Se chiudete gli occhi e tornate agli anni Settanta, il vento di Pescara profuma di salsedine, sogni e di una maglia biancazzurra che, fino ad allora, non aveva mai assaporato l’Olimpo del calcio italiano. Quella squadra aveva un cuore pulsante, un leader silenzioso ma carismatico. Aveva il numero 4 sulle spalle: Vincenzo Zucchini.

Nato nella pianura ferrarese nel luglio del 1947, Zucchini trovò in Abruzzo la sua vera terra promessa. Arrivato nel 1973, divenne rapidamente il motore di un centrocampo d’acciaio e poesia. Non era solo un calciatore; era il fulcro di un’intera città che cominciava a credere nell'impossibile.

Il capolavoro assoluto porta la data del 1977. Sotto la guida di Giancarlo Cadè, quel Pescara operaio e arrembante compì il miracolo. Zucchini, con la fascia di capitano ben salda al braccio, trascinò i compagni verso la prima, storica promozione in Serie A. Fu un’estasi collettiva. Piazza Salotto si tinse di biancazzurro e Vincenzo divenne, per tutti, il "Capitano dei Capitani". Un leader capace di stringere i denti, recuperare palloni e impostare l'azione, senza mai risparmiare un briciolo di energia.

Due anni dopo, nel 1979, con Antonio Valentin Angelillo in panchina, Zucchini concesse il bis, riportando la squadra nella massima serie dopo una cavalcata trionfale. In sei stagioni da calciatore ha collezionato 185 presenze e 24 reti, ma i numeri non bastano a raccontare il vuoto che lasciava negli avversari e la sicurezza che trasmetteva ai suoi tifosi.

Anche quando le scarpe con i tacchetti vennero appese al chiodo, Zucchini non riuscì mai a dire addio a Pescara. È stato allenatore nei momenti difficili, traghettatore e poi storico team manager, sempre lì, a bordocampo, con lo sguardo fiero e lo stesso amore di quel luglio del '73. Fino al novembre del 2013, quando un destino amaro lo ha portato via, lasciando un vuoto immenso ma un ricordo indelebile.

Oggi, guardando il prato dell'Adriatico, sembra ancora di vederlo correre a testa alta, con la fascia al braccio e i capelli al vento, simbolo eterno di un calcio romantico che non morirà mai.

Sezione: Copertina / Data: Mar 21 luglio 2026 alle 15:42
Autore: Stefano Barbati
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