Il problema è che il Delfino non mostra ancora un'identità. Il mercato ha portato giocatori e alternative, ma per ora manca ciò che nessuna trattativa può comprare: un'idea di calcio. Ci sono pareggi che lasciano rimpianti, pareggi che fanno classifica e pareggi che pongono domande.Quello contro il Ravenna appartiene soprattutto alla terza categoria. Perché sarebbe troppo semplice fermarsi allo 0-0. Sarebbe altrettanto semplice consolarsi con la porta inviolata dopo i sei gol incassati a Forlì. E sarebbe persino ingeneroso aprire un processo dopo appena tre giornate di campionato.

Il problema non è questo.Il problema è che, guardando il Pescara, ancora non si capisce quale sia il Pescara. Non si capisce quale calcio voglia proporre.Non si capisce attraverso quali meccanismi voglia creare superiorità. Non si capisce dove voglia recuperare il pallone, come voglia sviluppare l'azione e soprattutto attraverso quali movimenti intenda arrivare negli ultimi venti metri. E questa, molto più dello 0-0, è la questione sulla quale bisogna cominciare a interrogarsi.

IL 4-3-3 NON È UN'IDEA DI GIOCO

Dire che una squadra gioca con il 4-3-3 significa semplicemente descrivere la posizione iniziale di undici giocatori. Non significa descrivere il suo calcio. Puoi giocare 4-3-3 cercando il possesso. Puoi farlo attaccando immediatamente la profondità. Puoi costruire dal basso.

Puoi attirare l'avversario e poi verticalizzare. Puoi aggredire alto. Puoi creare superiorità sulle fasce.Puoi portare le mezzali dentro l'area. Puoi chiedere agli esterni di stare larghi oppure di entrare dentro il campo. Ma qualcosa devi fare. Nel Pescara, invece, troppo spesso vediamo undici giocatori occupare le posizioni senza che quelle posizioni diventino movimenti coordinati. Il pallone passa. Il gioco molto meno. Ed è una differenza enorme.

TROPPO PALLONE SUI PIEDI, POCHI MOVIMENTI SENZA

Uno dei problemi più evidenti è la staticità. Chi riceve il pallone troppo spesso deve prima controllare, poi alzare la testa e infine cercare qualcuno. Nel frattempo l'avversario si sistema. Le linee di passaggio si chiudono. L'azione rallenta. E si ricomincia. Manca quel movimento fatto prima che arrivi il pallone che permette a una squadra organizzata di giocare quasi automaticamente. Il terzino dovrebbe sapere quando sovrapporsi. La mezzala quando attaccare lo spazio. L'esterno quando venire dentro. Il centravanti quando incontro e quando invece attaccare alle spalle della difesa. Il compagno dovrebbe conoscere già quella scelta. È questo che crea velocità. Non correre più forte.Pensare prima. Oggi il Pescara pensa troppo spesso dopo aver ricevuto il pallone. Ed è inevitabile che la manovra diventi lenta.

D'AUSILIO NON PUÒ ESSERE IL PIANO TATTICO

Quando il Pescara riesce ad accendersi, molto spesso accade perché qualcuno rompe individualmente lo spartito.D'Ausilio salta l'uomo. Qualcuno trova una giocata. Una seconda palla cade nel posto giusto. Un avversario commette un errore. Ma una squadra costruita per essere protagonista non può affidarsi prevalentemente all'episodio. L'estro individuale deve completare il sistema, non sostituirlo. D'Ausilio può essere un'arma straordinaria proprio perché possiede caratteristiche diverse. Ma se ogni volta che bisogna creare pericolo la soluzione diventa “diamola a D'Ausilio e vediamo cosa succede”, allora non stiamo parlando di un'organizzazione offensiva. Stiamo parlando della qualità di un giocatore. Sono due cose completamente diverse.

