Il 6-3 incassato dal Pescara sul campo del Forlì non può essere archiviato come una semplice sconfitta di inizio stagione. Il risultato è pesante, ma ancora più preoccupante è stato il modo in cui è maturato: una partita che il Delfino aveva iniziato bene, passando in vantaggio con Meazzi al 14’, si è trasformata nel giro di pochi minuti in una serata da dimenticare.
Tra il 16’ e il 24’ il Forlì ha ribaltato tutto con Munaretti, Petrelli e Macrì, portandosi sul 3-1. Poi l’espulsione di Pellacani al 33’ sembrava aver definitivamente compromesso la gara. E invece il Pescara ha trovato la forza per reagire nella ripresa: Ferraris ha accorciato al 66’ e Guccione, su rigore, ha completato la rimonta al 78’. In dieci uomini, la squadra di Antonio Buscè era riuscita a riportarsi sul 3-3.
Proprio per questo il finale fa ancora più rumore.
All’87’ Coveri ha riportato avanti il Forlì, poi Petrelli ha trasformato il rigore del 5-3 al 95’ e completato la tripletta personale al 99’. Tre reti incassate negli ultimi minuti, dopo aver compiuto un recupero quasi impossibile.
Più che una sconfitta, è stata la fotografia di un Pescara capace di costruire ma ancora troppo fragile quando la partita perde ordine.
Dal vantaggio al blackout: il Pescara paga ogni singola disattenzione
Il primo vero allarme arriva dalla facilità con cui la partita è cambiata.
Dopo il gol di Meazzi il Pescara avrebbe dovuto gestire il momento favorevole, rallentare la reazione del Forlì e costringere i padroni di casa ad aprirsi. È accaduto esattamente il contrario.
Due minuti dopo è arrivato l’1-1 di Munaretti sugli sviluppi di un calcio piazzato. Al 20’ Petrelli ha approfittato di un grave errore di Saio per realizzare il sorpasso. Quattro minuti più tardi Macrì ha firmato il 3-1.
Dieci minuti sono bastati per trasformare una partita controllabile in un incubo.
Ed è questo l’aspetto sul quale Buscè ha insistito maggiormente nel dopogara. Il tecnico ha individuato nella disattenzione il vero problema della squadra, sottolineando come il Pescara sia riuscito a recuperare fino al 3-3 salvo poi ripetere nel finale gli stessi errori commessi durante il primo tempo.
Non è quindi soltanto una questione di difensori.
Quando una squadra subisce sei reti è naturale mettere sotto osservazione la retroguardia, ma la fase difensiva riguarda l’intero collettivo. Il centrocampo deve riuscire a rallentare le transizioni, gli esterni devono accompagnare meglio il ripiegamento e la squadra deve percepire con maggiore anticipo quando una situazione sta diventando pericolosa.
A Forlì questa percezione è mancata troppe volte.
L’espulsione di Pellacani ha certamente inciso, ma non può spiegare tutto. Il Pescara era già sotto 3-1 quando il difensore ha lasciato il campo. E soprattutto, una volta raggiunto il 3-3 in inferiorità numerica, sarebbe stato necessario abbassare il ritmo, proteggere il risultato e comprendere che un punto, dopo una partita del genere, sarebbe stato quasi una vittoria.
Invece la squadra si è nuovamente esposta.
Qui entra in gioco anche la maturità.
Il Pescara ha molti giocatori tecnici e una proposta offensiva ambiziosa, ma per competere davvero nelle zone alte della Serie C dovrà imparare che non tutte le partite possono essere vinte attraverso il gioco. Alcune devono essere gestite.
Il mercato può aiutare Buscè, ma dopo Forlì serve soprattutto equilibrio
La sconfitta ha inevitabilmente modificato anche le ultime valutazioni sul mercato.
Dopo gli arrivi di Giacomo Parigi e Vincenzo Fiorillo, l’attenzione della società si è spostata soprattutto su centrocampo e difesa. Foggia e Sebastiani cercano una mezzala capace di garantire corsa e interdizione e stanno valutando anche l’inserimento di un altro centrale.
È una conseguenza logica.
Il Pescara non sembra aver bisogno di altra qualità pura. Ne possiede già molta. Serve piuttosto qualcuno che aumenti la capacità della squadra di vincere duelli, coprire metri e proteggere la linea difensiva quando gli avversari ripartono.
Una mezzala con queste caratteristiche potrebbe diventare perfino più importante di un ulteriore giocatore offensivo.
Anche l’arrivo di Fiorillo va letto in questa direzione. Il ritorno dell’ex capitano aggiunge esperienza a un reparto che ha appena vissuto una serata difficilissima. Dopo la pesante prestazione di Saio a Forlì, avere alle spalle un portiere abituato alla pressione della piazza può modificare non soltanto le gerarchie ma anche il livello di leadership della squadra.
Buscè, però, sa che il mercato non può correggere automaticamente ciò che è successo.
Lo stesso tecnico ha sottolineato che la squadra, quando rimane concentrata, riesce a stare dentro le partite. Il problema emerge quando cala l’attenzione e non vengono riconosciuti i momenti di pericolo.
La rimonta dal 3-1 al 3-3 dimostra infatti che il Pescara possiede carattere e qualità.
Ferraris ha dato profondità entrando dalla panchina. Guccione ha avuto personalità nel momento più difficile. Anche in dieci, il Delfino ha dimostrato di poter mettere in difficoltà il Forlì.
Questo rende il crollo finale ancora più frustrante, ma offre anche una chiave per ripartire.
Il problema del Pescara non è quello di essere una squadra senza qualità. È esattamente il contrario: possiede abbastanza qualità da rimettere in piedi una partita quasi persa, ma deve ancora imparare a non distruggere con pochi minuti di disattenzione ciò che costruisce nel resto della gara.
Il 6-3 di Forlì può diventare una ferita pericolosa oppure una lezione arrivata nel momento giusto.
Siamo appena alla seconda giornata. C’è ancora tempo per correggere molto e il mercato può consegnare a Buscè altri rinforzi.
Ma dopo aver incassato sei gol, il prossimo salto di qualità dovrà essere soprattutto mentale: meno blackout, più equilibrio e la capacità di capire quando bisogna smettere di cercare la partita perfetta e iniziare semplicemente a difendere il risultato.
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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