C’è una consapevolezza che ormai aleggia chiaramente attorno al Pescara: l’impegno non manca, ma non basta. Il Delfino continua a mettere in campo generosità e sacrificio, ma resta prigioniero di limiti strutturali che ne frenano la crescita e ne spiegano l’attuale difficoltà. Una squadra che corre, lotta, ma fatica enormemente a costruire gioco e a trasformare il possesso in reale pericolosità offensiva.

Il problema nasce soprattutto in mezzo al campo. Contro la fisicità, l’intensità e la qualità della maggior parte delle avversarie di Serie B, la mediana biancazzurra va spesso in apnea. I duelli vengono persi, le seconde palle finiscono quasi sempre agli altri e il baricentro si abbassa inevitabilmente, esponendo una difesa già fragile. I numeri parlano chiaro: 25 gol segnati non sono pochissimi in senso assoluto, ma il loro peso specifico è minimo se rapportato a una media di due reti incassate a partita.

Anche il reparto offensivo riflette queste difficoltà. Il Pescara fatica a pungere, a dare continuità alle azioni e a riempire l’area con tempi e uomini giusti. Le occasioni arrivano più per iniziative individuali che per manovre corali, segnale evidente di un’identità ancora incompleta.

In questo contesto si inserisce il nodo tattico legato a Giovanni Olzer. Il suo talento è fuori discussione, ma la sua collocazione rischia di diventare un’arma a doppio taglio. Da mezzala, Olzer sbilancia troppo la squadra, riducendo ulteriormente la capacità di filtro in una zona del campo già fragile. Da sottopunta può accendere la luce con giocate estemporanee, ma incide soprattutto per iniziative personali, raramente come terminale di un’azione collettiva ben costruita.

L’arrivo di Gaston Brugman aggiunge qualità ma apre nuovi interrogativi. Brugman ha piedi educatissimi e visione di gioco, ma non è un interditore puro. Schierarlo insieme a profili poco inclini alla fase difensiva rischia di accentuare gli squilibri, soprattutto se il Pescara continuerà a soffrire sul piano dell’intensità.

Per questo motivo, più che singoli innesti, serve una riflessione profonda sull’assetto complessivo. Trovare equilibrio è diventata una priorità assoluta, anche a costo di sacrificare qualcosa in termini di estro individuale. Il Delfino ha bisogno di una struttura più solida, di distanze più corte e di una manovra più funzionale, capace di accompagnare l’azione offensiva senza scoprirsi sistematicamente alle ripartenze avversarie.

Il tempo delle mezze misure è finito. Senza un cambio di rotta tattico e mentale, il rischio è quello di continuare a produrre impegno senza risultati. E in Serie B, questo non basta.

Sezione: News / Data: Lun 26 gennaio 2026 alle 13:00
Autore: Redazione TuttoPescaraCalcio / Twitter: @tuttopescara1
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