Ognuno ha il suo Pescara.Il mio ha il profumo dei treni speciali.Ha il rumore dei finestrini abbassati, delle bandiere che sventolavano fuori dai vagoni, dei panini preparati la sera prima e delle trasferte infinite in giro per l'Italia. Non c'erano smartphone, non c'erano social. C'era soltanto una destinazione e migliaia di cuori che battevano allo stesso ritmo.Ricordo ancora come fosse ieri quell'estate.Eravamo reduci da una Serie C che ci aveva lasciato addosso tanta amarezza. Poi arrivò il ripescaggio in Serie B. Per molti era solo una seconda possibilità. Per noi diventò l'inizio di qualcosa di irripetibile.

E poi arrivò lui.Forse nessuno immaginava davvero quello che avrebbe rappresentato. Portò un'idea di calcio diversa, coraggiosa, offensiva. Un calcio che faceva divertire prima ancora di vincere. E noi ci innamorammo perdutamente di quella squadra.Ogni domenica sembrava una festa.

Ogni partita era la sensazione che potesse succedere qualcosa di straordinario.E davanti c'era lui, .Gol su gol.

Ogni rete faceva esplodere l'Adriatico e ci convinceva sempre di più che stavamo vivendo qualcosa di speciale. Non era soltanto un campionato. Era un modo di sentirsi pescaresi.Quelle trasferte erano un mondo.Ore e ore sui treni speciali, stazioni invase dal biancazzurro, cori improvvisati, amicizie nate tra uno scompartimento e l'altro. Bastava vedere una sciarpa del Pescara per sentirsi parte della stessa famiglia.

Non importava la distanza.Importava esserci.Perché il Pescara non era soltanto novanta minuti.Era il viaggio, era l'attesa, era il ritorno, magari con una vittoria da raccontare per settimane o con una sconfitta che faceva male, ma che non riusciva mai a spegnere l'amore.

Oggi il calcio è cambiato.È più veloce, più ricco, più social.Ma certe emozioni appartengono a un tempo che nessuno potrà più ricreare.Perché non si possono comprare i ricordi.Non si possono acquistare le domeniche passate con la radio accesa, le bandiere cucite in casa, i chilometri percorsi soltanto per vedere undici ragazzi inseguire un pallone. Novant'anni dopo, il Pescara continua a essere questo.Una squadra che va oltre i risultati.

Un pezzo della nostra identità. Un motivo per ritrovarsi. Una storia che continua a passare di padre in figlio. E ogni volta che sento pronunciare il nome di Galeone, ogni volta che penso a quella squadra, a Rebonato, ai treni speciali e a quell'entusiasmo contagioso, mi rendo conto che il tempo passa per tutti.Ma non per i ricordi.Quelli restano eternamente biancazzurri.

Buon compleanno, Pescara.novant'anni di storia, novant'anni d'amore.

E, per chi li ha vissuti, una vita intera da raccontare.

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A breve taglio il non certo invidiabile traguardo dei 60 anni, in pratica 2/3 della storia del Pescara e in effetti gran parte della mia vita ha avuto i colori biancazzurri in sottofondo. Un infatuazione, quasi un incantesimo irrazionale, perchè sono nato a Milano e vivo al nord dal 1983, ma non c'è stato verso di farmi interessare ad alcuna strisciata, come ad esempio è successo ai miei fratelli. Arrivai a Pescara all'età di otto anni, in tempo per assister al primo dei veri caroselli di auto lungo Corso Vittorio Enanuele: la promozione in B a Latina, dopo trent'anni di C. Non scattò lì la scintilla, ma una certa simpatia sì e mio nonno, dentista in città e tifosissimo, volle cavalcarla portandomi dall'anno dopo allo stadio Adriatico in tutte le gare casalinghe (ricordo bene i vari Cimpiel, Ciardella, Prunecchi) e pure in emozionanti trasferte a Sambenedetto, Foggia, Brindisi e assistetti anche all'epico pareggio in nove a Reggio Emilia sotto la neve, con un tifoso che lanciò un maialino a bordo campo. Ricordi per la verità vaghi, ma oramai ero già a bordo e pretesi di esserlo per la carovana familiare che nonno organizzò nel '77 per lo spareggio di Bologna, unico ragazzino tra una ventina di zii e parenti più o meno stretti partito da Pescara e Roma. D'altronde era un appuntamento storico, che sfociò nella festa per la prima volta in A. Quella gioia immensa la ricordo bene invece, ed ho la fortuna di poterne ricordare altre sei di promozioni nella massima serie: ero ancora a Bologna contro il quasi già rassegnato Monza (cosa potevano i loro 50 tifosi contro il muro dei 40mila al quasi traballante Dall'Ara?) e non ho mancato di scendere facendomi trovare il biglietto dal nonno nell'87 contro il Parma di Sacchi. Una volta salito in Cielo il mio caro mentore biancazzurro, ho cercato comunque di seguire il più possibile qui al nord il Pescara: ero a Reggio Emilia nella gara spareggio che in pratica ci consegnò la promozione nel 1992 e nelle ultime due cavalcate voncenti di Zeman e Oddo ho assistito in trasferta ad almeno una ventina di gare, in ordine sparso Modena, Brescia, Venezia, Albinoleffe, Vicenza, Torino e soprattutto il tennistico 6/0 che resterà la peggiore umiliazione mai subita dal Padova. Ovviamente non ci sono state solo gioe, anzi, il tifoso pescarese è un abbonato alla sofferenza ed alle sconfitte, però come ogni malato incurabile tendo a rimuoverle ed a pensare che, nonostante l'ennesimo deludente campionato, nonostante sia oramai la C la nostra dimensione, nonostante il progressivo ridimensionamento dovuto a 15 anni di mala gestio (eufemismo) e un presidente censurabile...sì, ne vale ancora la pena. FORZA PESCARA E TANTISSIMI AUGURI DI CUORE. A.G.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 04 luglio 2026 alle 12:44 / Fonte: Redazione Tuttopescaracalcio.com
Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci coordinatore di cyber security presso Soc Eni insegnante cyber security presso accademy e master..scrivo canzoni libri per cazzeggio e fra un parto mi parte una radio online...