Ci sono sconfitte che scivolano via e sconfitte che ti inchiodano alla realtà. Mantova–Pescara appartiene alla seconda categoria. Non per il punteggio, ma per come matura: un rigore ingenuo, un pareggio figlio di un lampo isolato, e la resa nel finale su una marcatura dormiente. Il resto è una squadra che si schiaccia, sfilacciata tra reparti e senza una catena di comando credibile. Il campionato è iniziato, gli alibi sono già finiti.

Il campo ha parlato (e forte)

Il copione è crudo. Rigore di Mancuso alla mezz’ora, braccio largo e leggerezza da scuola calcio. Pari di Olzer a inizio ripresa: gesto tecnico, traversa e carambola dentro di Festa. Poi, quando serviva lucidità, la squadra perde le distanze e Fiori punisce all’86’, libero di colpire in area. Tutto qui, con un paio di snodi simbolici.

La fotografia tecnica (senza sconti)

Linea difensiva: troppo bassa e reattiva, mai proattiva. La tendenza a farsi schiacciare priva la squadra di uscita palla e coraggio. Gli esterni rientrano tardi, i centrali non comandano l’area. L’ingresso nel finale non risolve: anzi, sull’azione del 2–1 la marcatura si perde proprio da “uomo nuovo”.

Centrocampo: orizzontale, timido, “piatto”. Doveva essere il metronomo, è diventato un imbuto: palloni persi banali, gestione emotiva fragile (braccio largo sul cross, contropiede sprecato calciando quando il compagno è solo). Il segnale è mentale prima ancora che tecnico.

Attacco: Olzer è l’eccezione che conferma la regola. Generosità, gol e personalità pur da centravanti adattato. Gli attaccanti di ruolo faticano a tenere una palla, a creare un riferimento, a incidere nell’ultimo terzo. Quando entra chi può dare brillantezza, non viene servito: segno che l’idea di rifinitura non esiste (o non regge alla pressione).

Le responsabilità (tattiche e di leadership)

Questa non è “sfortuna”: è identità incompleta. La squadra si allunga con facilità, non accorcia in avanti, non difende in avanti: al primo errore individuale crolla la struttura collettiva. La gestione dei momenti  dal rigore subito alla gestione del pari  racconta una fragilità caratteriale che va curata in settimana prima che il sabato diventi un tribunale.

Il mercato: che cosa manca davvero

La regia sportiva è oggi in mano a Pasquale Foggia: il suo lavoro ha portato energie e profili interessanti, ma il campo dice che mancano ancora tre tasselli funzionali:

un regista con tempi e letture sotto pressione; un centrale carismatico che comandi linea e area; un finalizzatore che dia riferimento e conversione.
Si parla di innesti nel reparto offensivo (es. pista Vinciguerra dai sardi) ma non basta mettere “uno davanti”: serve un’ossatura riconoscibile a cui collegare chi arriva. E serve adesso.

Cosa cambiare domattina (più che domenica)

Baricentro: dieci metri più alto, con coraggio. Se ti difendi basso per abitudine, finisci per subire per destino.Pressing codificato: scegliere dove aggredire (lato palla) e quando farlo insieme, non a scatti individuali.Uscita palla semplice: primo passaggio “forte” sul piede di chi crea linee (non sul compagno spalle alla porta), mezzala vicina e terzo uomo pronto.Scelte sulla trequarti: meno rifinitura sterile, più attacco diretto alla profondità; se Olzer è la fonte, liberiamolo dal corpo a corpo centrale e costruiamo un nove vero accanto o davanti a lui.

L’unica certezza: il pubblico

Ancora una volta la tifoseria c’è, anche lontano dall’Adriatico. Ma la pazienza è una risorsa finita. Questa piazza non chiede miracoli: chiede un’idea riconoscibile e uomini che la sostengano nei momenti sporchi della partita.Il risultato di Mantova non è un incidente, è uno specchio. Dentro si vede una squadra che ha qualità diffuse ma nessuna gerarchia di campo; che ha gamba ma non gestione; che sa pareggiare ma non consolidare. Il mercato può aiutare, la tattica può correggere, la personalità deve crescere.Il Pescara non può più vivere di promesse e attese: servono identità, uomini e coraggio. Senza una svolta immediata, questa stagione rischia di essere già segnata, e non basteranno più i complimenti a "Vivarini" a mascherare la verità.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 30 agosto 2025 alle 23:58
Autore: Antonio Iannucci
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