Il treno della fascia destra

Chiudi gli occhi e immagina una domenica pomeriggio della fine degli anni '80. Il sole illumina i gradoni scoperti dello Stadio Adriatico, l'aria profuma di mare e di arrosticini, e la Curva Nord è un catino bollente di sciarpe biancazzurre. All'improvviso, un lancio millimetrico di Leo Júnior taglia in due il campo. Sulla fascia destra scatta un fulmine con il numero 7 sulle spalle: è Rocco Pagano.

Non era un semplice calciatore; per Pescara, Rocco era l'incarnazione stessa dell'imprevedibilità e della gioia di giocare a pallone.

Il "Galeonismo" e la favola del 1987

Rocco Pagano è stato il braccio armato (o meglio, il piede fatato) della rivoluzione di Giovanni Galeone. Nell'estate del 1986 il Pescara era stato ripescato in Serie B all'ultimo minuto. Nessuno si aspettava nulla, e invece nacque la "Galeonitis".

Galeone portò un calcio champagne fatto di attacco puro, fuorigioco altissimo e zero calcoli. In quel 4-3-3 spregiudicato, Rocco Pagano era l'ala pura che faceva ammattire i difensori. Con i suoi capelli al vento, puntava l'uomo, sterzava, crossava in corsa. Quella cavalcata trionfale si concluse con il primo posto in classifica e una storica promozione in Serie A, mandando la città in un delirio collettivo che ancora oggi i tifosi ricordano con le lacrime agli occhi.

Quella volta che fece girare la testa al Re

Il punto più alto della memoria collettiva rimane lo scontro titanico con il Milan degli invincibili. Di fronte a Rocco c'era Paolo Maldini, il terzino sinistro più forte del pianeta. Eppure, in quelle sfide, le gerarchie saltavano.

Vedere quel ragazzo arrivato dal Brindisi saltare secco il fuoriclasse rossonero, andarsene sulla fascia e far esplodere l'Adriatico è un'immagine stampata nella mente di ogni pescarese. Non c'era timore reverenziale: c'era solo la sfrontatezza e la bellezza del calcio di provincia che osava sfidare i giganti a viso aperto.

Un amore eterno

Il legame tra Pagano e Pescara non si è mai spezzato perché Rocco era uno di noi. Finita la partita, potevi incrociarlo tranquillamente a fare una passeggiata in centro o sul lungomare, sempre pronto a regalare un sorriso o a scambiare una battuta con i tifosi. Ha amato così tanto quella terra da non andarsene più, diventando pescarese d'adozione.

Oggi, quando si parla di quel Pescara, si parla di una giovinezza romantica del nostro calcio. E in quella splendida fotografia in bianco e azzurro, il volto di Rocco Pagano mentre vola sulla fascia destra rimarrà per sempre nitido, indelebile e bellissimo, il tutto deliziato dal profumo intenso dell'erba tagliata, dal  calore del sole che picchiava sulla gradinata dell'Adriatico e da quel coro che partiva spontaneo dalla Curva Nord, trasformandosi in un boato: "Rocco! Rocco!".

Parlare di Rocco Pagano a Pescara non significa semplicemente sfogliare un album di vecchie figurine. Significa riaprire lo scrigno di una giovinezza collettiva, di un'epoca in cui il calcio di provincia non chiedeva il permesso a nessuno. Aveva le guance rosse per lo sforzo, i capelli scarmigliati dal vento del mare e un modo di correre che sembrava sempre una sfida alle leggi della fisica. Quando riceveva la palla, l'intero stadio si alzava in piedi, trattenendo il respiro. Tutti sapevano cosa stava per succedere, ma nessuno — nemmeno i difensori più forti del mondo — poteva fermarlo.

Il suo calcio era fatto di finte di corpo, di accelerate improvvise e di quella capacità, ormai quasi scomparsa, di arrivare sul fondo e pennellare cross perfetti per la testa di Rebonato o di Borgonovo. Rocco non cercava la giocata per se stesso; la cercava per il popolo biancazzurro. C'era una generosità d'altri tempi nelle sue corse a perdifiato lungo la linea di gesso bianco, sotto la tribuna. Era l'ala romantica per eccellenza, un artista del dribbling che trasformava la fascia destra nel suo palcoscenico personale.

