C’è un momento, in ogni stagione, in cui il destino smette di essere una minaccia e diventa un’opportunità. Quel momento è sabato. All’Adriatico. Contro la Sampdoria.

Perché il Pescara, dopo quattro lunghissimi mesi passati a guardare tutti dal basso, ha finalmente lasciato l’ultimo posto. Lo ha fatto nel modo più bello: vincendo a Reggio Emilia 3-1 con una prestazione da squadra vera, da gruppo che non molla mai, da undici leoni che hanno ritrovato l’orgoglio. Ora i biancazzurri sono 32 punti, a -4 dai play-out. La classifica comincia a sorridere, ma non basta. Serve l’ultima spinta. Serve il dodicesimo uomo.

E il popolo pescarese ha già risposto: la Curva Nord è sold out. I biglietti per i settori più caldi volano via come il vento che spazza l’Adriatico. Ma non basta. Sabato lo stadio deve essere pieno ovunque, dalla tribuna alla gradinata, perché questa partita non è una delle tante. È lo snodo di una stagione.

La Sampdoria non è un avversario qualunque. È una big, una di quelle che sulla carta hanno un'altra storia, un altro budget, un'altra ambizione.

Negli ultimi turni, il Pescara ha dimostrato di poter reggere il confronto anche con le corazzate del campionato. Ecco la prova: una sconfitta di misura a Empoli (4-2) dove la squadra ha lottato in dieci uomini per oltre un'ora; un pareggio sofferto contro il Frosinone, attuale secondo in classifica (2-2 al 95', con un rigore dubbio che ha fatto infuriare l'ambiente); una vittoria fondamentale in casa contro il Palermo, quarto in graduatoria (2-1); e l'amara sconfitta in casa del Venezia, saldamente in testa al campionato (2-3 al Penzo, maturata nei minuti finali). Quattro partite affrontate senza timori reverenziali e con la consapevolezza che, partita dopo partita, si stava gettando il seme per una rinascita.

Ora, con la salvezza a -4  la musica è cambiata. La squadra di Gorgone ha capito che il momento è arrivato. Il 3-1 di Reggio Emilia è stato solo l'inizio. La Sampdoria all'Adriatico è l'appuntamento con la storia.

Vincere contro la Sampdoria significherebbe:

Allontanare  gli spettri della zona playout.

Dare un segnale a tutto il campionato: il Pescara è vivo, lotta, e non ha intenzione di fermarsi.

Ma tutto questo è possibile solo se lo stadio trema. Solo se ogni angolo dell’Adriatico è tinto di biancazzurro. Solo se i 90 minuti diventano un unico, assordante boato.

Lorenzo Insigne, dopo la vittoria di Reggio Emilia, ha guardato in camera e detto: “Noi facciamo la nostra parte. Ma senza di voi non andremo da nessuna parte.” Parole che non sono retorica. Sono la verità nuda e cruda.

Perché il calcio, si sa, è fatto di equilibri sottili. Un recupero, un contrasto, un rigore. Ma anche di un boato che spinge un difensore a fare quel passo in più, di un coro che dà le ali a un attaccante stanco, di una curva che quando canta fa tremare le fondamenta.

Sabato la Curva Nord sarà piena. Ma serve anche la Gradinata piena, la Tribuna piena, tutti in piedi. Serve che chi entra all’Adriatico capisca che non si va a guardare la partita, si va a giocarla. Con la voce, con il cuore, con quella fede che solo questa città sa esprimere.

Cari lettori, non vi chiediamo di essere tifosi perfetti. Vi chiediamo di essere tifosi veri. Di quelli che non mollano mai, che credono fino alla fine, che sanno che il calcio è fatto di cuore prima ancora che di tecnica.

Portate la rabbia positiva che per mesi avete tenuto dentro. Quella rabbia che vi è rimasta in gola guardando le sconfitte immeritate, gli arbitri discutibili, le occasioni sprecate. Urlategli addosso tutto l’amore per questa maglia. Perché questo Pescara merita di sentire che non è solo.

La Curva Nord ha già fatto la sua parte. Ora tocca a tutti gli altri. Non importa se sei abbonato o se compri il biglietto la mattina stessa. Importa che sabato tu ci sia. Con la voce, con il cuore, con quella fede che solo questa città sa esprimere.

Perché la salvezza non è un traguardo lontano. È una costruzione quotidiana, fatta di allenamenti, di partite, ma anche di boati, cori, bandiere. Si costruisce insieme, passo dopo passo, urlo dopo urlo.

Sabato l’Adriatico deve diventare una fortezza. Deve ricordare a tutti che il Pescara, quando è spinto dal suo popolo, può battere chiunque. Anche la Sampdoria. Anche la storia. Anche i pronostici.

E allora forza, ragazzi. Forza tutti. Prendete quella sciarpa, quel biglietto, quel posto in curva o in tribuna. Perché sabato non si va allo stadio. Si va a scrivere la storia. Perchà nù seme nù

Sezione: Copertina / Data: Mer 08 aprile 2026 alle 12:39
Autore: Antonio Iannucci
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