Nemmeno il tempo di metabolizzare una retrocessione devastante, nemmeno il tempo di chiedere scusa a una città distrutta… ed ecco già il solito copione.
“A giugno parte la bancarella.”
Parole che, in un momento normale, potrebbero persino rientrare nella logica del calcio.Ma qui non siamo in un momento normale.Qui c’è una piazza appena sprofondata in Serie C dopo una stagione fallimentare.Qui ci sono migliaia di tifosi che hanno visto distruggersi in pochi mesi entusiasmo, speranze e dignità sportiva.Qui c’è una città che chiedeva almeno una cosa: rispetto.
E invece no.Nemmeno una parola di scuse
Ed è questa la cosa più grave.
Non il mercato.
Non le cessioni.
Non il ridimensionamento tecnico che inevitabilmente arriverà.
La cosa più grave è il silenzio sulle responsabilità.Perché in tutto questo:non una parola di scuse,non un’assunzione vera di colpa,non un gesto verso una tifoseria umiliata
Solo la solita freddezza da bilancio.Come se la retrocessione fosse una pratica amministrativa da chiudere velocemente.
Una piazza ferita trattata come un fastidio.La sensazione, ormai, è devastante.Pescara non sembra più vivere il calcio come progetto sportivo, ma come gestione continua dell’emergenza. Ogni anno:si riparte si vende si ridimensiona si ricostruisce
E ogni anno la piazza deve ingoiare tutto.
Anche questa volta.
Solo che stavolta il prezzo è enorme:la Serie C.
“La bancarella” dopo un fallimento totale
Sentire parlare di cessioni e rivoluzioni subito dopo una retrocessione fa male soprattutto per un motivo: sembra quasi che il problema principale non sia il disastro sportivo… ma ripartire economicamente.E questo, per chi ama davvero questi colori, è insopportabile.Perché prima dei giocatori da vendere, prima dei conti, prima dei programmi futuri…questa città meritava almeno una cosa:un’ammissione chiara del fallimento.
Le responsabilità non si possono più nascondere.Per troppo tempo si è sempre trovata una spiegazione:
gli arbitri,gli episodi,gli allenatori,gli infortuni. Ma adesso basta.Una retrocessione del genere non nasce per caso.
Nasce da anni di errori, scelte sbagliate, programmazione assente e continue improvvisazioni.E continuare a parlare soltanto di chi verrà ceduto significa non aver capito nulla della rabbia che oggi c’è attorno al Pescara.
La gente meritava altro, perché mentre tutto crollava: la gente riempiva lo stadio, seguiva la squadra ovunque, continuava a sperare
Anche quando il Pescara sembrava incapace di salvare sé stesso. E allora sì, oggi il problema non è solo la Serie C. Il problema è la sensazione di distanza totale tra chi vive questa maglia e chi la gestisce. Prima della bancarella… servirebbero le scuse.
Perché i giocatori si possono vendere.
Le categorie si possono perdere.
Le squadre si possono ricostruire.
Ma il rispetto verso una città no. E oggi, più della retrocessione stessa, fa male vedere che ancora una volta nessuno abbia sentito il bisogno di guardare quei tifosi negli occhi e dire semplicemente:
“Abbiamo fallito.”
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