La retrocessione del Pescara in Serie C fa ancora più male perché, a un certo punto della stagione, il miracolo sembrava davvero possibile. Il Delfino era riuscito a riaprire un campionato che appariva ormai compromesso, rimontando punti, ritrovando entusiasmo e riportandosi incredibilmente fuori dalla zona rossa.
E invece, proprio quando la salvezza sembrava a portata di mano, tutto è crollato di nuovo.
La stagione biancazzurra resterà inevitabilmente nella memoria come un campionato fatto di continui estremi: crisi profonde, speranze improvvise e infine un epilogo amarissimo che ha cancellato tutto ciò che di buono era stato costruito nella seconda parte dell’anno.
Dalla crisi totale alla rinascita: il Pescara aveva davvero riaperto tutto
L’inizio della gestione Giorgio Gorgone fu durissimo. La prima vittoria arrivò soltanto il 20 dicembre all’Adriatico contro la Reggiana, un successo che sembrava poter rappresentare una svolta ma che rimase isolato per settimane.
Da quel momento il Pescara sprofondò nuovamente nelle difficoltà, tanto che il successo successivo arrivò addirittura quasi due mesi dopo, il 15 febbraio ad Avellino, in pieno recupero e con la firma di Brugman.
Quella vittoria, però, cambiò qualcosa.
Nel frattempo il mercato invernale aveva profondamente modificato il volto della squadra. La società intervenne soprattutto nella parte finale della sessione, tra decisioni dolorose e colpi importanti. L’addio pesante di Dagasso venne compensato dagli arrivi di giocatori di esperienza e qualità come Insigne e Brugman, oltre ad altri elementi di livello che però necessitavano di tempo per ritrovare condizione fisica e ritmo partita dopo lunghi periodi di inattività.
Nonostante tutto, il Delfino riuscì lentamente a rialzarsi.
Dal successo di Avellino fino alla vittoria contro la Reggiana del 6 aprile, il Pescara costruì una rimonta clamorosa: 17 punti conquistati in 9 partite, quattro clean sheets e ben dieci punti recuperati in classifica. Numeri da squadra salva, da gruppo finalmente vivo e competitivo.
A dieci minuti dalla fine della partita contro la Sampdoria, i biancazzurri erano addirittura virtualmente fuori dalla zona retrocessione. Una situazione impensabile soltanto poche settimane prima.
Il crollo finale cancella una rimonta che sembrava storica
Ed è proprio qui che nasce il rimpianto più grande.
Perché il Pescara aveva davvero riaperto tutto. Aveva trasformato una stagione disperata in una corsa salvezza incredibile, restituendo entusiasmo a una piazza che ormai sembrava rassegnata.
Poi, però, arrivò il crollo.
Le occasioni sprecate nelle ultime giornate, i punti lasciati per strada e soprattutto la partita di Padova finirono per spegnere definitivamente il sogno. Nelle ultime cinque gare il Delfino raccolse appena tre punti, troppo pochi per completare una rimonta che fino a poco prima sembrava quasi destinata a diventare una pagina storica del calcio italiano.
Ed è proprio questo a rendere la retrocessione ancora più dolorosa.
Il Pescara non è affondato senza lottare. Al contrario, aveva trovato la forza per rialzarsi quando tutto sembrava perduto. Ma nel momento decisivo è mancato l’ultimo passo, quello più difficile e più pesante.
Alla fine restano i rimpianti, le occasioni sfumate e la sensazione di aver buttato via qualcosa di enorme. Perché questa squadra, pur con tutti i suoi limiti e le sue fragilità, aveva davvero accarezzato l’idea di compiere un’impresa straordinaria.
E invece il finale è diventato soltanto l’ennesima pagina amara di una stagione che a Pescara nessuno dimenticherà facilmente.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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