Buscè cambia sistema, mette Sardo accanto a Valzania, avvicina Ferraris a Parigi e soprattutto chiede alla squadra di giocare più alta e con maggiore coraggio. Non è ancora il Pescara che vorremmo vedere, ma per la prima volta dopo settimane la strada sembra finalmente riconoscibile.

Avevamo chiesto una cosa molto semplice: Buscè, come vuoi far giocare questo Pescara? Non chiedevamo spettacolo, goleade o calcio champagne. Chiedevamo di riuscire a riconoscere una squadra. Dopo Ravenna avevamo visto solidità ma pochissimo gioco, contro l'Atalanta U23 una buona ora cancellata da un blackout inspiegabile, contro il Gubbio una reazione arrivata soprattutto attraverso i cambi. A Vado, finalmente, qualcosa è cambiato. Non tanto per lo 0-1, perché il risultato racconta persino male la partita, quanto per il modo in cui il Pescara ha provato a costruirlo. Buscè abbandona il 4-3-3, passa al 4-2-3-1, mette Valzania e Sardo davanti alla difesa, Ferraris alle spalle di Parigi e chiede alla squadra di andare a prendere l'avversario più in alto. È esattamente il maggiore coraggio che lo stesso tecnico ha sottolineato nel dopogara.

NON È IL MODULO, È QUELLO CHE CI FAI

Lo abbiamo scritto più volte: il 4-3-3 non è un'idea di calcio, esattamente come non lo è il 4-2-3-1. Sono numeri sulla lavagna. La differenza la fanno distanze, movimenti e compiti. Ed è questo l'aspetto più interessante visto contro il Vado. Parigi non è più abbandonato in mezzo a due centrali ad aspettare un pallone giocabile ogni quarto d'ora. Ferraris gli gira vicino, Vitali e D'Ausilio possono attaccare gli spazi, Valzania ha maggiore libertà di accompagnare l'azione e soprattutto Sardo dà al centrocampo una qualità diversa. Il risultato è un Pescara che arriva in area in tanti modi differenti. Sardo viene fermato sulla linea, Vitali si presenta davanti a Bellocci, Valzania sfiora il bersaglio, Ferraris spreca due occasioni ravvicinate, Parigi va più volte vicino al raddoppio. Non è ancora una macchina perfetta, ma almeno questa volta non abbiamo dovuto chiederci per novanta minuti come il Pescara pensasse di arrivare in porta.

SARDO NON È PIÙ UNA SORPRESA

E poi c'è Jacopo Sardo. Contro il Gubbio era entrato e aveva cambiato la partita. A Vado parte titolare e conferma che probabilmente non stiamo più parlando semplicemente di un ragazzo interessante da inserire gradualmente. Sardo vuole il pallone, lo gioca in avanti, rompe una linea con una conduzione e soprattutto sembra possedere una qualità che a questa squadra serviva disperatamente: non ha paura di rischiare la giocata. Accanto a Valzania forma una coppia che merita di essere rivista. Uno porta esperienza, corsa e inserimento; l'altro tecnica, personalità e capacità di dare una direzione alla manovra. Buscè dovrà trovare spazio per Guccione quando tornerà, ed è un problema che qualsiasi allenatore vorrebbe avere. Ma dopo le ultime due partite una cosa appare evidente: oggi togliere Sardo da questo Pescara sarebbe complicato.

PELLACANI E LETIZIA: A VOLTE L'ESPERIENZA È GIÀ UNA TATTICA

Ci sono poi due ritorni che spiegano molto della maggiore sicurezza mostrata dalla squadra. Pellacani rimette ordine dietro. Letizia segna il rigore, ma soprattutto porta personalità e conoscenza dei momenti della partita. Non è un caso che sia stato proprio lui, nel dopogara, a parlare di una squadra capace di restare tale anche nei momenti di difficoltà. Ed è forse questo il cambiamento più importante rispetto alle settimane precedenti. Non significa che tutti i problemi siano improvvisamente scomparsi. Significa però che quando una squadra dispone di giocatori capaci di capire cosa sta succedendo, anche gli altri sembrano sapere meglio dove stare. Il ritorno di Pellacani e Letizia non aggiunge soltanto due calciatori alla formazione: aggiunge ordine.

