A Padova il Pescara ha avuto in mano il proprio destino… e lo ha lasciato scivolare via. Il rigore fallito da Russo pesa come un macigno, ma il punto non è solo l’errore. Il punto è: chi doveva calciare quel rigore?

Perché quando hai in campo uno come Lorenzo Insigne  uno con esperienza, qualità, personalità, uno che porta anche la fascia – certe responsabilità non si delegano. Non in un momento così. Non in una partita che vale una stagione.

Russo è un centravanti, è vero. Parliamo di un professionista che gioca da anni, e un errore può capitare. Ma questo errore non è solo tecnico, è gestionale. In campo servono gerarchie chiare. E lì, in quel momento, doveva presentarsi Insigne. Punto.

E invece no. Rigore sbagliato. E da lì, come spesso accade nel calcio, la punizione è stata immediata.

Gol del Padova allo scadere.

Fine dei giochi.

O quasi.

La situazione reale: niente illusioni

Parliamoci chiaro: la salvezza diretta è praticamente impossibile.

Il Pescara è ora appeso a un filo sottilissimo e il destino non è più solo nelle sue mani. La classifica è impietosa e gli scenari sono pochi:

Il Pescara deve vincere l’ultima partita

Deve sperare che il Bari perda

Deve anche sperare che almeno una delle squadre davanti faccia un passo falso per agganciare la zona playout

E c’è un dettaglio fondamentale:

 Se il Bari pareggia, il Pescara è retrocesso in Serie C.Bari che tutti davano per spacciato

Non ci sono interpretazioni. Non ci sono vie di mezzo.

Dalla possibile salvezza al baratro

Quello che fa più male è proprio questo: fino a pochi minuti prima, il Pescara era ancora in linea di galleggiamento. Quel rigore poteva cambiare tutto. Non era solo un gol: era ossigeno, era speranza, era pressione sugli altri.

Invece è diventato il simbolo di una stagione fragile, dove nei momenti chiave è sempre mancato qualcosa:

lucidità

leadership

freddezza

E il gol subito allo scadere è la fotografia perfetta: una squadra che non riesce a proteggersi, che si spegne proprio sul più bello.

Ora cosa serve

Ora non servono più analisi sofisticate.

Serve una cosa sola:

Vincere.

Poi guardare gli altri campi e sperare. Perché sì, ormai è anche una questione di fortuna oltre che di merito.

Ma se c’è una cosa che questa squadra deve ritrovare è l’orgoglio. Perché retrocedere così, dopo aver avuto la partita in mano, sarebbe la beffa più grande.

Novanta minuti per evitare il disastro

Una sola partita.

Novanta minuti.

E una città intera che sa benissimo che quel rigore, quella scelta, e quel gol allo scadere… potrebbero aver già scritto la storia.

A meno che il Pescara non trovi, all’ultimo respiro, la forza di riscriverla.

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 01 maggio 2026 alle 18:22
Autore: Antonio Iannucci
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