Il ritorno di Vincenzo Fiorillo al Pescara va molto oltre una normale operazione di mercato. Il club biancazzurro ha ufficializzato l’acquisto a titolo definitivo del portiere dalla Carrarese, con un contratto biennale, riportando all’Adriatico uno dei giocatori più rappresentativi dell’ultimo decennio. Fiorillo ha già collezionato 224 presenze in sette stagioni con il Delfino tra il 2014 e il 2021, record assoluto per un portiere nella storia del club.
A 36 anni torna in una Pescara completamente diversa rispetto a quella lasciata cinque anni fa, ma proprio per questo il suo arrivo può assumere un peso particolare.
Il Delfino è ripartito con un progetto nuovo, affidato ad Antonio Buscè, una rosa profondamente modificata e molti giovani chiamati a misurarsi con una piazza che pretende carattere oltre che qualità. Il pesantissimo 6-3 subito a Forlìha inoltre evidenziato quanto alla squadra possa servire esperienza nei momenti più complicati.
Fiorillo arriva esattamente con questa missione.
Non semplicemente parare, ma riportare nello spogliatoio conoscenza della città, personalità e soprattutto quel senso di appartenenza che lo stesso portiere ha indicato come uno degli elementi da ricostruire.
Fiorillo-Pescara, sette anni che hanno creato un legame difficile da cancellare
Per comprendere il significato dell’operazione bisogna partire dal passato.
Fiorillo ha difeso la porta biancazzurra dal 2014 al 2021 attraversando alcuni dei momenti più intensi della storia recente del club: campionati di Serie B, promozione, Serie A, retrocessioni e stagioni molto complicate.
È diventato capitano e soprattutto uno dei riferimenti riconosciuti dalla tifoseria.
Per questo la notizia del ritorno ha immediatamente generato entusiasmo sui social. Non è l’arrivo di un giocatore sconosciuto che dovrà conquistarsi l’ambiente: Fiorillo sa già perfettamente cosa significhi giocare all’Adriatico e conosce il peso della maglia biancazzurra.
Lo ha fatto capire anche nelle prime dichiarazioni dopo la firma.
Il portiere ha raccontato l’emozione per il ritorno e ha spiegato di voler trasmettere ai più giovani quanto possa essere importante vestire questa maglia. Soprattutto ha definito la stagione come un “anno zero”, un nuovo inizio attraverso il quale ricostruire appartenenza e legame con la piazza.
È probabilmente questa la parte più interessante dell’operazione.
Il Pescara non ha cercato soltanto esperienza tecnica.
Ha cercato qualcuno che sappia spiegare ai nuovi arrivati cosa significhi trovarsi davanti migliaia di tifosi dopo una vittoria ma soprattutto dopo una sconfitta pesante come quella di Forlì.
La squadra di Buscè è molto giovane in diversi reparti. Avere nello spogliatoio un giocatore con oltre duecento presenze nel club può diventare una forma di leadership quotidiana difficilmente quantificabile attraverso statistiche e dati.
Dopo Forlì cambiano anche le gerarchie: Fiorillo può diventare subito il riferimento di Buscè
Naturalmente c’è anche un aspetto strettamente tecnico.
Fino all’arrivo di Fiorillo, la porta era stata affidata a Ivan Saio. Dopo il ritorno dell’ex capitano, però, le gerarchie sono destinate inevitabilmente a essere rivalutate. Già alla vigilia dell’ufficialità veniva indicato come da definire il futuro dello stesso Saio, mentre Fiorillo veniva considerato il nuovo riferimento tra i pali.
La tempistica dell’operazione rende tutto ancora più significativo.
Il Pescara arriva dal 6-3 di Forlì, una partita nella quale gli errori individuali e collettivi hanno avuto un peso enorme. Buscè ha indicato nella disattenzione uno dei principali problemi della squadra e la società ha reagito accelerando sul mercato.
Fiorillo non risolverà da solo le difficoltà della fase difensiva.
Per concedere meno serviranno maggiore protezione da parte del centrocampo, distanze più corte e meno errori in transizione. Non a caso Sebastiani e Foggia stanno lavorando anche per inserire un nuovo centrale e una mezzala con caratteristiche di corsa e interdizione.
Ma avere alle spalle un portiere abituato a comandare la difesa può aiutare.
Fiorillo conosce la categoria, sa comunicare con il reparto arretrato e soprattutto non dovrebbe soffrire la pressione ambientale. Dopo un risultato come quello di Forlì, queste qualità assumono un valore ancora superiore.
La prossima fase della stagione dirà se sarà immediatamente il titolare oppure se Buscè gestirà inizialmente la concorrenza. Ma è evidente che un portiere con la sua storia non sia stato riportato a Pescara soltanto per completare numericamente il reparto.
C’è anche un messaggio societario.
Dopo Parigi, scelto per sistemare il problema del centravanti, il ritorno di Fiorillo dimostra la volontà di aggiungere esperienza a un gruppo che finora aveva puntato molto sulla gioventù.
E forse proprio questo equilibrio può diventare fondamentale.
Il Pescara vuole costruire un progetto nuovo, ma non può dimenticare ciò che la piazza rappresenta. Fiorillo può diventare il ponte tra queste due dimensioni: un giocatore legato alla storia recente del Delfino chiamato ad aiutare una squadra completamente nuova a costruirne un’altra.
Per questo il suo ritorno può valere più di molte operazioni tecnicamente più appariscenti.
Il Pescara ha ritrovato un portiere. Ma soprattutto ha riportato nello spogliatoio un pezzo della propria identità.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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