1,15 a partita, nelle ventisei partite di Gorgone ne sono arrivate 36 con una media di 1.38. Traduzione, il reparto offensivo non ha ricevuto quell'accelerazione che ci si sarebbe aspettati, nemmeno con gli apporti di Brugman e Insigne. 

Il computo complessivo 

La gestione Gorgone, quindi, cifre alla mano, non ha regalato alcuna rivoluzione copernicana, vedendo il dato oltre quello grezzo di una brutta retrocessione. Nel numero di punti, il miglioramento medio tra le due gestioni è stato di 37 centesimi, quello del reparto difensivo di 0,63 centesimi, quello della zona d'attacco di 23 centesimi. Conclusione: il cambio di gestione ha garantito praticamente una sostanziale immobilità. Ma ora, chiusa la pagina del turbolento campionato, si apre quella del tentativo di riscossa. Con l'imperativo che ogni squadre scesa di categoria ha: organizzarsi per una subitanea risalita con una conduzione tecnica d'esperienza.    

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Sezione: News / Data: Gio 21 maggio 2026 alle 15:32
Autore: Cristiano Comelli
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