IL CENTRAVANTI NON PUÒ VIVERE DI UN PALLONE

E qui arriviamo a Parigi. Si può discutere dell'occasione sbagliata. Un attaccante viene giudicato anche per questo.Ma fermarsi lì sarebbe troppo comodo. La domanda dovrebbe essere un'altra: quante volte il Pescara riesce realmente a mettere il proprio centravanti nelle condizioni di concludere?

Una? Due?  Perché se compri un numero nove e poi per lunghi tratti lo lasci combattere da solo tra due centrali, il problema non può essere esclusivamente del numero nove. E la conferma arriva nella ripresa. Entra Inglese ,entra Ferraris.

Aumenti il peso offensivo.

Metti dentro esperienza, fisicità, presenza negli ultimi metri. Ma il problema rimane. Perché puoi mettere in campo anche tre centravanti contemporaneamente: se non costruisci il modo per servirli, hai semplicemente aggiunto uomini davanti. Non hai aggiunto gioco. Questa forse è la fotografia più significativa del Pescara attuale.

IL PROBLEMA NON È CHI GIOCA. È COSA DEVE FARE

Ed è anche per questo che sarebbe sbagliato trasformare immediatamente il dibattito in:

“Deve giocare Inglese”.

“Deve giocare Parigi”.

“Dentro Ferraris”.

“Fuori Guccione”.

“Sardo deve essere titolare”.

Sono discussioni legittime.

Ma vengono dopo. Prima bisogna stabilire che cosa devono fare quei giocatori. Perché cambiare gli interpreti all'interno di una struttura che non produce gioco rischia semplicemente di cambiare i nomi senza cambiare il risultato. Ed è qui che la responsabilità passa inevitabilmente all'allenatore.

BUSCÈ ADESSO DEVE METTERCI LA SUA FIRMA

Questo non significa chiedere l'esonero di Buscè.Sarebbe assurdo dopo tre giornate.Significa esattamente il contrario: chiedere a Buscè di far vedere il suo calcio. Qual è?

È questa la domanda. Un allenatore deve lasciare una firma.Non necessariamente spettacolare.Non necessariamente offensiva.Non necessariamente identica ogni domenica. Ma riconoscibile, ci sono squadre che riconosci dal pressing.

Altre dalla costruzione.

Altre ancora dalla ferocia nelle transizioni. Alcune dall'occupazione degli spazi,altre dalla capacità di portare cinque uomini dentro l'area. Puoi persino costruire una squadra volutamente attendista, aggressiva e verticale. Non esiste un solo modo corretto di giocare a calcio.

Ma devi averne uno.Oggi la firma di Buscè sul Pescara ancora non si vede.

E NON È UN PROBLEMA CHE NASCE CONTRO IL RAVENNA

Questo è probabilmente l'aspetto più importante. Se il problema fosse soltanto lo 0-0, non ci sarebbe neppure bisogno di parlarne.Una partita può venire male. Puoi trovare un avversario organizzato.Puoi essere stanco.Puoi avere assenze. Puoi sbagliare una giornata.

Il problema è che nelle prime tre partite abbiamo visto tre versioni differenti del Pescara, senza riuscire ancora a individuare un filo comune.Contro la Vis Pesaro il risultato aveva probabilmente nascosto alcune difficoltà. A Forlì abbiamo assistito all'estremo opposto: una squadra capace di reagire e segnare, ma anche di perdere completamente equilibrio e controllo.Contro il Ravenna è arrivata maggiore solidità.

Bene.

Ma è scomparsa quasi completamente la capacità di creare. Si è passati dall'eccesso al difetto. Questo significa che l'equilibrio non è ancora stato trovato. 

LE ASSENZE SONO UN'ATTENUANTE. MA NON POSSONO DIVENTARE UNA FILOSOFIA

Naturalmente Buscè ha attenuanti. E sarebbe intellettualmente scorretto ignorarle.La squadra ha avuto assenze importanti.Il mercato si è chiuso soltanto pochi giorni fa. Alcuni nuovi sono appena arrivati.Inglese deve trovare condizione. Sardo deve inserirsi. Fiorillo deve ancora entrare realmente nelle dinamiche della squadra. Nardin è praticamente appena sceso dall'aereo ed è già stato mandato in campo.Tutto vero.