Ma l'amarcord più bello è quello che si viveva fuori dal campo. Rocco Pagano non ha mai fatto il divo. Finita la partita, tolta la maglia numero 7 bagnata di sudore, tornava a essere il ragazzo umile e solare di sempre. Lo potevi incrociare a passeggio sotto i portici di Piazza Salotto, o a scambiare due chiacchiere con i tifosi davanti a un caffè nei bar del centro storico. Pescara lo ha adottato non solo per i suoi gol o per aver fatto girare la testa a Paolo Maldini, ma perché ha visto in lui l'anima profonda della città: fiera, accogliente, innamorata della vita e del mare. Oggi, ogni volta che un'ala destra accenna un dribbling sulla fascia all'Adriatico, ai tifosi con i capelli d'argento batte un po' forte il cuore, con la dolce nostalgia di chi sa che di Rocco, a Pescara, ce ne sarà sempre uno solo.

Nel calcio degli anni '80 e '90, l'Adriatico non era solo uno stadio: era un teatro d'avanguardia dove la sfrontatezza del Pescara di Galeone sfidava gli dèi del pallone. In quel panorama romantico, Rocco Pagano si è trovato a dividere la scena con figure leggendarie, regalando ai tifosi storie che oggi sembrano favole.

Immagina lo spogliatoio del 1987. Da una parte c'è Rocco, il ragazzo della fascia, tutto corsa, sacrificio e concretezza. Dall'altra c'è Blaž Slišković, per tutti "Baka". Slišković era il genio balcanico prestato all'Abruzzo: un artista indolente, capace di fumarsi una sigaretta nell'intervallo e poi di scendere in campo e segnare un gol direttamente da calcio d'angolo. Vederli dialogare era uno spettacolo per gli occhi. Il contrasto era totale: la disciplina anarchica di Slišković, che inventava traiettorie mai viste prima, e lo scatto bruciante di Rocco, che si faceva trovare sempre pronto, sulla linea del fallo laterale, a raccogliere quelle aperture millimetriche. Slišković lanciava senza guardare, perché sapeva che Rocco era già partito, un fulmine pronto a trasformare quel genio in un cross perfetto.

E poi c'erano le domeniche contro il Napoli di Diego Armando Maradona. Per il Pescara, affrontare il "Dio del calcio" non era un motivo di timore, ma una festa popolare. Nelle sfide contro i partenopei, l'Adriatico diventava un catino d'altri tempi. Rocco Pagano si trovava a calpestare la stessa erba del Diez. Mentre Maradona incantava il mondo con il suo sinistro divino, Rocco sulla destra rispondeva colpo su colpo, facendo impazzire la difesa napoletana con le sue storiche finte. Memorabile resta una sfida di Coppa Italia nell'estate del 1988, quando un Pescara corsaro andò a vincere al San Paolo per 2-1 anche grazie alle accelerazioni devastanti di Pagano. Era il calcio in cui la provincia più bella non si inchinava, ma ballava a ritmo di samba e rock 'n' roll insieme ai più grandi di sempre.

Il Pescara di Galeone e la Serie A

Arrivato a Pescara nel 1985, Pagano è stato uno dei grandi protagonisti del "Pescara dei miracoli" guidato dal tecnico Giovanni Galeone. 

Le promozioni: Ha conquistato ben due storiche promozioni in Serie A con la maglia biancazzurra, la prima delle quali nel 1986-1987. 

Il gioco propositivo: Insieme a campioni del calibro di Leo Júnior, ha incarnato il calcio offensivo, spettacolare e spensierato del "Profeta" Galeone. 

L'idolo dei tifosi: Con i suoi dribbling fulminei e i cross dal fondo, è diventato rapidamente un beniamino assoluto dello Stadio Adriatico. 

L'incubo di Paolo Maldini

Il nome di Rocco Pagano è legato a un celebre aneddoto della storia del calcio italiano: l'ex leggendario capitano del Milan, Paolo Maldini, ha dichiarato pubblicamente in più occasioni che l'avversario più difficile da marcare in tutta la sua gloriosa carriera è stato proprio l'ala del Pescara. Le sue accelerazioni e i cambi di passo mettevano costantemente in crisi il fortissimo difensore rossonero. 

