Avete presente quella storiella che tiravano fuori puntualmente i nostri genitori quando ci facevamo del male da soli? Tipo un brutto voto a fine anno scolastico per aver dimenticato il libro in classe, un brutto raffreddore beccato per aver messo nello zaino per la agognata gita in montagna di tutto tranne il golfino che serviva e che la mamma ci aveva puntualmente ricordato essere la priorità? "Sei come quel contadino che pazientemente per un'ora munge la sua mucca, poi si alza e distrattamente da un calcio al secchio del latte e rovina tutto!" Ecco, è un pò quello che sta combinando il Pescara, che come Penelope si costruisce la dote e poi la disfa al momento di utilizzarla. Pareva una missione impossibile inseguire la salvezza a febbraio, poi quando sono entrati a regime i rinforzi del mercato di riparazione si è riaperta la speranza ed effettivamente giornata dopo giornata i biancazzurri hanno rosicchiato punti a tutte le squadre che la precedevano, si è addirittura apparecchiata più volte la possibilità di tirarsi fuori dal guado, ma poi zac con un errore, amnesie difensive, scelte scellerate hanno fatto di tutto per ripiombare in basso. Inutile elencare i rimpianti di Venezia, Frosinone, Bolzano, Empoli, Carrara, l'harakiri contro la Sampdoria: almeno 5 punti oramai in pugno che oggi varrebbero salvezza diretta. Ma evidentemente il Pescara di Gorgone voleva esagerare ed ecco che dopo il vantaggio un pò fortunoso (ma fondamentale) contro un'ottima e rognosa Juve Stabia che di nuovo riconsegnava le chiavi salvezza, le solite stupidaggini difensive hanno lasciato in carniere un misero punticino. Che, tra l'altro, vista la pochezza della concorrenza ed i confronti diretti favorevoli, addirittura oggi varrebbero i playout, per la prima volta in campionato, ma più che da compiacersi ci sarebbe da sbattere la testa al muro. Squadre come Mantova, Padova e la stessa Samp hanno saputo piazzare lo sprint, sfruttando le opportunità favorevoli e non si può affatto dire che tecnicamente valgano molto più del Pescara, che invece ora è ancora laggiù senza alternative. Deve vincere le ultime due partite per agganciare gli spareggi, contro Empoli o Entella probabilmente, altrimenti la C è certa. Lo dicevamo da mesi che i playout costituivano il massimo traguardo, mentre altri addirittura scrivevano che si poteva fare la corsa all'ottavo posto visto che la nuova rosa era inferiore solo al Venezia, messo alle corde a casa sua. Tipico dell'ambiente pescarese, che non ha mezze misure, ma la realtà ci ha ricordato che una rincorsa così disperata inevitabilmente logora e la difesa, seppur rinforzata, è di burro e spesso si fa prendere d'infilata piazzandosi male. Vincere sapendo che un gol lo becchi al primo stormir di fronde è un'impresa e infatti il Pescara spesso è andato in vantaggio, ma non ha saputo chiudere i conti. Ma il campionato di B forse più modesto degli ultimi anni le offre ancora una chance concreta, come ricordato: basteranno 40 punti per i playout quando al Cosenza tre anni fa ce ne vollero 45 ed è la quota più bassa dal 2016. Però devi andare a sbancare l'Euganeo in piena festa dei lavoratori, insomma fare la voce grossa su un campo dove i paravini spesso, loro sì, hanno vinto di corto muso facendo di necessità virtù e difendendo con oculatezza il vantaggio, contro un'avversaria che vuole mettersi definitivamente al sicuro e che ovviamente non regalerà un tubo. Basterà questo Pescara che si impegna certo, ma appare stanco e forse un pò frustrato? Acampora dopo il pareggio con lo Stabia ha candidamente ammesso che a molti giocatori manca ancora la necessaria preparazione atletica nelle gambe e i primi caldi hanno fiaccato il fiato, avendo saltato il ritiro estivo e che queste cose si pagano. Di chi è la responsabilità? Lasciamo perdere, il Pescara (la società in questo caso) ha iniziato a dare calci al secchio già l'estate scorsa.
Autore: Andrea Genito
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