Una settimana dopo, sul campo del Grosseto, arriva una risposta che pesa: 3-1, otto indisponibili, un sistema di gioco diverso e tre gol per portare a casa una vittoria tutt'altro che scontata. Buscè trova soluzioni nell'emergenza, Erradi continua a crescere, Parigi diventa decisivo e Milan mette il sigillo. Non è ancora il momento di proclamare il Delfino una grande squadra. Ma oggi possiamo dire che ha fatto qualcosa che alle grandi squadre riesce spesso: vincere anche quando tutto sembra complicato.

Una settimana fa eravamo stati duri. Molto duri. Dopo lo 0-0 contro la Torres avevamo scritto che il Pescara aveva buttato via un'altra occasione per dimostrare di essere una grande squadra. Avevamo criticato l'incapacità di trasformare le opportunità in vittorie, la difficoltà nel dare continuità ai risultati e quella sensazione, ormai fin troppo familiare, di una squadra sempre sul punto di fare il salto di qualità senza riuscire mai a completarlo. Non ritiriamo una parola. Ma oggi, dopo il 3-1 di Grosseto, abbiamo il dovere di riconoscere che il Pescara una risposta l'ha data. E stavolta è una risposta importante.

Perché non era una trasferta semplice. Non lo era per il valore dell'avversario, non lo era per il momento della stagione e soprattutto non lo era per le condizioni nelle quali Buscè ha dovuto prepararla. Otto indisponibili, scelte quasi obbligate in alcuni reparti e la necessità di cambiare qualcosa anche nell'organizzazione tattica. Tutti elementi che avrebbero potuto diventare la premessa perfetta per giustificare un risultato negativo. Invece il Pescara è andato a Grosseto, ha sofferto, ha colpito e ha vinto. Questa volta l'emergenza non è diventata un alibi. È diventata una prova superata.

LA DIFFERENZA TRA AVERE QUALITÀ E SAPERLA USARE

Da inizio stagione continuiamo a ripetere che il Pescara possiede giocatori importanti. Non abbiamo mai messo seriamente in discussione il valore complessivo della rosa, ma la capacità di trasformarlo in una squadra riconoscibile, concreta e soprattutto vincente. Perché avere qualità non significa automaticamente saperla utilizzare. E oggi, almeno per una parte della partita, abbiamo visto proprio ciò che chiedevamo: giocatori capaci di incidere quando la gara aveva bisogno di qualcuno che la prendesse in mano.

Erradi apre la strada. Parigi la allarga. Milan la chiude. Tre nomi, tre momenti diversi, un unico risultato. Ma sarebbe riduttivo raccontare la vittoria soltanto attraverso i marcatori. Quello che conta è il modo in cui il Pescara ha saputo trovare risorse diverse. Non c'era Merola, non c'era Sardo, non c'erano tutte le alternative che Buscè avrebbe voluto. Eppure la squadra ha trovato comunque tre gol. È questa la differenza tra aspettare che torni il giocatore decisivo e cominciare a diventare una squadra nella quale possono essere decisivi anche gli altri.

ERRADI E PARIGI: DUE RISPOSTE CHE VALGONO PIÙ DEI GOL

Su Erradi ormai dobbiamo cambiare il modo di ragionare. Non possiamo continuare a considerarlo una sorpresa ogni volta che gioca bene. Il suo rendimento sta diventando una delle certezze più interessanti di questo Pescara. Corre, si inserisce, cerca la porta e soprattutto non ha paura di assumersi responsabilità. A Grosseto trova un altro gol importante, ma ciò che colpisce è la continuità con la quale riesce a entrare nelle azioni decisive. Erradi non sta più soltanto cercando un posto in questa squadra. Sta dimostrando di poter essere uno degli uomini sui quali costruirla.

E poi c'è Parigi. Lo abbiamo criticato quando non riusciva a incidere, quando sembrava troppo isolato e quando le occasioni non diventavano gol. Oggi bisogna riconoscergli una prestazione di peso. Serve Erradi per il vantaggio e poco dopo trova personalmente il raddoppio. Non è soltanto una questione di numeri, ma di responsabilità. Il centravanti che vogliamo vedere non deve necessariamente segnare ogni domenica, ma deve riuscire a far sentire la propria presenza dentro la partita. A Grosseto Parigi lo ha fatto. E se riuscirà a trasformare queste prestazioni in un'abitudine, Buscè avrà risolto uno dei problemi più fastidiosi dell'avvio di stagione.

BUSCÈ, STAVOLTA LE RISPOSTE ARRIVANO DALLE SCELTE

Anche sull'allenatore dobbiamo essere coerenti. Lo abbiamo criticato quando le sue scelte non ci convincevano, quando i cambi arrivavano troppo tardi e quando il Pescara sembrava non avere un'identità sufficientemente chiara. Gli abbiamo riconosciuto il merito della rimonta di Perugia, poi gli abbiamo chiesto qualcosa in più dopo il pareggio con la Torres. Oggi sarebbe assurdo non riconoscere che Buscè ha preparato e vinto una partita complicata trovando soluzioni diverse da quelle abituali.