I pilastri storici di Rocco Pagano

A seguire i momenti più alti, indelebil della sua epopea pescarese in cui ha lasciato il segno:

Pescara - Parma 1-0 (21 Giugno 1987) – La freccia della Serie A

Ultima giornata di Serie B. Pagano gioca una partita monumentale arando la fascia destra contro il Parma di Arrigo Sacchi. Il gol decisivo di Roberto Bosco al 72' firma la prima storica promozione del Galeonismo nell'Olimpo del calcio. 

Inter - Pescara 0-2 del Settembre 1987 – L'apoteosi a San Siro

È il debutto assoluto del Pescara in Serie A. Pagano parte titolare con il numero 7 e fa impazzire la retroguardia dell'Inter di Trapattoni, scardinando i pronostici della vigilia grazie alle reti di Galvani e al rigore di Blaž Slišković. 

Pescara - Juventus 2-0 (7 Febbraio 1988) – Il gol della vita

18ª giornata di Serie A. Sotto la guida di Galeone, il Pescara gioca il match perfetto contro i bianconeri. Leo Júnior sblocca il risultato, e all'81' minuto Rocco Pagano mette il sigillo definitivo battendo Stefano Tacconi per il 2-0 che fa crollare la Juventus all'Adriatico.

Le sfide contro il Milan di Sacchi: La nascita dell'incubo di Maldini

Nelle stagioni di Serie A 1987-1988 e 1988-1989, Rocco Pagano visse le sue serate più iconiche proprio sfidando i futuri "Immortali" di Arrigo Sacchi. Sebbene il Milan dei tre olandesi (Van Basten, Gullit, Rijkaard) fosse quasi imbattibile collettivamente, l'ala abruzzese riuscì a brillare a livello individuale.

Pescara - Milan 1-3 (16 ottobre 1988)

 Il Milan si impose in Abruzzo, ma fu l'ennesima partita in cui la catena di destra del Pescara, guidata dalle fiammate e dai cross di Rocco Pagano, diede filo da torcere a Paolo Maldini. Quella sfida fu memorabile per il duello leggendario tra Rocco Pagano e il difensore rossonero. Pagano disputò una partita monumentale, saltando costantemente il terzino del Milan con finte di corpo e scatti fulminei lungo la linea di gesso. Fu proprio questa la gara che spinse lo stesso Maldini, molti anni dopo, a dichiarare pubblicamente che Rocco Pagano era stato l'avversario più difficile da marcare in tutta la sua straordinaria carriera.

Le sfide contro il Napoli di Diego Armando Maradona

Giocare contro il Napoli di fine anni '80 significava confrontarsi con la squadra campione d'Italia. Il Pescara di mister Galeone non si snaturò mai, affrontando i partenopei sempre all'attacco

Pescara - Napoli 0-1 (28 Febbraio 1988)

Il Napoli vinse con un gol di Giordano, ma Rocco Pagano fu il trascinatore indiscusso dei biancazzurri: con la sua velocità mise in grandissima difficoltà il terzino sinistro azzurro Giovanni Francini, propiziando le migliori occasioni per il pareggio pescarese. 

L'interessamento di mercato del Napoli

Le grandi prestazioni fornite da Pagano contro i partenopei spinsero l'allenatore del Napoli, Ottavio Bianchi, e il presidente Corrado Ferlaino a cercare di acquistarlo. Il Napoli offrì al Pescara uno scambio con Hugo Maradona (il fratello di Diego), ma la società abruzzese rifiutò pur di non privarsi del proprio idolo della fascia destra.

La vita dopo il calcio 

Dopo aver chiuso la carriera agonistica (giocando anche con Udinese, Perugia e Teramo), Pagano ha scelto di rimanere a vivere a Pescara, città che lo ha adottato e dove risiede stabilmente. Ha deciso di non intraprendere ruoli tecnici o dirigenziali nel mondo del calcio, avviando con successo un'attività professionale come rappresentante di vini. 

Sezione: Copertina / Data: Mer 19 agosto 2026 alle 19:22
Autore: Stefano Barbati
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