Lo confessiamo, una situazione come quella cui abbiamo assistito basiti all'Euganeo (noi ed anche i colleghi di Padova) non l'avevamo mai vista in tanti anni di migrazione in vari stadi, seguendo Vicenza, Venezia, Bassano fino alle più basse categorie del professionismo. Dopo una lunga rincorsa dall'ultimo posto, meritato per aver allestito una squadra palesemente inadeguata, dopo aver sprecato per strada parecchi bonus, ti assegnano un rigore a 10 minuti dalla fine di una gara decisiva, alla penultima giornata. Per una volta, il Var ribalta la decisione arbitrale, come una nemesi rispetto alla gara d'andata col Padova dove il Var tolse un gol fondamentale al Pescara. Tutti si aspettano che sul dischetto ci vada il più esperto Lorenzo Insigne, tra l'altro uno specialista, ma il capitano si eclissa improvvisamente toccandosi il ginocchio. Per i meno giovani come il sottoscritto, Baggio ad Usa '94 calciò il suo rigore con una gamba rigida per i crampi, Baresi non si tirò indietro nonostante fosse stato recuperato in extremis da un grave infortunio. Pazienza, allora sul dischetto ci andrà sicuramente uno degli altri senatori, avvezzi a queste responsabilità, che so Brugman che a Pescara è di casa, oppure Letizia, Bettella, Olzer semmai...macchè tutti che fischiettano girandosi dall'altra parte e alla fine si presenta l'imberbe Russo, cui almeno va dato atto di senso di responsabilità. Però si trattava di un giocatore che finora ha dimostrato una pochezza tecnica imbarazzante e non certamente freddo come si conviene in una situazione simile. Infatti lo calcia da cani, sparando sulle gambe del portiere che da mezzora si era buttato a sinistra, quando aspettando un secondo nella rincorsa lo uccellavi mettendola di piatto al centro. Come se non bastasse, Insigne invece di uscire come giustificherebbe l'immenso dolore fisico accusato, riprende a trottare e non accetta di essere sostituito da Tsadjout, già pronto a bordo campo per provare ad infoltire l'area di un Padova oramai alle corde. Alle corde invece ci è finito il Pescara, addirittura ko con l'unico tiro in porta degli avversari nella ripresa, con la difesa che non sale a coprire sulla corta respinta. Insomma, un perfetto suicidio che costa la retrocessione, oramai inevitabile. Il teatrino si ripete in sala stampa, dove mentre l'addetto locale chiede cortesemente a noi giornalisti chi volessimo intervistare, per il Pescara si presentano alla spicciolata il presidente che parla solo ad una emittente e il povero Godot Gorgone che sembrava uscito da "Scherzi a Parte". Frastornato dalla domanda che era sorta spontanea in tutti, padovani compresi, ed incapace di dare una risposta credibile. Pareva passato lì per caso nel frangente decisivo della decisione che poi sarebbe stata fatale, obietta al collega che lo incalza che "se la prende sempre con lui" e che non può imporre nulla ai giocatori che non se la sentono, come se quelle situazioni non fossero state mai prese in considerazione in settimana. Dov'è finito il presunto attaccamento alla maglia, sbandierato nei post dai senatori, tra cui lo stesso stizzito Insigne che non accetta le critiche piovutegli addosso? Chi comanda nello spogliatoio? Ripetiamo, non gettiamo la croce addosso al povero Russo, rinforzo inutile del mercato al risparmio biancazzurro, non certo il bomber che serviva ad una squadra ultima e con un attacco ridicolo rispetto alle dirette concorrenti alla salvezza: lui almeno ci ha provato. Il suicidio, iniziato in estate con un ritiro sotto la canicola a Silvi, allestendo una rosa senza una logica e senza seguire le richieste del tecnico (Il Van Gaal della B, poi divenuto un fastidioso incapace dopo pochi mesi), con tanti giocatori infortunati da recuperare, fermi da tempo immemore o palesemente scadenti per la categoria, è poi proseguito per tutta la stagione. A gennaio i rinforzi sono arrivati, ma erano tutt'altro che pronti come richiedeva la situazione, tanto che il recupero (agevolato dalla modestia della concorrenza) è partito solo a marzo ed è stato dispendioso, sapendo che non potevi sbagliare più nulla o quasi. Invece il Pescara di errori ne ha fatti ancora, cestinando gare già vinte per cali di tensione improvvisi e sbagli nei cambi. Altre squadre che si sono salvate, vedi Mantova, Samp, lo stesso Padova, hanno difeso coi denti le situazioni favorevoli, non buscando 65 reti come il Pescara. Aggiungiamoci poi un direttore sportivo che si fa notare più per le squalifiche che gli comminano e il quadro è completo. Infine, la paradossale pantomima dell'Euganeo che ha solo suggellato un'annata di obbrobri, un campionario di errori cronici, un accanimento autolesionistico che strideva con le dichiarazioni ed i proclami della vigilia. Un vero tradimento verso i tifosi che non hanno mai fischiato, mai criticato neppure nei momenti più bui e che sono sempre stati presenti in massa per sostenere i loro beniamini. A Bari, ad esempio, hanno invece ricevuto minacce, insulti, hanno lasciato spesso gli spalti vuoti però la squadra ha avuto quel sussulto finale e probabilmente si giocherà almeno i playout. Il Pescara invece nell'ultimo turno spareggerà per la mortificante ultima piazza con lo Spezia e temiamo che, essendosi oramai guastato il clima idilliaco, l'Adriatico stavolta riverserà tutta la rabbia e la sua tremenda delusione sugli autori di questa sceneggiatura dell'assurdo, che hanno sprecato una promozione miracolosa e non preventivata. La serie C non l'hanno voluta e meritata di certo i tifosi, ma viste le premesse e le troppe bugie ascoltate in questi anni, siamo certi che purtroppo non sarà solo l'ultimo atto di questa discesa agli inferi.
Autore: Andrea Genito
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