Il Pescara chiude il suo campionato nel peggiore dei modi. La retrocessione in Serie C, già di per sé dolorosa, assume contorni ancora più amari per come è maturata: ultimi in classifica, senza nemmeno la soddisfazione di una vittoria nell’ultima giornata contro lo Spezia e con la sensazione di aver salutato la cadetteria senza lasciare alcun segnale di orgoglio o di reazione.
Una fine triste, pesante, quasi simbolica di una stagione segnata da errori, fragilità e continui passi falsi. Il Delfino torna così in Lega Pro da fanalino di coda, incapace persino di evitare l’ultima posizione ai danni dei liguri, in un epilogo che fotografa perfettamente il fallimento tecnico e mentale di un’annata da dimenticare.
La delusione dei tifosi nasce soprattutto dalla sensazione di impotenza vista nelle ultime settimane. Non tanto per la retrocessione in sé, che era ormai nell’aria da tempo, ma per l’assenza di una vera reazione emotiva nel momento decisivo della stagione.
Un addio alla Serie B senza orgoglio né reazione
Il match contro lo Spezia avrebbe potuto rappresentare almeno un’occasione per chiudere con dignità davanti al proprio pubblico. Invece il Pescara è apparso ancora una volta fragile, scarico e incapace di invertire il copione di un campionato vissuto quasi sempre in affanno.
La retrocessione maturata venerdì sera non è soltanto il risultato di una classifica negativa, ma il punto finale di un percorso pieno di limiti strutturali e scelte sbagliate. La squadra non è mai riuscita a trovare continuità, personalità e solidità nei momenti chiave del torneo.
La sensazione più pesante è che il Pescara abbia progressivamente perso identità. Ogni tentativo di rilancio si è spento rapidamente, lasciando spazio a una lunga sequenza di occasioni mancate e prestazioni insufficienti.
Ed è proprio questo aspetto a rendere il ritorno in Serie C ancora più doloroso per l’ambiente biancazzurro.
Il parallelismo con il 2021 rende tutto ancora più pesante
I tifosi del Delfino non possono evitare il confronto con la precedente retrocessione del 2021. Anche allora il Pescara arrivò all’ultima giornata già condannato, chiudendo il campionato con una sconfitta interna per 3-0 contro la Salernitana.
Quella gara, però, aveva almeno un peso importante per gli avversari. I granata sfruttarono infatti il successo per conquistare il secondo posto dietro all’Empoli e ottenere una storica promozione diretta in Serie A, tornando nel massimo campionato dopo ventidue anni.
Curiosamente, anche quella promozione arrivò il 10 maggio, la stessa data dell’ultima storica salita in Serie A della Salernitana nel 1998-99. Un dettaglio simbolico che rende ancora più amaro il ricordo per il Pescara, costretto a fare da comparsa nella festa altrui.
Oggi, cinque anni dopo, il club abruzzese si ritrova nuovamente a fare i conti con una caduta pesantissima. Ma rispetto al 2021, il clima appare ancora più cupo. Allora esisteva almeno la speranza di una ripartenza immediata. Stavolta, invece, il senso di sfiducia attorno alla società sembra molto più profondo.
La retrocessione in Serie C apre inevitabilmente interrogativi sul futuro tecnico, dirigenziale e societario del club. Servirà una ricostruzione totale, non solo sul campo ma anche a livello di identità e progettualità.
Per una piazza storica come Pescara, abituata a vivere il calcio con passione e orgoglio, tornare in Lega Pro da ultima della classe rappresenta una ferita difficilissima da accettare.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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