Si dice che il calcio non sia più quello di una volta. Poi, però, basta nominare un nome come Ottavio Palladini per ricordarci che certi valori fedeltà, sudore, appartenenza sono eterni. La sua non è solo una carriera, ma un viaggio tra due maglie che hanno segnato la sua vita: quella del Pescara, dove è diventato leggenda, e quella della Sambenedettese, dove è semplicemente “uno di noi”.
Dall’esordio in rossoblù al sogno in biancazzurro
Nato a San Benedetto del Tronto, Palladini è figlio di una generazione cresciuta sui gradoni del vecchio “Ballarin”, tra derby e sfide indimenticabili. Il suo sogno si avvera con l’esordio in Coppa Italia proprio contro il Pescara, quasi un presagio del destino che lo avrebbe legato all’Abruzzo. Dopo tre stagioni oneste tra i professionisti con la Samb, arriva il salto: il Pescara lo chiama, e con i biancazzurri Palladini spicca il volo.
Il Pescara, la Serie A e il record eterno
In Abruzzo Palladini trova la sua dimensione ideale: centrocampista rognoso, di quantità, instancabile negli inserimenti. Diventa il “numero otto” perfetto, amato dalla piazza e fondamentale sotto la guida di Giovanni Galeone. Con i delfini esordisce in Serie A all’Olimpico contro la Roma, e in mezzo al campo c’è già un certo Massimiliano Allegri.
Ma è la fedeltà a renderlo immortale: tra il 1992 e il 2004, con una breve parentesi a Vicenza, Palladini colleziona 322 presenze, diventando a tutt’oggi il giocatore con più partite all’attivo nella storia del Pescara. Un primato che parla di cuore, resistenza e amore incondizionato.
Il ritorno a casa: l’addio da giocatore-allenatore e la rinascita della Samb
Ogni viaggio finisce dove è iniziato. Dopo l’Abruzzo e il Giulianova, Palladini torna alla Samb, ma il ritorno coincide con uno dei momenti più bui: il fallimento del 2009 e la ripartenza dall’Eccellenza. È lì che Palladini compie il miracolo: da giocatore-allenatore, guida la squadra alla promozione in Serie D e, in una serata da brividi, segna anche un rigore nel 5-0 finale, la sua “last dance” da calciatore.
Da allora, non ha più abbandonato la sua città. Sette panchine diverse, promozioni, e anche un impegno silenzioso nel settore giovanile, quando ha rifiutato offerte importanti pur di restare e crescere i giovani del territorio.
Oggi, la Samb è di nuovo la “Samb dei sambenedettesi”, e sulla panchina naturalmente siede lui. Ottavio Palladini, l’uomo che ha scritto pagine di storia con il Pescara, ma che nel cuore ha sempre lasciato un posto speciale per il rossoblù. Perché, in fondo, il calcio vero non è fatto di trofei, ma di radici. E le sue affondano salde, tra l’Adriatico e l’Abruzzo.
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