Attraverso quattro partite leggendarie — la storica promozione contro il Parma, l'epica vittoria contro l'Inter a cui ha fatto seguito l'orgoglioso pareggio interno sempre contro i nerazzurri dei record, proseguendo con la coraggiosa quanto spettacolare sfida contro il Napoli di Maradona — si rivive l'epopea romantica del "calcio champagne" di Giovanni Galeone, dove l'orgoglio abruzzese sfidava a viso aperto le grandi potenze della Serie A.

Chiudi gli occhi e immagina lo Stadio Adriatico alla fine degli anni '80: l'odore dei fumogeni, il boato della Curva Nord e una maglia biancazzurra con i bordi spessi, intrisa di sudore. Parlare di Andrea Camplone significa sfogliare una delle pagine più romantiche, veraci e intense del Pescara Calcio.

Il legame tra Camplone e il Delfino rappresenta una delle storie d'identità più forti del calcio abruzzese. Nato a Pescara nel 1966,  Andrea è stato una bandiera, capitano e colonna difensiva del club, per poi legarsi ai colori biancazzurri anche all'inizio della sua carriera da allenatore.

Ecco un viaggio amarcord nei ricordi di quel calcio che non c'è più, attraverso i momenti simbolo della sua storia d'amore con il Delfino:

Il "Profeta" Galeone e la Filastrocca del 1986/87

Se c'è un'immagine che cattura l'essenza di Camplone, è quella della stagione 1986-1987. Un Pescara ripescato in Serie B all'ultimo minuto si ritrova tra le mani la rivoluzione tattica di Giovanni Galeone. Camplone è un ventenne del posto, un difensore moderno, rapido, generoso, capace di coprire tutta la fascia destra. Insieme a compagni rimasti nel mito come Beniamino Primo, i tifosi recitavano a memoria quella formazione. Quell'anno si concluse con la storica promozione in Serie A, conquistata l'estate del 1987 in un Adriatico ribollente di entusiasmo.

Il debutto in Serie A e i duelli con i giganti

Il 13 settembre 1987, Andrea Camplone fa il suo esordio nel massimo campionato. Per un ragazzo nato a Pescara, cresciuto tra le strade della città, calcare i campi della Serie A contro il Milan degli olandesi, l'Inter dei tedeschi o il Napoli di Maradona è il coronamento di un sogno cinematografico. Nonostante la sua statura normale per un difensore (182 cm), Camplone compensava con un'intelligenza tattica e una grinta abruzzese che mettevano in difficoltà i più blasonati attaccanti dell'epoca.

La Fascia da Capitano e le Figurine Panini

All'inizio degli anni '90, Camplone non è più solo un ottimo terzino: è il leader emotivo dello spogliatoio. Diventa il capitano della squadra. Molti appassionati lo ricordano stampato sulle leggendarie Figurine Score del 1991/92 o sull'album Panini, fiero con la sua folta chioma riccia e la fascia bianca al braccio, simbolo di un calcio genuino fatto di appartenenza e zero fronzoli.

L'addio e il destino da "Avversario Amatissimo"

Nel 1992, dopo 9 stagioni e quasi 200 battaglie, le strade si separano. Passa al Perugia, dove scriverà altre pagine importanti, ma per il popolo pescarese Andrea è rimasto per sempre "uno di noi". Anche quando è tornato all'Adriatico da allenatore avversario, il pubblico lo ha sempre accolto con il calore riservato a un figlio della propria terra.

Camplone rappresenta quell'epoca in cui il Pescara non era solo una squadra di calcio, ma lo specchio d'orgoglio di un'intera regione che sfidava le grandi metropoli del Nord a viso aperto e senza paura.

Andrea Camplone, il difensore che ha incarnato l'essenza operaia e orgogliosa del Pescara Calcio. Dai primi passi sul campo sterrato Rampigna alla consacrazione televisiva della Serie A,  un ragazzo di città diventato il simbolo immortale della maglia biancazzurra. 

Prima di calcare i grandi stadi d'Italia, il ricordo di Camplone affonda le radici nel cuore pulsante di Pescara. Chi ha qualche capello bianco ricorda i ragazzi del settore giovanile allenarsi sul mitico e polveroso campo Rampigna, a due passi dal fiume. Lì, tra sbucciature sulle ginocchia e spogliatoi spartani, Andrea ha forgiato il carattere. Non era il difensore dai piedi fatati o dai riflettori social: era l'emblema del "terzino di una volta", che preferiva un tackle deciso nel fango a una giocata d'effetto, conquistando i tifosi proprio per la sua totale dedizione alla causa.

Il trionfo dell'Adriatico: Pescara-Parma 1-0 (21 giugno 1987)

È il giorno del giudizio per la banda di Giovanni Galeone. All'ultima giornata del campionato di Serie B 1986-87, il Pescara ha bisogno di una vittoria per blindare la promozione matematica in Serie A. Lo stadio Adriatico è una bolgia infernale, una marea biancazzurra. Camplone presidia la sua fascia con una grinta sovrumana, respingendo ogni avanzata del Parma. Al gol di Bosco l'estasi è totale. Al triplice fischio, Andrea – pescarese doc – scoppia in lacrime per le strade della sua città, festeggiando una promozione storica da protagonista assoluto.

13 Settembre 1987: La Favola di San Siro a 90° Minuto

C'è un pomeriggio che ha cambiato la percezione del calcio pescarese in Italia. È la prima giornata della Serie A 1987-1988. Il Pescara neopromosso scende in campo alla "Scala del Calcio" contro l'Inter. Nessuno concede una chance agli abruzzesi. Camplone parte titolare in una difesa che deve contenere le folate nerazzurre. Il verdetto del campo è un terremoto: Inter-Pescara 0-2. Quella sera, sintonizzati su Rai 1 per 90° Minuto, i tifosi videro Paolo Valenti celebrare l'impresa del Delfino. Per Andrea, quel trionfo a Milano fu il passaporto per la leggenda, la prova che il lavoro duro poteva battere i miliardi dei colossi del Nord.

Davide contro Golia: Pescara-Inter 1-1 (24 gennaio 1988)

Alla sedicesima giornata del campionato di Serie A 1987-88, l'Inter dei record di Giovanni Trapattoni fa visita al Pescara. È una delle prime grandi sfide casalinghe di Camplone nel massimo campionato. Schierato in difesa, Andrea si trova a dover arginare campioni del calibro di Alessandro Altobelli e Enzo Scifo. Il Pescara gioca a viso aperto, passa in vantaggio con Sliskovic e viene raggiunto solo da un rigore di Passarella. Camplone sfodera una prestazione difensiva impeccabile, dimostrando che il "piccolo" Pescara può guardare negli occhi i giganti del calcio italiano.

Il capolavoro del San Paolo: Napoli-Pescara 8-2 (18 dicembre 1988)

Può una sconfitta clamorosa entrare nella storia "romantica" di un calciatore? Sì, se si parla del calcio champagne di Galeone. A Fuorigrotta va in scena una partita folle contro il Napoli di Diego Armando Maradona e Careca. Nonostante il passivo pesante, quella partita rimane l'emblema del coraggio di quel Pescara e di Camplone: una squadra che non faceva barricate nemmeno contro i più forti del mondo. Andrea corse per novanta minuti dietro a fuoriclasse assoluti, uscendo dal campo stremato ma a testa altissima, fiero di rappresentare la sua terra in una delle arene più difficili del pianeta.

Sezione: Copertina / Data: Sab 29 agosto 2026 alle 18:59
Autore: Stefano Barbati
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