PERÒ QUELLA PARTITA DEVE FINIRE 0-2

Ed eccoci alla parte che impedisce di trasformare Vado in una celebrazione. Una partita così non può restare sull'1-0 fino al novantottesimo. Il Pescara ha avuto troppe occasioni per chiuderla e non lo ha fatto. Lo ha ammesso Buscè stesso: è mancato il secondo gol, quello che avrebbe permesso di gestire tutto con maggiore tranquillità. E al 78' arriva il promemoria più brutale: Lazzarini si ritrova un pallone enorme in area e lo mette fuori. Per pochi centimetri una partita largamente controllata avrebbe potuto trasformarsi nell'ennesimo 1-1 e oggi staremmo probabilmente scrivendo un editoriale completamente diverso.

Non è un dettaglio. È il prossimo problema che Buscè deve risolvere. Creare tanto è importante, ma a un certo punto bisogna segnare. Ferraris deve diventare più cattivo, Vitali deve trasformare certe corse in gol, Parigi deve capitalizzare una percentuale maggiore dei palloni che finalmente cominciano ad arrivargli. Perché non sempre l'avversario perdonerà come ha fatto il Vado. E una squadra che vuole stare davanti non può avere bisogno di costruire sei o sette occasioni nitide per segnare una rete.

BUSCÈ, QUESTA VOLTA LA MANO SI VEDE

Siamo stati molto critici con Buscè e sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscergli ciò che si è visto a Vado. Ha cambiato. Non soltanto uomini, ma struttura. Avevamo scritto che il Pescara sembrava dipendere troppo dalle iniziative di D'Ausilio; questa volta la pericolosità arriva da più parti. Avevamo scritto che Parigi sembrava isolato; questa volta Ferraris gioca vicino al centravanti. Avevamo chiesto una squadra più aggressiva senza palla; a Vado il Pescara prova ad andare a prendere gli avversari più in alto. Buscè nel dopogara ha spiegato proprio di aver chiesto più coraggio e pressione avanzata.

Una partita non cancella quello che abbiamo visto nelle precedenti cinque giornate. E soprattutto battere il Vado non può diventare improvvisamente la prova definitiva che tutti i problemi siano risolti. Sarebbe commettere l'errore opposto. Ma quando chiedi risposte e le risposte arrivano, devi riconoscerle. A Vado la risposta c'è stata.

ADESSO NON TORNARE INDIETRO

Ed è probabilmente questo il punto più importante. Non sappiamo ancora se il 4-2-3-1 sarà il vestito definitivo del Pescara. Probabilmente non deve neppure esserlo. Lo stesso Buscè ha ricordato che con la rosa completa potrà utilizzare sistemi differenti. Ma ciò che non deve cambiare è l'atteggiamento: squadra corta, pressione più alta, uomini vicini a Parigi, centrocampisti che accompagnano e soprattutto la volontà di costruire occasioni attraverso il gioco invece di aspettare che qualcuno inventi qualcosa.

Qualche giorno fa avevamo scritto: “Prima di parlare di vincere il campionato, bisogna diventare una squadra.” Non cambiamo idea per una vittoria contro il Vado. Sarebbe ridicolo. Ma forse, per la prima volta da qualche settimana, possiamo aggiungere una frase.

A Vado il Pescara ha cominciato ad assomigliarci.

Adesso viene la prova vera. Ripeterlo. Farlo quando l'avversario sarà più forte, quando la partita sarà sporca, quando si andrà sotto, quando mancheranno alcuni uomini e quando non arriverà un rigore dopo cinque minuti. Perché l'identità non è ciò che fai una domenica. È ciò che riesci a riconoscere domenica dopo domenica.

E allora sì, dopo settimane passate a chiedere “Pescara, dove sei?”, stavolta possiamo finalmente cambiare domanda:

Pescara, sei davvero questo?

La risposta non arriverà da Vado. Comincia da Vado.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 10:46
Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci coordinatore di cyber security presso Soc Eni insegnante cyber security presso accademy e master..scrivo canzoni libri per cazzeggio e fra un parto mi parte una radio online...