Lo si ripete spesso, ma non è mera retorica: il calcio vive di episodi. Puoi perdere una partita dominata, anche se hai un Yamal al top, come è successo al Barcellona contro un Inter operaia e concreta e si può riemergere da un baratro apparentemente senza fondo, come ha fatto il Pescara a Pesaro. Pochi avrebbero scommesso sul travolgente esito finale per Brosco e compagni, dopo aver assistito alla prima mezzora di gioco. Il Pescara era sotto 2-0 e Cannavò aveva anche sfiorato il tris, allargandosi troppo dopo essersi trovato in solitudine davanti a Plizzari: sembrava di vedere il gatto col topo, solo che lo spelacchiato topolino era il Pescara. Si era presentato a questa andata dei quarti fiducioso, dopo aver eliminato l'ostico Catania, per capitalizzare la superiorità già mostrata in campionato, dove solo due precoci espulsioni e tanta sfortuna avevano impedito di sommergere di gol la Vis, che tra l'altro domenica si presentava rimaneggiatissima, tra infortuni e squalifiche. Insomma, il Pescara ha creduto bene che il modo giusto per mettere subito in chiaro chi doveva passare il turno fosse pressare alto e schierarsi in linea già sulla tre quarti, contando sulla tattica del fuorigioco. Solo che mister Stellone, che vive a Pescara e spesso va a vedere gli allenamenti del collega Baldini, aveva già previsto tutto ed aspettava sornione il primo errore. Ne sono arrivati addirittura due, in pochi minuti e, appunto, la sua Vis con facilità irridente ne ha approfittato per segnare due gol da oratorio: cross in solitudine e tocco sotto porta del centravanti, occhi negli occhi col portiere in disperata uscita. Uno shock per i fiduciosi 600 tifosi pescaresi sugli spalti, che hanno provato a svegliare dal torpore i propri beniamini. L'antidoto è stato il gol di Meazzi in chiusura di tempo, al termine di una bella triangolazione con Ferraris e Merola, favorito da una deviazione fortuita che ha spiazzato il bravo Vukovic. I padroni di casa, messi meglio, hanno sfiorato nuovamente il gol che avrebbe potuto ancora indirizzare la gara. Poi Baldini ha azzeccato i cambi (li aveva preparati e fatti scaldare già a metà primo tempo, facendo chiaramente intendere che non era contento) e la gara ha mutato inerzia. La Vis Pesaro in panchina non aveva più carburante, mentre il Pescara è tornato in campo con energie, anche mentali, assolutamente superiori. Così si spiega un poker che praticamente ipoteca la semifinale, anche se all'Adriatico la musica spesso è meno allegra. L'altro episodio è il gol immediato di Ferraris , tra una selva di gambe. Ma si sa, la fortuna aiuta sempre gli audaci.
Autore: Andrea Genito
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