Dodici mesi fa il Pescara festeggiava una promozione straordinaria costruita con entusiasmo, identità e spirito di gruppo sotto la guida di Silvio Baldini. Oggi, invece, il club biancazzurro si ritrova a fare i conti con una retrocessione dolorosa e con una stagione che ha progressivamente perso direzione fino al crollo finale.
Il ritorno in Serie B avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una nuova fase di crescita. Si è trasformato invece in un campionato vissuto costantemente tra difficoltà tecniche, fragilità mentali e problemi strutturali mai realmente risolti.
L’ultimo posto finale racconta già molto, ma sono soprattutto i numeri complessivi della stagione a spiegare quanto sia stato complicato il percorso del Pescara.
Una stagione mai davvero decollata per il Pescara
Il campionato dei biancazzurri si è chiuso con appena 35 punti conquistati in 38 giornate, frutto di 7 vittorie, 14 pareggi e 17 sconfitte. Nessuna squadra ha vinto meno partite del Pescara, dato che evidenzia in maniera chiara l’incapacità della squadra di trovare continuità durante l’anno.
Anche il rendimento casalingo non è mai stato realmente all’altezza delle aspettative. Allo stadio Adriatico sono arrivati soltanto 22 punti, con cinque vittorie complessive, sette pareggi e altrettante sconfitte. Numeri troppo fragili per una squadra che avrebbe dovuto costruire la propria salvezza soprattutto davanti ai propri tifosi.
In trasferta il bilancio è stato ancora più complicato: appena 13 punti raccolti lontano da casa, con due sole vittorie stagionali e ben dieci sconfitte. Un rendimento che ha inevitabilmente trascinato il Pescara verso le zone più basse della classifica già nei mesi centrali del campionato.
Nemmeno i cambi in panchina sono riusciti a invertire davvero la rotta. Vincenzo Vivarini aveva raccolto appena 8 punti nelle sue prime 12 partite, con una squadra che subiva troppo e mostrava evidenti difficoltà difensive. Successivamente Giorgio Gorgone ha provato a dare una maggiore organizzazione, conquistando 27 punti in 26 gare, ma senza riuscire a cambiare il destino della stagione.
Attacco produttivo ma difesa da incubo: i numeri della retrocessione
Il dato più paradossale riguarda probabilmente la fase offensiva. Nonostante la retrocessione, il Pescara ha chiuso con 51 gol segnati, il sesto miglior attacco del campionato. Un numero che dimostra come la squadra avesse comunque qualità importanti nella metà campo offensiva.
A trascinare il reparto avanzato è stato soprattutto Antonio Di Nardo, autore di 14 reti e vero punto di riferimento offensivo della stagione. L’attaccante è stato uno dei pochi elementi costantemente positivi e rappresenta oggi anche uno dei giocatori con maggiore mercato in vista dell’estate.
Tuttavia, ogni merito offensivo è stato completamente cancellato dai problemi difensivi. Con 66 reti subite, il Pescara ha chiuso con la peggior difesa dell’intero campionato. Una fragilità costante che ha compromesso risultati, fiducia e stabilità mentale della squadra.
Troppi errori individuali, poca solidità nei momenti chiave e incapacità di gestire le partite hanno trasformato diverse occasioni favorevoli in punti persi. Ed è proprio questo squilibrio tra qualità offensive e vulnerabilità difensive ad aver segnato l’intera stagione biancazzurra.
La retrocessione, quindi, non è arrivata per un singolo episodio o per una fase negativa isolata. È stata il risultato di problemi strutturali emersi settimana dopo settimana, fino al definitivo crollo finale.
Adesso il Pescara dovrà ripartire ancora una volta dalla Serie C, cercando di ricostruire non soltanto una squadra competitiva, ma soprattutto una nuova identità tecnica e mentale.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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