Il cambio di sistema, con Meazzi alle spalle di Parigi e Inglese, è una scelta precisa. Non tutto funziona immediatamente, perché il primo tempo lascia qualche dubbio e il Grosseto riesce a creare difficoltà. Ma nella ripresa il Pescara trova gli spazi e colpisce. Questo non significa che il nuovo modulo sia improvvisamente la soluzione definitiva, né che Buscè debba riproporlo necessariamente ogni settimana. Significa però che l'allenatore sta mostrando una disponibilità ad adattarsi alle caratteristiche degli uomini e alle esigenze delle partite.

E questo, rispetto ad alcune settimane fa, è un segnale incoraggiante. La mano di un allenatore non si vede soltanto quando la squadra gioca bene. Si vede anche quando riesce a trovare una soluzione in una giornata nella quale avrebbe mille motivi per non riuscirci.

PERÒ QUEL 2-1 DEVE FARCI RIFLETTERE

Non vogliamo abbellire una vittoria importante nascondendo ciò che continua a non convincerci. Perché dopo aver trovato due gol in pochi minuti, il Pescara ha concesso al Grosseto la possibilità di riaprire immediatamente la partita. E non è un dettaglio. Una squadra che vuole competere ai vertici deve imparare a gestire meglio questi momenti. Deve capire quando accelerare e quando rallentare, quando cercare il terzo gol e quando togliere entusiasmo all'avversario.

A Grosseto il Pescara ha vinto anche attraversando una fase complicata, e questo è un merito. Ma non possiamo continuare a considerare normale che ogni vantaggio diventi una prova di resistenza. Il terzo gol di Milan ha chiuso i conti e regalato tranquillità al risultato, ma il lavoro da fare rimane evidente. Diventare grandi non significa soltanto trovare il modo di vincere. Significa anche imparare a non rimettere continuamente in discussione partite che hai già indirizzato.

LA TORRES ERA UN'OCCASIONE PERSA. GROSSETO È UN'OCCASIONE SFRUTTATA

Ed eccoci al punto centrale. Dopo la Torres avevamo scritto che le grandi squadre riconoscono le occasioni e se le prendono. Oggi il Pescara ha fatto esattamente questo. Non perché abbia dominato per novanta minuti, non perché abbia cancellato tutti i propri difetti, ma perché ha saputo cogliere una possibilità importante in condizioni difficili.

E forse proprio questo rende la vittoria ancora più significativa. Sarebbe stato relativamente semplice raccontare un successo casalingo contro una squadra in difficoltà come la naturale conseguenza della superiorità tecnica. Molto meno semplice era andare sul campo del Grosseto, con tante assenze, cambiare assetto e trovare comunque il modo di vincere. Oggi il Pescara non ha aspettato che la partita diventasse facile. Ha trovato il modo di vincerla anche quando facile non era.

Ma attenzione: non vorremmo ritrovarci tra sette giorni a scrivere nuovamente che il Delfino ha sprecato l'ennesima occasione per dare continuità a un risultato importante. È questo il vero ostacolo che separa ancora il Pescara dalle squadre capaci di restare stabilmente nelle prime posizioni. Non la mancanza di qualità, non l'assenza di giocatori decisivi, ma la difficoltà nel trasformare le singole vittorie in un percorso.

ADESSO NON VOGLIAMO UN'ALTRA RIPARTENZA. VOGLIAMO CONTINUITÀ

Da agosto abbiamo visto tanti Pescara diversi. Quello che creava senza segnare, quello che perdeva partite dopo averle indirizzate, quello che reagiva, quello che sembrava finalmente pronto a decollare e poi si fermava nuovamente. Oggi abbiamo visto un Pescara capace di vincere una partita importante nonostante le difficoltà. È una bella notizia. Ma non può essere sufficiente per dichiarare concluso il lavoro.

Buscè ha il merito di aver trovato soluzioni. Erradi e Parigi hanno dimostrato di poter incidere. Milan ha ricordato che anche chi parte più indietro nelle gerarchie può diventare importante. La squadra ha dimostrato carattere e capacità di reagire ai momenti difficili. Adesso, però, tutto questo deve diventare qualcosa di stabile. Perché non possiamo continuare a celebrare ogni vittoria come se fosse una rinascita e a vivere ogni pareggio come un ritorno al punto di partenza.

Una grande squadra non deve rinascere ogni domenica. Deve imparare a esistere con continuità.

E allora oggi diciamo bravo al Pescara. Bravo a Buscè, che ha trovato risposte nell'emergenza. Bravo a Erradi, che continua a crescere. Bravo a Parigi, finalmente decisivo anche nella costruzione del gioco. Bravo a Milan, che ha messo il punto esclamativo su una vittoria pesante. Ma non confondiamo un segnale importante con il traguardo raggiunto.

Una settimana fa avevamo scritto: «Le squadre normali aspettano l'occasione giusta per diventare grandi. Le grandi squadre riconoscono l'occasione e se la prendono».

A Grosseto il Pescara quell'occasione se l'è presa.

Adesso deve dimostrare che non è stata un'eccezione. Perché la differenza tra una squadra che può diventare grande e una squadra che lo è davvero sta tutta qui: non in una domenica da ricordare, ma in tante domeniche nelle quali non devi più ricominciare da capo.

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 08 novembre 2026 alle 14:38
Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci
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Antonio Iannucci coordinatore di cyber security presso Soc Eni insegnante cyber security presso accademy e master..scrivo canzoni libri per cazzeggio e fra un parto mi parte una radio online...