La retrocessione del Pescara in Serie C non è stata il frutto di un episodio isolato o di un semplice crollo finale. È stata invece la conseguenza di una lunga serie di errori, decisioni discutibili e scelte che hanno progressivamente indebolito il progetto biancazzurro fin dall’estate.

Guardando oggi il percorso della stagione, molti tifosi individuano un momento preciso in cui qualcosa si è incrinato definitivamente: il mancato accordo con Silvio Baldini.

Quel viaggio a Massa del presidente Daniele Sebastiani e del direttore sportivo Pasquale Foggia sembrava destinato a chiudersi con la conferma dell’allenatore che aveva riacceso entusiasmo e ambizioni nella piazza. L’idea era quella di proseguire insieme dopo la cavalcata dell’anno precedente, tra firme, sorrisi e la sensazione di poter costruire continuità.

Invece accadde l’esatto contrario.

Il mancato accordo con Baldini cambia il destino del Pescara

L’incontro con Baldini si trasformò rapidamente nell’anticamera di una separazione ormai inevitabile. Il giorno successivo, il 19 giugno, arrivò infatti il comunicato con cui il tecnico annunciò il proprio addio al club.

Una rottura che lasciò il Pescara improvvisamente senza guida tecnica nel momento più delicato della programmazione estiva.

L’uscita di scena di Baldini non rappresentò soltanto la perdita di un allenatore, ma anche la fine di un percorso che aveva restituito identità, entusiasmo e credibilità a un ambiente reduce da anni difficili.

Da quel momento la società entrò in una fase di grande fretta e confusione nella ricerca del sostituto. Ed è proprio qui che, secondo molti osservatori, nacque il primo vero grande errore della stagione.

La scelta di Vivarini e un progetto mai davvero coerente

La decisione di affidare la panchina a Vincenzo Vivarini venne inizialmente accolta con curiosità e anche con una certa fiducia. Abruzzese, legato emotivamente ai colori biancazzurri e allenatore di esperienza, Vivarini arrivava però da un periodo complicato culminato con il difficile esonero a Frosinone.

Il problema, però, non riguardava soltanto il curriculum del tecnico.

La sensazione è che il Pescara abbia scelto un allenatore dalle idee e dalle esigenze tecniche importanti senza però costruire attorno a lui una squadra realmente adatta alla categoria e all’obiettivo stagionale. Per una neopromossa che doveva principalmente salvarsi, forse sarebbe servito un profilo diverso: più pragmatico, più abituato alle battaglie della Serie B e meno legato a un calcio che richiede tempo e stabilità per essere assimilato.

Fin dall’inizio, infatti, il progetto è apparso poco equilibrato. Le aspettative dell’ambiente, la gestione tecnica e la costruzione della rosa non sono mai sembrate davvero allineate.

Da lì in avanti la stagione del Pescara è diventata un susseguirsi di difficoltà, cambi di rotta, tensioni e fragilità che hanno lentamente trascinato il club verso il baratro della retrocessione.

Oggi, con la Serie C ormai realtà, quelle decisioni estive vengono inevitabilmente rilette come passaggi chiave di un fallimento sportivo che ha lasciato ferite profonde dentro tutto l’ambiente biancazzurro.

E la sensazione più amara è che il crollo non sia nato negli ultimi mesi, ma molto prima. Quando il progetto che avrebbe dovuto consolidare il Pescara in Serie B iniziò lentamente a perdere direzione ancora prima dell’inizio del campionato.

Sezione: News / Data: Lun 11 maggio 2026 alle 13:30
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
vedi letture