Martedì 1 settembre è stato il giorno della presentazione alla stampa di Massimo Oddo come nuovo allenatore del Pescara. Tra le varie domande poste dai giornalisti presenti, una è ricaduta inevitabilmente sulla sfida playout contro il Perugia (di cui Oddo era allenatore) disputata diciotto giorni prima, sfida che ha sancito la retrocessione in serie C degli umbri. Negli ambienti perugini infatti circola la voce secondo la quale il tecnico pescarese avrebbe raggiunto un accordo col Delfino prima della fine della stagione appena conclusa, con l'ex terzino di Lazio e Milan accusato così di scarsa professionalità. Oddo in conferenza si è difeso affermando che i contatti tra lui e il presidente Sebastiani sarebbero avvenuti solamente a fine agosto e sostenendo di avere le prove di tutto ciò.
Partendo dal presupposto che in Italia siamo bravissimi a creare polemiche sul nulla, ci chiediamo come Massimo Oddo, dalla panchina, avrebbe condizionato la partita, persa dal suo Perugia ai calci di rigore. Sì, avete capito bene, ai calci di rigore. Immaginiamo la scena di un Oddo che prima dei tiri dal dischetto dice a Buonaiuto e a Iemmello: “Ragazzi io ho firmato col Pescara, per cui voi sbagliate questi rigori volontariamente e andate in C”. Vi sembra verosimile? Come si può soltanto arrivare a pensare una cosa del genere? Capiamo assolutamente l'amarezza dei tifosi del Perugia (a cui auguriamo un immediato ritorno in B) per la retrocessione, ma è ingiusto e vergognoso che una persona del calibro di Massimo Oddo venga infangata gratuitamente per un qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Non è la prima volta che nel calcio accadono vicende di questo tipo (vedi ad esempio il caso de Vrij in Lazio-Inter del 2018) e non sarà neanche l'ultima. Nel nostro paese tendiamo sempre a cercare alibi inimmaginabili che non esistono. Manca la cultura della sconfitta, e a giudicare dai commenti degli ultimi giorni, c'è ancora tanta strada da fare.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 03 settembre 2020 alle 13:14
Autore: Andrea Coppini
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