Per questo non esiste oggi un caso Buscè. Ma esiste un tema Buscè. Ed è diverso. Nessuno pretende automatismi perfetti a inizio settembre. Però qualche principio riconoscibile sì. Perché gli automatismi richiedono tempo. Le idee no, le idee possono essere eseguite male, possono essere incomplete, possono funzionare soltanto per venti minuti.

Ma devono vedersi.

IL MERCATO NON PUÒ COMPRARE IL GIOCO

Per settimane abbiamo parlato di ciò che mancava. Un difensore,un centrocampista,una punta,un portiere,un'altra alternativa.Sono arrivati giocatori.La rosa è certamente più completa.Ed è proprio per questo che adesso comincia una fase diversa.

Sebastiani può comprare Inglese.Può prendere Parigi.Può portare Sardo a Pescara.Può riportare Fiorillo.Può aggiungere Nardin.

Ma c'è una cosa che nessun presidente può acquistare nell'ultimo giorno di mercato.Il gioco. Quello deve costruirlo l'allenatore.

NON SERVE GIOCARE “BELLO”. SERVE SAPERE COSA FARE

Attenzione anche a un equivoco. Chiedere un'identità non significa pretendere il tiki-taka. Non significa chiedere cinquanta passaggi prima di tirare.

Non significa pretendere calcio champagne in Serie C. Il Pescara può anche diventare una squadra sporca, verticale, feroce, capace di recuperare palla e arrivare in porta in quattro secondi. Benissimo.

Purché sia quella. Può diventare una squadra che domina attraverso il pallone. Benissimo.Purché sia quella.Può diventare una squadra che sfrutta le fasce e riempie l'area. Benissimo. Purché sia quella. Il problema attuale è proprio questo: non sappiamo ancora cosa sia.

QUATTRO PUNTI NON SONO IL PROBLEMA

E allora lasciamo stare per un momento la classifica. Quattro punti dopo tre giornate non significano nulla di definitivo. Il campionato è lunghissimo.non c'è alcun motivo per fare drammi. Il Pescara può tranquillamente crescere e diventare una delle protagoniste del torneo. Anzi, gli uomini per farlo sembrano esserci. Ma proprio per questo bisogna guardare oltre i punti. Perché una squadra può vincere una partita giocando male Può perderne una giocando bene.  Nel lungo periodo, però, se vuoi stare davanti devi costruire qualcosa che sia ripetibile. Un episodio non è ripetibile. Una giocata individuale non è programmabile.

Un rimpallo non è un sistema.

Un'idea di gioco sì.

LA DOMANDA, QUINDI, RESTA UNA SOLA

Non è: “Perché il Pescara non ha battuto il Ravenna?”

Non è nemmeno:

“Perché Parigi ha sbagliato quell'occasione?”

E non è: “Perché Buscè non ha fatto entrare prima Inglese?”Sono domande da singola partita.Quella interessante riguarda invece tutta la stagione che abbiamo davanti. Ed è semplicissima:

Buscè, come vuoi far giocare questo Pescara?

Non serve rispondere in conferenza stampa. Non servono dichiarazioni.Non servono promesse.La risposta deve arrivare sul campo.Perché il mercato è terminato.I giocatori adesso ci sono.Il tempo per lavorare anche.E dopo tre giornate nessuno pretende ancora il Pescara perfetto.Ma dalla quarta in poi vorremmo almeno cominciare a riconoscerlo.

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 06 settembre 2026 alle 20:27
Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci coordinatore di cyber security presso Soc Eni insegnante cyber security presso accademy e master..scrivo canzoni libri per cazzeggio e fra un parto mi parte una radio online...